Allora, cominciamo dall'inizio. Però dall'inizio vero, non soltanto da Doveri o Calvarese. 

Iniziamo da Napoli- Milan, che ne dite? Ovvero, dal gol di Insigne correttamente annullato per fuorigioco dall'arbitro in campo e poi misteriosamente convalidato col Var. 

Passiamo poi a Napoli -Sampdoria, vinta dai sarriani in rimonta con una rete segnata, pure stavolta, in fuorigioco con Hamsik (quella decisiva, del 3-2) e non annullato dall'ermafrodita (il VAR).

Dopodiché, passiamo alle mirabolanti imprese della SS Pallavolo Napoli: prima a Torino, dove Albiol si libra nel cielo sabaudo e col braccio/ala impedisce al pallone di raggiungere Belotti, poi a Crotone, dove Mertens con un bagher respinge il pallone sul primo palo della propria porta (verrebbe da dire, sotto rete). 

Questa è la scansione temporale degli errori, o se preferite, della discutibile applicazione del protocollo varista agli episodi di campo più clamorosi accaduti nell’ultimo mese. Cito solo quelli riguardanti il Napoli poiché è il principale competitor per lo scudetto, e perché la stessa classifica aggiornata sui favori arbitrali redatta da Calciomercato.com sancisce che la squadra di Sarri ha un saldo - tra sviste a favore/ errori contro -  di +2, la Juve -4. Per la cronaca, in testa c’è la Roma con un bel +4. 

Fino alla sera di venerdì 29 dicembre, il Paese viveva una situazione di quiete apparente, nessuno dava ancora di matto o si stracciava le vesti per il pessimo contributo (talvolta nullo) dell’ermafrodita tecnologico nel dirimere le contestazioni. La linea era pressappoco questa: “E’ strumento indispensabile,ma va perfezionato”.

Addirittura negli studi della più nota pay tv la spiegazione post Crotone del mancato intervento VAR era stata: “Le regole d’ingaggio prevedono che il Var non si possa sostituire all’arbitro. Al massimo,può chiedere al direttore di gara se ha visto il fallo. Se non l’ha visto, allora gli fa rivedere le immagini”

Trascorre appena una settimana, e ci ritroviamo catapultati in una situazione da apocalypse now! Cosa è capitato? Semplicemente che alla Juventus non è stato fischiato un rigore contro a Cagliari, in un episodio simile (non uguale) a quello di Crotone. Il tutto preceduto, due giorni prima, dal supposto fallo di Khedira  – avvenuto vicino alle panchine, zona del campo del tutto anonima – nel derby di Coppa Italia e non sanzionato da Doveri anche dopo aver preso visione del VAR, e dal quale era scaturito poi il raddoppio della Juventus.

Per l’Italia che detesta a priori l’esistenza nel calcio di una società come la Juventus, è troppo. E mentre la Befana se ne andava a nanna, è cominciata la caccia alla strega bianconera. Come nel 2006, uguale. Con la sola differenza che il famoso “sentimento popolare” che aveva condizionato quella famosa estate le decisioni della Corte Federale, stavolta è stato sostituito dal “contesto sociale” in cui va calato il panorama calcistico italiano e del quale ogni arbitro deve tenere conto ogni qual volta deve prendere una decisione.

Sentite soltanto come, a distanza di soli 7 giorni, sono cambiate - sempre nei medesimi studi della più autorevole pay tv  di cui sopra - le “regole d’ingaggio” dell’ermafrodita  tecnologico:

“Con tutte le polemiche che ci sono state in settimana, tu (Calvarese, ndr)  sei l’arbitro di questa partita (Cagliari – Juventus, ndr) e non vivi in un contesto personale ma in un contesto sociale: anche se sei convinto non sia rigore, vattelo a rivedere lo stesso. Visto che c’è il VAR, magari cambi idea”.
 
Come? Non si era detto che se il direttore di gara ha visto non ha bisogno di recarsi al monitor del VAR, perché “il VAR non può sostituirsi all’arbitro”? O quella trasmissione era andata in onda su Tele Sogno? Oppure c’è di mezzo la Juventus, e allora la lucidità di giudizio evapora come le bollicine dell’acqua minerale? 

La realtà appare appunto essere questa: se gli episodi riguardano gli “altri” la benevolenza dei commentatori è sempre esagerata (“capita di sbagliare”) se invece riguardano quella squadra lì, sempre lei (Donnarumma docet)  si arriva a dire che l’episodio di Cagliari “è l’errore più grave dell’anno”.  A proposito di equità e serenità nei giudizi…

Serenità ed equità che ti aspetteresti, nel bailamme generale, almeno dai professionisti dell’informazione, i cosiddetti super – partes sempre pronti a bacchettare noi altri, colleghi di Serie B troppo tifosi e faziosi e che dovremmo restituire il tesserino all’Ordine. 

Ci vogliamo fare un giretto in RAI? Nella tv a pagamento per decreto legge, oltre al solito Varriale (“#Cagliari Juve è sembrata partita del passato quando non c’era Var. Calvarese scandaloso”) ti imbatti ,per esempio, in un caporedattore di RAI3 Campania che twitta: “Tutti -tranne Calvarese e arbitri Var- hanno visto la gomitata a Pavoletti... Molto dubbio poi il fallo di mano in area (o al limite?) di Bernardeschi. Se vanno avanti così sarà tutta l'Italia a tifare per il #Napoli“. Caro Perillo, lo stanno già facendo, basta vedere come vengono trattati gli episodi che riguardano appunto Napoli e Juventus. Purché questo scudetto non lo rivinca la Juve, tutto ciò che favorisce la squadra di Sarri è accettato, non fa scandalo. Visto che gioca così bene, quasi se lo merita ogni tanto qualche favore. 

Dulcis in fundo (ma proprio fundo), scorri la rassegna stampa delle prime pagine dei quotidiani e ti imbatti in quella dello storico Roma, fondato da Achille Lauro e diffuso in Campania nonostante la testata, che titola a tutta pagina “In fuga con la Rubentus” e il suo direttore Sasso che ammette candidamente di averlo creato lui con l’intenzione di fare “della satira”. Dopodiché, rendendosi forse conto di averla fatta fuori dal vaso, si è scusato in diretta tv (ero presente) salvo il giorno dopo postare sulla propria pagina Facebook un video sulla Juve Massonica. 

Di fronte a questo scempio, neanche sotto tortura ti verrebbe voglia di ammettere che il tocco di mano di Bernardeschi andava sanzionato col calcio di rigore. Perché la sportività, prima di essere richiesta, deve essere data. Così come regole e protocolli non vanno interpretati a seconda di come tira il vento in settimana. 
Come la svangò Sarri dopo Crotone? “Parliamo di calcio”. Appunto.