Una partita difficile. Un’eliminatoria tra le più interessanti ed equilibrate. Per raccontare Villarreal-Roma, sedicesimo di finale dell’Europa League, occorre esplorare 7 angolature del “Submarino Amarillo”, come lo chiamano loro, gli spagnoli d’oriente. 7 angoli che descrivono il viaggio in Europa, già ultradecennale, della squadra di Fran Escribà.
Divisa per piccoli capitoli, come fosse una presentazione di Quentin Tarantino, c’è la storia di una delle squadre più pulp del calcio internazionale dell’ultimo decennio. Vittorie nessuna. Ma scene alla Tim Roth, alla Bruce Willis, alla Jaime Fox versione Django, molte, moltissime e indelebili. Ne sanno qualcosa l’Inter e il Napoli, ma anche le regine di Spagna, tanto in Castiglia quanto in Catalogna. 

Capitolo primo. La squadra. Quest’anno nuovo allenatore Escribà, ma sistema di gioco storico: il 4-4-2 con due linee serratissime e portate al gioco stretto sia in fase di non possesso, che con la palla tra i piedi. Tradotto in pratica, fa: miglior difesa della Liga 2016-17 con soli 15 gol subiti e imbattibilità sicura, quasi arrogante con Real, Barca, Atletico, Siviglia e Real Sociedad. Il meglio del calcio spagnolo oggi, a febbraio 2017. Una falla però, nella prua del sottomarino c’è. Le sconfitte casalinghe nette con Alavés e Valencia (due che lottano per non retrocedere), dimostrano che la nave è perforabile. Se dall’altra parte c’è Ranius, come in caccia all’Ottobre rosso, allora lo stadio de la Ceramica può essere violato.

Capitolo due. Il punto di rottura dell’equilibrio. Passerà chi vincerà lo scontro a centrocampo: da una parte la Roma fisica e tecnica, con Strootman e Nainggolan capaci di correre e rifinire in gol, e De Rossi fulcro difensivo in mezzo. Tre perni che possono strappare le linee spagnole e portare la Roma in gol. Dall’altra “Los hombres de casa” Trigueros e “El gran capitan” Bruno Soriano. In coppa, formazioni alla mano, hanno giocato poco ma Escribà in conferenza è stato chiaro: giocano i migliori. E allora non sarà facile passare contro due che sanno recuperare (286 recuperi in due nella Liga), giocare sul corto (2.516 passaggi insieme) che significa tenere la palla e difendere stancando l’avversario, ma soprattutto contrattaccare: 35 tiri e 8 gol. Il sistema del “double pivote” sembra invalicabile e decisivo.

Capitolo terzo. Gli impenetrabili. Victor Ruiz, Alvaro e il vecchio maresciallo della vecchia guardia Mateo Musacchio. In tre, alternandosi, hanno concesso 15 gol in 22 partite e fermato il senso da goleador di Ronaldo, Messi, Griezmann, nonché i fantasisti del grande Siviglia. Affiatati, rudi, sporchi e cattivi, tre banditos sicuri come i cacciatori di taglie. Non ci vorranno dei buoni Dzeko e Salah, ci vorranno i migliori Dzeko e Salah, niente capricci alla Crotone-Roma per capirci.

Capitolo quarto. L’attacco sornione. Una “delantera” un po’ asfittica (185 tiri in 22 partite) a prima vista. Decimo attacco della Liga (con Malaga e Valencia) che, infatti, vale solo il 6° posto nel torneo che vince tutto in Europa, da anni. Però, c’è un però. E come nella vita bisogna stare attenti al dubbio amletico. Quest’attacco può fare molto di più e ha potenzialità, oltre che due punti di rottura dell’equilibrio: uno è che sembrano tutti fuori dal gioco ma in realtà possono entraci in qualsiasi momento. Anche Soldado che è fuori da mesi (ma ora ha l’idoneità per giocare), anche il ritorno della volpe Adrian, anche Bakambu e il corridore di Malaga Castillejo. L’altro punto è Nick Sansone, il nostro Nick: 25 tiri, 7 gol tutti di destro. Ecco, attenzione alla sua velocità, al destro che di solito, in un incontro di boxe, è quello che manda al tappeto.

Capitolo quinto. L’Europa indigesta. Il Villarreal ha giocato fin qui, una coppa insipida e questo è già di per se un grosso pericolo per la Roma, perché gli spagnoli, pensano e si autoconvincono che possano passare. Atteggiamento da vincenti. Vincenti che non sono stati nel girone, 6 partite e due sole vittorie, 9 gol fatti e 8 subiti, nessuna vittoria fuoricasa. La Roma è imbattuta e forse anche due pareggi ben assestati potrebbero bastare. Perché mai svegliare il can che dorme.

Capitolo sesto. Il mercato in attivo. Ha comprato 21 giocatori per una spesa di 56,30 mln e ne ha venduti 19 nelle due sessioni di mercato per entrate pari a 67,25. Bilancio di + 10,95 mln di affari indubbiamente se ne intendono. Sul piano tecnico Alvaro ha sostituito degnamente Bailly, si è persa marcatura ma si è guadagnato comunque, sia nel gioco aereo, che in quello corpo a corpo (dati Liga) nonché anche una partecipazione al tiro in porta (7 e 1 gol) che il grande centrale del Manchester United garantiva meno. Se la cessione al Barcellona di Denis Suarez pesa, e molto, l’acquisto del colombiano Borrè s’incastra bene nella coppa, 5 partite su 6 e la sensazione che possa essere l’uomo dell’ultimo quarto d’ora. Attenzione perché i colombiani vivono anche di estatica, di attimo.

Capitolo settimo. La storia alla Gian Battista Vigo. Corsi e ricorsi, ciò che è accaduto si ripete. Un modo, dei tanti, di vedere il flusso storico. Lineare per alcuni, ondivago per altri, ciclico per altri ancora. Gli spagnoli hanno già provveduto a ricordare quando il Villarreal nel 2004 batté “el gran cuadro italiano de Fabio Capello” al Madrigal, in una notte magica e triste per la Spagna (gli attentati ferroviari di Madrid, i più violenti d’Europa purtroppo). Oggi con la forza della storia di filosofia circolare, a Villarreal sperano di ripetere le gesta dei loro dioscuri di allora, Reina e Riquelme.

Se questa, com’è, è una partita pulp alla Tarantino. Allora nello scontro finale, quello in cui si discute del timorato pastore che percorre la valle delle tenebre, sarà bene che la Roma sia Samuel Lee Jackson e non Tim Roth.

@MQuaglini