Non gioca Insigne, ma neanche Zaza. Il primo perché il 3-5-2 non lo contempla, il secondo perché ha male ad un ginocchio. Invece la notizia dell’ultimo allenamento italiano (lo stop all’attaccante del Valencia) aveva aperto a Ventura una grande possibilità: quella di schierare Insigne accanto ad Immobile.

Il perché è presto spiegato: il napoletano non è solo un esterno, è anche una seconda punta o,  più verisimilmente, un trequartista. Per informazioni chiedere a Sarri che, al suo arrivo a Napoli, ne aveva progettato l’impiego dietro le due punte. 

In coppia con Immobile, secondo me, Insigne potrebbe fare bene non solo perché è in forma, ma anche perché è dotato di dribbling e velocità. Contro avversari poco mobili - lo sono per natura -,  una scelta molto logica.  

La maggioranza della critica, tuttavia, ha spinto e spinge Ventura ad adottare il 4-3-3. Sia perché diffuso nei club dai quali provengono i giocatori, sia perché - proprio per questa ragione - avrebbe avuto più facilità ad attuarlo.

Il 3-5-2 è un compromesso. Con questo modulo l’Italia del nostro c.t. è stata schierata cinque volte e ha il pregio di riproporre il terzetto difensivo che fu della Juve: Barzagli, Bonucci, Chiellini. Contro due punte (Berg e Toivonen) il vantaggio è la marcatura (due marcano) e la copertura (uno copre).

Non siamo - come ogni tanto dicono i nostalgici di un calcio che non  esiste più - alla riproposizione del libero, ma ad una superiorità numerica che Ventura vuole nei due settori nevralgici: la difesa e il centrocampo.

Sugli esterni saranno chiamati ad un doppio lavoro tanto Candreva (a destra) quanto Darmian (a sinistra). Però, seguendo le sue caratteristiche, sarà il difensore dello United a rientrare di più fino a comporre, a volte, una linea difensiva a quattro.

Questo dovrebbe darci la saldezza difensiva che cerchiamo, a maggior ragione avendo davanti alla difesa due incontristi (De Rossi e Parolo) e un euclideo (Verratti). Per la verità il romanista e il laziale hanno nelle loro corde anche la qualità degli assaltatori, cosicché il gol potrebbe venire dai loro inserimenti o da tiri da fuori.

Davanti non Immobile e Insigne - come suggerivo -, ma Immobile e Belotti. I due sono bravissimi, ma insieme rischiano di setacciare le stesse piste (lo abbiamo visto con il 4-2-4), serve invece che uno venga incontro e l’altro attacchi la profondità. E Belotti, per di più, è rientrato da poco e non è al meglio (il suo impiego era stato programmato per la gara di ritorno). 

Naturalmente non sarà l’unico modo di attaccare. Sugli esterni dovrebbe prodursi l’uno contro uno (specialmente a destra) e l’ozpione del cross è particolarmente gettonata. E a chi obietta che gli svedesi sono fisicamente strutturati, quindi alti e robusti, ricordo che il colpo di testa è spesso una questione di scelta di tempo. Meglio, in ogni caso, i cross bassi all’indietro per cercare l’uomo che si stacca sull’area del portiere o viene a sostegno.

Con il 3-5-2, Ventura si assicura l’asse di costruzione formata da Bonucci (lanci dalla difesa) e Verratti (lanci da metacampo). E una solida cerniera (De Rossi e Parolo) per chiudere gli spazi. Al di là dell’importanza del sistema di gioco (anch’io avrei preferito il 4-3-3), si tratta di una buona garanzia in fase difensiva. Non subire gol e segnarne almeno uno è l’obiettivo che l’Italia si prefigge e gli uomini scelti (con l’eccezione di Insigne) offrono certezze quasi assolute.

In ogni caso non vorrei fosse questa (o quella di San Siro) la partita nella quale stabilire se Ventura sia il c.t. sbagliato per la nostra nazionale. Al novanta per cento vorrebbe dire passare attraverso una dolorosissima eliminazione (ci è accaduto una volta, per la Svezia, cinquantanove anni fa). Non amo Ventura, non lo considero all’altezza di guidare la Nazionale e, per sovrammercato, alcune sue esternazioni sono state guidate più dalla presunzione che da gioco e risultati. Però, per me come per tutti, è l’uomo di cui fidarsi in questo momento. Forse non sarà un guru, ma ha vissuto di calcio e sa cosa bisogna fare quando non è più tempo di sbagliare.