"Non abbiamo il diritto di non essere pronti". Un doppio "non" per nascondere la verità, un doppio "non" che cela, probabilmente, la paura di non farcela, ancora una volta. Già, perché Marco Verratti, centrocampista del Paris Saint-Germain e della Nazionale, uno che ha lasciato la sua Pescara per volare a Parigi senza passare dalla Serie A, trovandosi di colpo dalla Fontana Nave di Cascella alla Tour Eiffel, dal giocare con Cascione Koné a dividersi il campo con Pastore Beckhamtante volte in una sfida da dentro o fuori è finito... fuori. Non solo eliminato, ma fuori per infortunio, fuori giri, fuori dai giochi, fuori dal gioco. Paradossale, visto che, il gioco, deve passare ai suoi piedi. 

RITORNO AL BERNABEU - Questa sera, nell'andata degli ottavi di Champions League tra il suo PSG e il Real Madrid campione in carica, tornerà per la seconda volta al Bernabeu, tana delle Merengues, anima blanca di Madrid. Le prime due apparizioni sono da dimenticare. La prima: 3 novembre 2015, fase a gironi. Nacho decide la partita al 35esimo del primo tempo, ma Verratti è in ospedale: scontro con Ronaldo al 14esimo, sostituzione al 17esimo e viaggio diretto a fare gli esami. Fuori dai giochi, ma la colpa, questa volta, non è sua.  La seconda, ahinoi2 settembre 2017, Spagna-Italia, di fatto si lotta per il pass al Mondiale di Russia 2018. Senza storia: 3-0 della Roja con le reti di Isco, doppietta, e Morata. Lì Verratti c'è, lì le nostre speranze sono riposte nei suoi piedi, che quando vogliono sanno essere magici: nello spregiudicato 4-2-4 di Ventura, il Gufetto di Manoppello, al fianco di De Rossi, sparisce, succube del palleggio spagnolo, al cospetto di sua maestà Andrés Iniesta. Uno che, come Xavi, ha definito Verratti "da Barcellona". Ma lo è? 

VERRATTI, CHI SEI? - Splendido a Pescara con Zeman, in una squadra che viaggiava a mille allora e con un'identità ben precisa; sfolgorante nelle prime stagioni con il PSG, quando, a 20 anni, si fa trovare pronto in una realtà più grande, più ambiziosa, più ricca, più tutto. Poi, grande, sì... ma in Francia. In Champions affonda (la remuntada subita a Barcellona lo scorso anno è un segno indelebile), in Nazionale fa anche peggio: male contro la Spagna, malissimo contro la Svezia, dove risulta il peggiore in campo nella sconfitta della Friends Arena, con tanto di giallo che gli è costata l'amara notte di San Siro

FARO PSG - In estate era stato a un passo dal Barcellona, poi ha rinnovato con il PSG, convinto a restare dagli arrivi di Neymar, Mbappé e Dani Alves. Ancora a secco in Ligue 1, ha realizzato due reti, invece, in Champions League: una contro l'Anderlecht, una contro il Celtic, accompagnate da due assist. Contro il Real non ci sarà il suo scudiero Thiago Motta a guardargli le spalle, ma nel trio di centrocampo  ci saranno Rabiot e Lassana Diarra, l'ultimo arrivato apparso ancora fuori forma. Se vuole uscire incolume dal Bernabeu e giocarsela al ritorno, deve dare il meglio di sé, se vuole lasciarsi alle spalle alcune critiche deve provare a ergersi da stella: è lui, questa sera, il faro dei parigini in mezzo al campo. Basta stare fuori dai giochi, è ora di divertirsi; basta stare fuori dal gioco, è ora di essere il gioco. "Non abbiamo il diritto di non essere pronti". Ora, Verratti, deve dimostrare di esserlo.

@AngeTaglieri88