Mi pare pure assurdo affermarlo, ma quanto avvenuto nei giorni scorsi tra Udinese, Svizzera e Behrami ha qualcosa di surreale. Intanto il dato che mi salta subito all'occhio è che da un po' tutte le parti c'è mancanza assoluta di comunicazione diretta se non quello strano sistema moderno dei comunicati stampa. Ricapitolando, Behrami viene convocato per lo spareggio di qualificazioni ai mondiali contro l'Irlanda, con cinque giorni di ritardo rispetto alla forma prevista. L'Udinese lascia partire il giocatore, nonostante sia in fase di recupero da un infortunio muscolare, per concedere ai medici della nazionale di verificarne le condizioni.

Ora in una situazione normale, il giocatore viene certificato infortunato e rimandato a casa per proseguire le terapie. Ciò non avviene anche e soprattutto per la volontà dello stesso Behrami di restare in gruppo, un po' con la fiducia di recuperare per la gara di ritorno e un po' per restare al fianco della squadra in una fase fondamentale della stagione. A questo punto non si contano i comunicati dell'Udinese, prima rivolti alla federazione svizzera, poi al tecnico e infine con una lettera alla FIFA.

Giorni di buio e paranoie totali in quel di Udine, per una situazione che magari poteva essere risolta al telefono direttamente con il giocatore senza dover interpellare gli astri del cielo per chiedere che non giocasse. Ora, come nulla fosse, l'Udinese Calcio che si è creata tutto il suo film si scrive da sola il finale con un comunicato in cui si dichiara: “soddisfatta della scelta della Federazione Svizzera, la quale ha evidentemente compreso i rischi formali”. Secondo me semplicemente come sapevamo tutti, Behrami non è al top e quindi non poteva essere utile in questo momento in campo.

Confido che la Svizzera continui col suo silenzio che potrebbe concedere all'Udinese un po' di anonimato, in una situazione in cui non ci ha fatto una grande figura. Infine c'è da capire con che umore tornerà Behrami a Udine, dopo che la sua società in uno dei vari comunicati aveva pure minacciato di chiedere la sconfitta della nazionale a tavolino in caso fosse sceso in campo. Considerando che il Mondiale per Behrami è forse l'unica reale motivazione che lo porta ad essere ancora competitivo ad alti livelli, starei attento fossi nei panni della società a fare troppo la voce del despote-padrone e curerei magari meglio il dialogo con gli elementi della rosa.