Un disastro annunciato e prevedibile, frutto di disinteresse della proprietà ad un qualsiasi obiettivo sportivo e di uno smantellamento metodico della squadra, con la cessione dei migliori sostituiti con l'unico criterio di scelta di andare a prendere calciatori che guadagnino poco. Due anni fa la Fiorentina era prima in classifica, con 18 punti in sette gare e sei vittorie, 24 mesi dopo è tredicesima, ha battuto solo Verona e Bologna e non ha alcuna prospettiva calcistica in questo campionato se non evitare di complicarsi ulteriormente la vita scivolando in zone ancor più pericolose.

La sconfitta col Chievo è disarmante per l'arrendevolezza con cui è arrivata, e non mi riferisco alla grinta o alla volontà, bensì alle soluzioni di giochi, pochissime, e alla qualità degli interpreti. Limiti oggettivi, intollerabili in una squadra che, alla fine, è costata ben 80 milioni. Spesi per chi? Non un giocatore sopra la media, non uno con un colpo in grado di fare la differenza, una mediocrità diffusa che sconforta. E il bello, o il brutto, è che chi questa squadra l'ha costruita è già stato premiato col rinnovo, a testimonianza del fatto che per i Della Valle non contano gli obiettivi sportivi, contano plusvalenze e bilanci. Naturalmente adesso partirà la caccia al capro espiatorio. Ed è scontato puntare il dito contro Pioli.

Effettivamente il tecnico sta mostrando una rigidità che non gli conoscevo (mandare Babacar largo a sinistra è inspiegabile) ma stare ancora a parlare delle colpe di allenatore e giocatori è stucchevole e inutile. E chi vuol bene alla Fiorentina dovrebbe cominciare ad interrogarsi seriamente su quale futuro potrà avere questa squadra e questa società se restano i Della Valle. Credo sia questa l'analisi da fare, il punto centrale, perché ho l'impressione che fino all'avvento di un nuovo proprietario, magari meno ricco ma più motivato, il calcio a Firenze resterà in stand-by.