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  • Zazzaroni: un, due, tre, stella!

    Zazzaroni: un, due, tre, stella!

    Non l’avevo mai vista una festa scudetto così folle e piena, a Torino. Di solito – poiché abituata a vincere – la Juve, specie quella di Umberto, la risolveva in meno di quarantott’ore con una serata “privata” al ristorante o in discoteca e la mattina dopo tutti al lavoro. Al massimo, una sfilata allo stadio nella prima domenica disponibile.

    E mai avevo visto una Juve così distante dal nostro campionato, dal nostro calcio, giunto all’anno zero.

    La Juve campione è stata moderna in tutto: stadio nuovo, tecnico nuovo, gioco nuovo, record nuovo, spirito solo parzialmente nuovo. Ha invecchiato la concorrenza.

    Lo scudetto ha il volto di Antonio Conte: responsabile di tutte le scelte e le relazioni, di quelle interne e anche di quelle esterne. Conte ha saputo capire per primo il momento, la stagione, i suoi: ha annusato l’aria e si è mosso di conseguenza. Non ha sbagliato un colpo, è addirittura riuscito a far digerire a Del Piero una stagione da riserva assoluta (“per noi, troppo importante”).

    Non mi dilungo: è da un anno che parlo quasi esclusivamente di Juve. In fondo l’avevo previsto che avrebbe vinto: o la Juve o il Napoli. Il Napoli si è perso nella Champions e in altre piccole difficoltà.

    Non so se a settembre vedremo la maglia bianconera con la terza stella: so che non vedremo più la più prima e più brillante, Alex, e che Agnelli ha un conto apertissimo con la federazione.

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