Fra le tante voci che in questi giorni s'inseguono intorno alla vicenda della crisi milanista ce n'è una sul presunto interesse da parte di "un fondo di Jorge Mendes", che starebbe tornando alla carica dopo aver tentato vanamente di comprare il club rossonero nei mesi scorsi. E immediatamente è partita la ridda di ipotesi, con un fiorire di articoli sulle presunte virtù salvifiche del fondatore di Gestifute. Narrazioni di desolante disinformazione, nelle quali il dilettantismo si sposa felice con la malafede. Per questo, dato che negli anni recenti qualcosina su Jorge Mendes l'ho appresa, ritengo sia il  caso di fare chiarezza.

Innanzitutto, non ho proprio idea di quale possa essere questo "fondo di Jorge Mendes". Non mi risulta che il capo di Gestifute ne possieda di suoi. Negli anni passati il super-agente portoghese era stato associato ai fondi Quality Sports Investments e Burnaby Limited. Secondo le prime ricostruzioni, Jorge Mendes era stato dato come socio di di questi fondi, ma tale versione dei fatti venne pubblicamente smentita dall'avvocato di fiducia di Gestifute, Carlos Osório de Castro. Questi, nell'estate del 2011, affermò che di quei fondi Jorge Mendes fosse soltanto un consulente. Se ne prese atto, così come si prende atto che per l'avvocato Osório de Castro quello attuale non è un periodo facile. Da quando Football Leaks ha svelato gli schemi offshore attraverso i quali sono transitati i proventi da diritti d'immagine di Cristiano Ronaldo e altri assistiti di Gestifute, per l'avvocato dello studio portuense "Morais Leitão, Galvão Teles, Soares da Silva & Associados" è cominciata una fase molto critica che non si è ancora esaurita. Anche perché CR7, in occasione della deposizione rilasciata a Madrid lo scorso settembre alla giudice Monica Gómez-Ferrer, lo ha messo ulteriormente in imbarazzo.

Tornando ai fondi Quality e Burnaby, e dando per buona la versione secondo cui Jorge Mendes ne sia un mero consulente, essi hanno investito per anni in diritti economici di calciatori. Cioè, facevano TPO. Dal 1° maggio del 2015 le TPO sono vietate, e i soggetti che si sono ingrassati con questo business hanno dovuto inventarsi dell'altro. Per esempio, mettere sotto controllo club di medio livello. Come ha fatto lo stesso Jorge Mendes col Wolverhampton Wanderers, ma per via indiretta. Perché a acquisire il club delle West Midlands è stato Fosun, uno dei più ricchi conglomerati cinesi, che ha messo un solido radicamento nell'economia europea, con particolare attenzione a quella portoghese. Jorge Mendes è amico e socio del leader di Fosun, Guo Guangchang. E tra Fosun e Gestifute è stata istituita una partnership che si articola attraverso Foyo, la società del conglomerato specializzata in "culture and entertainment" . Una delle versioni circolate durante i giorni in cui la partnership venne stipulata, parlava dell'acquisizione di un'imprecisata quota di Gestifute da parte di Fosun, ma di tale voce non esistono conferme ufficiali.

Di sicuro c'è che nelle ultime due stagioni il Wolverhampton si è riempito di calciatori targati Gestifute, e che all'inizio di questa stagione ha pure affidato la panchina al primo cliente storico di Jorge Mendes, l'ex portiere Nuno Espírito Santo. Tutti trasferimenti intermediati da Jorge Mendes, con tanto di commissioni per l'agente. In questa stagione i Wolves stanno dominando il torneo di Football League Championship e si apprestano a tornare in Premier. E dunque si potrebbe dire che il modello sia funzionante. Ma lo è davvero? Lo dirà il tempo. Di sicuro c'è che il club nero-arancio continuerà a essere un punto di passaggio per i calciatori di Jorge Mendes: arriveranno al Wolverhampton e JM intascherà commissioni per intermediazioni sui trasferimenti, poi verranno ceduti e JM intascherà altre commissioni per intermediazioni sui trasferimenti. Una politica del genere potrebbe anche funzionare in Premier nel breve periodo, perché per un club di medio-piccolo livello come il Wolverhampton non vi sarebbero pressioni per vincere trofei: basta garantire una dignitosa permanenza al massimo livello del calcio nazionale.

Ma una formula del genere sarebbe proponibile per il Milan? Assolutamente no. Perché il club rossonero, al di là delle recenti mediocrità, rimane uno più importanti del calcio mondiale. Si tratta di un club che, senza tanti giri di parole, deve tornare a vincere e a prendersi il ruolo che gli compete nell'élite internazionale. Farne un altro Wolverhampton, cioè un ponte per la valorizzazione di calciatori e la produzione di plusvalenze e commissioni, significherebbe mortificare ulteriormente le legittime aspettative del popolo rossonero. E lo stesso Jorge Mendes ne è consapevole. L'uomo è di finissma intelligenza strategica, e sa più di chiunque altro che un club di quel rango non potrebbe essere gestito come un Wolverhampton Wanderers. E dunque, delle due l'una: o JM sta agendo per conto di un fondo dalla disponibilità finanziaria esagerata, o stiamo ragionando su ipotesi prive di fondamento.

