Strapotere della parola, della comunicazione. Il mondo moderno è fondato su questo potere e il calcio non si sottrae da tale influenza. Basti pensare a quante volte parliamo di squadre che sono chiamate a "lanciare un messaggio" al campionato, alle avversarie, ai tifosi; al portiere che "dice no" all'attaccante opponendosi ad un'apparentemente facile conclusione. Ricordate il cucchiaio di Pirlo contro l'Inghilterra nella semifinale degli Europei? Partita dominata eppure l'Italia era sotto nella batteria di rigori. Quello di Pirlo non fu un calcio al pallone, ma un messaggio: "tranquilli, è tutto sotto controllo".

Un grande della comunicazione pallonara disse "chi parla solo di calcio, non capisce niente di calcio" ed è forse il caso di rendere più attuale questo aforisma allargando il discorso. Se addirittura un gesto tecnico può rappresentare un messaggio, come dobbiamo valutare i deprecabili cori che poco hanno a che fare con la goliardia e invece molto condividono col sadismo e con il gretto modo di fare di individui poco avvezzi alla cultura dello sport?

Il riferimento, è chiaro, riguarda i cori che invocano l'eruzione del Vesuvio. Tanto si è scritto a riguardo, e fiumi di parole non sono riusciti a spegnere il fuoco (gelido) di quei cori. 

Oggi parliamo d'altro. Oggi non pensiamo al problema, guardiamo alle soluzioni.
Piccolo antefatto, nessuna grande novità: durante Juventus-Napoli una parte della tifoseria juventina si è spesa nei suddetti cori. Poche ore dopo - a mezzo Instagram - giunge la risposta.

Alessandro Del Piero posta una foto: un primo piano del suo volto sorridente e sullo sfondo...il Vesuvio!
Lo ripeto: di questi tempi la comunicazione è tutto e l'impatto del gesto di Del Piero è mastodontico. Lo dimostro con una semplicissima disamina logica.

Sappiamo che l' "essere tifoso" dipende essenzialmente da due cose: dallo sport e dai colori societari. Io sono tifoso perché tifo: che cosa? Ecco.

Chi ha cantato "Vesuvio lavali col fuoco" l'ha fatto nascosto dietro i colori bianconeri, trovando tra l'altro in questi la propria legittimazione. Del Piero, campione di juventinità si è mostrato "sotto al Vesuvio" ed ha compiuto un atto autorevole e sovversivo: la comunicazione è chiara. "Lo Juventino sono io, sono sotto al Vesuvio. Se il Vesuvio erutta, io vengo annientato. Gli juventini non vogliono che lo juventino venga annientato: chi vuole che il Vesuvio erutti non è Juventino". La potenza dell'asserzione si accresce se ci si ricorda della storia recente di Del Piero e della sua brillante carriera da bandiera: ha accettato panchine facendosi sempre trovare pronto, ha giocato e vinto la serie B, ha lasciato la squadra con uno Scudetto sul petto e con un contratto in bianco. La sua non è un'autorità imposta dall'alto, è stata guadagnata.
 
Del Piero ha stracciato via da quei tifosotti i colori societari, bandendoli dal tifo, unico ambito in cui avrebbero dignità d'essere e così facendo ha tolto senso alle loro parole, ha tolto ogni ragione o presunta legittimazione di cui si fregiavano. Nel mondo della comunicazione di massa, Del Piero ha tolto senso ad una parola inascoltabile.

Nel vuoto etico rappresentato dalle mancate prese di posizione da parte dell'F.C. Juventus e della FIGC, è intervenuto chi ha sempre saputo parlare senza bisogno d'aprire bocca. Un tempo tirando calci al pallone, oggi con una foto.  Potere della parola, potere delle immagini. Potere di Alessandro Del Piero.

Vi lascio con una riflessione: si sa, la necessità dell'intervento di un Eroe, di qualcuno che "arrivi e risolva tutto", è segno di una grossa immaturità; il calcio italiano sembra un bambino alla deriva che ha bisogno che arrivi il papà a sistemare tutto. Del Piero non è il padre del calcio italiano, tantomeno il suo eroe. Quando il calcio riuscirà a reimmettersi nel contesto della società civile e riuscirà ad essere tanto autonomo da risolvere in maniera appropriata i propri problemi? Del Piero ha tolto queste persone dal luogo del discorso sensato, qualcuno dovrebbe toglierle fisicamente dagli stadi.

Chi sa, forse un giorno non ci sarà bisogno né di un eroe né di un guardiano, un giorno i tifosi supporteranno le loro squadre e prenderanno in giro - un po', perché no... - i propri avversari.

Per il momento, nella disorganizzazione, nel dubbio, come qualche anno fa, palla a Del Piero.

La lezione di Del Piero - di ruben.marosch

------------------------------------------
(sab) Bravo, bella testimonianza e giusta riflessione. Personalmente, però, sono da sempre contrario a dare pubblicità ai cori beceri, soprattutto se provengono da minoranze. E questo vale per qualsiasi tifoseria di qualsiasi squadra, in Italia e nel mondo.Per non fare il loro gioco, molto meglio ignorare gli... ignoranti.

APRI ORA IL TUO BLOG IN VIVO X LEI, GLI INTERVENTI PIU' INTERESSANTI SARANNO DISCUSSI DAL DIRETTORE SANDRO SABATINI