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  • Violamania:| Voglia di normalità

    Violamania:| Voglia di normalità

    C'è una maglia di Bati in mezzo alle macerie. La riconosceresti fra mille perché ha sulle spalle quel segno che ricorda un po' una svastica, e lo sponsor '7up' sullo sfondo bianco. Si fa largo fra pezzi di intonaco e ciottoli di legno, e sta incrociando una t-shirt che non ha dubbi: gli scudetti della Juve sono 30, e non 28 come direbbero i regolamenti sportivi e il buon senso. La '9' dell'uomo di Reconquista la indossa Franco, ha 35 anni e fa il calzolaio a Mirandola. Nel terremoto ha perso parte della casa, mentre il negozio si è salvato, anche se fare affari in questo periodo è impensabile. Quando gli ho detto che venivo da Firenze, per la partita della Nazionale italiana che si doveva giocare quella sera, ha abbozzato un sorriso, ma senza smettere di lavorare. Fiorentina e colori azzurri non hanno mai avuto un buon feeling, anche se adesso come c.t. c'è Cesare Prandelli.

    Franco non torna allo stadio Franchi da quasi un anno. L'ultima volta che c'è stato ha provato a fare un coro di scherno contro Vargas e per poco in Maratona non lo linciavano. Te lo racconta amareggiato, in un brevissimo momento di riposo, mentre il supermercato del paese riapre e la farmacia fa scorta di medicinali arrivati con il camion. Il senso che ti trasmette questo tifoso viola, divenuto tale perché il papà ha fatto il servizio militare a Firenze, è quello della ricerca della normalità. Normalità nella sua vita, sconvolta da un terremoto che ancora fa paura; normalità nelle sue passioni, come la Fiorentina. 'Un presidente vero, un proprietario che viene in città e alza la voce quando serve, un direttore sportivo che fa più affari e prende meno bidoni, un allenatore che trasmette entusiasmo, e una squadra'. Quando senti questa frase e ripensi agli ultimi due anni e mezzo di Fiorentina, e a quando queste cose le hai scritte anche tu mentre ti vendevano anche l'ultimo attaccante buono, mentre il d.s. era sparito così come l'azionista di maggioranza, e lo stadio continuava inesorabilmente a svuotarsi, quasi ti viene un sussulto.
     
    'La tifoseria è stata divisa, da chi ha in mano la Fiorentina, fra giusti e sbagliati: chi ama i Della Valle e chi non li ama, chi difende tutto e tutti e chi vuole anche poter mandare a quel paese un giocatore. I primi hanno sempre ragione, i secondi possono anche sapere la formazione a memoria ma sono dei reietti. Certo, quando ho visto gli insulti ad Andrea nell'ultima gara di campionato, mi è venuta voglia di smettere di fare il tifo. Poi però ha vinto la passione, che è quella che mi fa controllare centomila volte al giorno i siti con il mio smarthphone per sapere chi abbiamo comprato, o chiamare gli amici del centro di coordinamento per l'organizzazione del ritiro'. Quando incroci gli occhi di Franco, verrebbe voglia di regalargli tutto ciò che possiedi. Lui vorrebbe solo indietro la 'sua' Fiorentina. Quella che faceva soffrire ma era un club normale, che non faceva invidiare niente e nessuno. 'Perché se c'è una cosa che ho imparato a Firenze è che se ti arrabbi per qualcosa che ti fa battere il cuore, vuol dire che la ami davvero'. Alla faccia di chi, freddo calcolatore, quasi un mese fa (6 maggio 2012) parlava di scelte fatte e progetto di rilancio. Ciao Franco, buon lavoro, e forza viola sempre. 

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