Vanno chiarite alcune altre cose, a proposito della ridda d'indiscrezioni sul futuro milanista di Jorge Mendes. Una fra  queste è la possibile connessione fra Milan e Creative Artists Agency (CAA). Che è una società USA specializzata nella gestione delle carriere di artisti, e che una decina di anni fa ha aperto una sezione dedicata ai protagonisti dello sport. Nel 2008 CAA inaugurò un rapporto di partnership con Gestifute , e un anno dopo la sezione sportiva della stessa CAA venne affidata a un grande amico e socio di Mendes, Peter Kenyon, anch'egli coinvolto nei fondi Quality e Burnaby. Successivamente Kenyon ha sciolto il rapporto con CAA, che però sembra mantenere relazioni con Gestifute. Quanto alla probabilità che CAA s'interessi al Milan, siamo nel campo delle illazioni non meno di quanto lo si sia se si parla del "fondo di Jorge Mendes". Del resto, quando ci sono in ballo certi personaggi l'illazione pare d'obbligo. Ricordate quando a gennaio si parlò di Peter Kenyon come consulente dell'Inter? Mi toccò prendere la notizia sul serio. Ne avete più sentito dire nulla? 

Altro punto da chiarire è il ruolo di presunto benefattore che Jorge Mendes eserciterebbe sui club finiti sotto la sua influenza. Per dire, continua a circolare per il web un articolo dal titolo surreale: "Mendes, l'agente che fa ricca la Premier con le TPO". Mendes fa ricca la Premier? Beata ignavia, è più o meno come titolare: "Il lupo, l'animale che sorveglia l'agnello". In realtà Mendes arricchisce se stesso e gli investitori che si muovono dietro di lui. Come? Facendo strapagare i calciatori da lui assistiti, ciò che fa lievitare le commissioni d'intermediazione in suo favore e i profitti per le "parti terze". Per avere un'idea, si guardi ai dati presentati nell'ultimo bilancio annuale del Porto a proposito dei trasferimenti di André Silva al Milan e Rúben Neves al Wolverhampton Wanderers, due assistiti di Gestifute. A pagina 61 del documento il club Dragão specifica che, a proposito di André Silva, sui 38 milioni della cessione ne sono finiti in cassa soltanto 27.859.867. I restanti 10.140.133 euro sono serviti a pahare, fra le altre cose, l'equivalente di un 10% appartenente a non meglio precisati "terceiros" (terze parti) e il lavoro d'intermediazione di Gestifute. Idem per Rúben Neves: dei 16 milioni di transazione, il Porto ne ha incassati soltanto 12.509.414. I restanti 3.490.596 euro sono stati destinati, fra gli altri, per un 5% a "terceiros" e al pagamento dell'intermedazione Gestifute. 




Quanto la società di Jorge Mendes incassi dal Porto è specificato a pagina 77 del documento: 3.225.502 euro come "corrente" e 3.472.914 come "non corrente" nel 2017, più altri 600 mila euro nel 2018. 





Infine, riguardo ai "terceiros" che hanno intascato il 10% sulla transazione di André Silva e il 5% su quella di Rúben Neves,essi  non vengono specificati. Jorge Mendes c'entra qualcosa con loro? Impossibile rispondere. E in assenza di informazioni certe, si può dire che non per forza queste terze parti debbano essere investitori esterni. Piuttosto, c'è una curiosa coincidenza nella carriera dei due calciatori. Entrambi sono passati da un piccolo club della cittadina di Matisinhos, cintura metropolitana di Porto: il Padroense. Magari c'entra nulla, ma va' a sapere.

Ultimo mito da sfatare: Jorge Mendes porta ottimi giocatori. Rispondo stilando la lista dei calciatori portati in Italia da JM la scorsa estate: André Silva al Milan, João Cancelo all'Inter, i giovani Pedro Neto e Bruno Jordão più Nani (che non è più suo cliente ma rimane sotto la sfera d'influenza) alla Lazio e Gil Dias alla Fiorentina. Superfluo commentare. Certo, Mendes ha nella sua scuderia anche i Cristiano Ronaldo. Ma quelli bisogna pagarli delle cifre esagerate. E poiché il capo di Gestifute è capace di spuntare 38 milioni più bonus per André Silva e 35 milioni più bonus per Renato Sanches, immaginate un po' quanto possa costare oggi un giovane CR7. Che nell'estate del 2009 passò dal Manchester United al Real Madrid per 94 milioni. Oggi, nell'epoca in cui servono 222 milioni per prendere Neymar, un giovane CR7 ne varrebbe almeno 350. Pensare che un club italiano possa permettersi una cifra del genere, o che Jorge Mendes conceda a prezzo stracciato un talento di questo calibro a un club sotto la propria sfera d'influenza, significa essere in fuga dalla realtà.

@pippoevai