Lo stadio di Como, il Sinigaglia, nell’immaginario collettivo è un luogo ameno. Dalla tribuna infatti, in primavera, spostando lo sguardo a sinistra verso il varco che si apre a imbuto sopra la bandierina del calcio d’angolo, tra la curva di casa e i distinti, è sempre possibile evadere, qualunque sia il parziale della gara in corso. Ci si distrae al luccichio del lago, al passaggio di una vela. Talvolta invece è un idrovolante in fase di ammarraggio a catturare l’attenzione dello spettatore, perché nascosto dalla curva stessa, proprio lì dietro a tanto affetto e a tanti cori, si trova l’hangar dell’Aereo Club, l’Idroscalo Internazionale di Como.

In un lontano 29 gennaio, tuttavia, nel 1986, questo bel quadretto idealizzato venne stravolto dal buio e della neve, troppa neve, la notte dell’ottavo di finale d’andata di Coppa Italia. Ma fu soprattutto un altro evento, quel giorno, a sconvolgere il paesaggio abituale: la vittoria del Como sulla Juventus. Di misura, s’intende; un 1-0 congelato. Mancavano Platini e Laudrup, tra i bianconeri. Tacconi poi ci mise del suo uscendo a vuoto su una punizione laterale di Dirceu, che lo svedese Corneliusson deviò in rete di testa, saltando sul tappeto bianco. Che campo impraticabile! Che vittoria! Quasi altrettanto straordinario, il modo in cui avvenne il passaggio del turno, maturato definitivamente nella partita di ritorno, a Torino; un clamoroso autogol di Brio consegnò i quarti ai lariani. Qui gli azzurri sconfissero anche i campioni d’Italia in carica, il grande Verona, e avrebbero forse raggiunto la finale, se un oggetto lanciato dagli spalti contro l’arbitro Giancarlo Redini non avesse causato la sospensione della semifinale di ritorno contro la Samp, persa appunto a tavolino per quello spiacevole episodio. In campionato, a conferma dell’annata strepitosa, quel Como allenato da Rino Marchesi arrivò nono. Non il miglior piazzamento, che resta il sesto posto del 1950, ma quasi.

Insieme a Corneliusson e Dirceu, in quella squadra giocava pure un giovanissimo Stefano Borgonovo. La punta di diamante, tuttavia, l’asso era il trentatreenne brasiliano, ex Ascoli, Napoli, Verona e Atletico Madrid. Zico e Falcao avevano appena abbandonato l’Italia, restavano dunque Dirceu, Maradona e (ancora per poco) Platini, gli ultimi grandi punitori degli anni Ottanta. Dei tre, il brasiliano del Como era quello col tiro più potente, che sapeva segnare anche da più lontano. Calciava anche a tre dita, d’esterno, producendo traiettorie complicate per quegli anni: “Trovo da terzo mondo che ancora pochissimi vostri portieri sappiano parare le punizioni”, commentava spazientito proprio nel febbraio del 1986, intervistato da Emanuela Audisio di Repubblica

L’ultima gioia vera vissuta allo Stadio Sinigaglia risale al 7 giugno 2015. Il Como stendeva 2-0 il Bassano, nella finale di andata dei play-off. Decisivi Le Noci, tuttora in maglia azzurra, e Ganz, il figlio di Ganz, attualmente al Verona. Poi il pareggio al Mercante (0-0), la settimana successiva, portò la Serie B. Erano passati poco più di 10 anni dalla tripla retrocessione e dal fallimento del 22 dicembre del 2004. Ma nonostante le 16 reti di Ganz e la presenza del gioiellino Bessa a centrocampo, il Como in B, nella stagione 2015/2016 non dura. Cambiati tre allenatori, Carlo Sabatini, l’autore della promozione (fratello del più noto Walter), quindi Gianluca Festa e infine Stefano Cuoghi, i lariani sono condannati matematicamente il 1° maggio 2016, per un gol al 94’ di Avenatti, in Como-Ternana. 

Questa, l’ultima delusione sul campo, perché di lì a poco, il 23 luglio, l’istanza di fallimento formalizzata dalla Procura contro la società sarebbe stata accolta dal tribunale cittadino. Motivazione: un debito di quasi 2 milioni. Il presidente Pietro Porro lascia, entra in gioco il curatore fallimentare Francesco Di Michele. Viene rigettato dalla Corte di Appello di Milano persino il ricorso, a inizio dicembre, e così ha inizio l’asta. Le aste. Al quarto incanto, il 16 marzo 2017, l’unica offerta da 237mila euro è quella della moglie di Essien; il Como è venduto. Per la prima volta nella storia del calcio italiano, un'imprenditrice africana acquista un club. Non è la prima donna, insomma, ma la prima donna di colore, questo sì. La nuova proprietaria, anglo-ghanese, vive a Londra e si chiama Akosua Puni Essien. Suo marito ora gioca in Indonesia, alla corte di Thohir, ma lei nella conferenza di presentazione ci ha tenuto subito a garantire l’estraneità di tutto questo rispetto al progetto Como: “I am a businesswoman”, sono una donna d’affari e “sono sola a gestire questa avventura [..] finanzierò la squadra dalle mie attività imprenditoriali”.  Lady Essien è a capo di una società di consulenza che facilita l’entrata di investimenti in Africa. Oltre a ciò, riveste un ruolo importante nella Michael Essien Foundation, la fondazione umanitaria del marito che ha sede in Ghana. 

Se dunque da un punto di vista strettamente societario adesso il Como è salvo e può tirare il fiato, sul versante sportivo, gli uomini allenati da Fabio Gallo (Girone A, Lega Pro) nelle restanti tre partite devono fare l’ultimo sforzo per rimanere aggrappati al settimo posto attuale, in piena zona play-off. La vittoria di giovedì contro la Pro Piacenza allo stadio Garilli “era un match ball”, ha affermato l’ex allenatore di Atalanta e Spezia Primavera, alla sua prima stagione convincente tra i professionisti. La sua squadra nel girone di andata ha raccolto 28 punti in 19 partite (7 vittorie, 7 pareggi, 5 sconfitte), mentre in quello di ritorno, ancora in atto, 24 punti in 16 gare (6 vittorie, 6 pareggi, 4 sconfitte), per un totale di 52. Più o meno il rendimento è stato lo stesso, anche se dopo il giro di boa, i lariani si sono tolti le soddisfazioni di battere prima il Livorno (il 29-1, una data che forse porta bene agli azzurri..), poi l’Alessandria, la seconda settimana di febbraio. Oggi il Como si gode le due vittorie consecutive con cui ha staccato in classifica Viterbese (comunque a pari punti, a quota 52), Renate (50) e Lucchese (48) e ovviamente la Pro Piacenza, per il momento fuori dalla zona calda (45). Non esistesse la striscia positiva spaventosa della Cremonese, salita al primo posto, il Como sarebbe l’unica squadra del Girone A ad aver vinto due partite di fila nelle ultime due giornate. In vista dei play-off, mister Gallo dovrà comunque riflettere su un dato preoccupante: scorrendo la classifica fino al 14° posto, i comaschi sono la peggior difesa con 47 gol subiti. Con aggravante: nessuna delle altre 9 candidate supera i 40 gol incassati.