30.01.2012, 14:07
La differenza tra rifondazione e ridimensionamento
Sembra passato un attimo da quel 22 maggio in cui l'Internazionale F.C. si prese la storia.Anzi,a dirla tutta,il corso normale degli eventi era già stato scombussolato tempo prima,con l'avvento di quel forestiero portoghese che all'inizio non convinceva nessuno,dopo un anno divideva la tifoseria e dopo due era sostenuto da tutti senza dubbi nè riserve.Agli inizi io,come tanti,mi chiedevo se tutto quell'entusiasmo non fosse in gran parte ingiustificato,in fin dei conti era già qualche anno che la squadra vinceva,Mancini ci aveva restituito la gloria che per troppo tempo la Triade *** ci aveva negato:come poteva un uomo solo migliorare una situazione che già ci sembrava ridente,un uomo che alla fine vantava un colpo di c...oppa con il Porto e qualche titolo nazionale con un Chelsea milionario e privo di concorrenza....l'enfasi,pensai,è il solito effetto esterofilo che in Italia accompagna l'arrivo di uno straniero,se i giornali parlassero di "Giuseppe Murino" sarebbe un'altra storia....I dubbi vennero fugati molto in fretta,almeno nel mio caso,e questo nonostante il cammino in Champions non avesse avuto esiti diversi da quelli degli anni precedenti.La questione non atteneva più ai trofei vinti o conquistabili,non era più un discorso di bel gioco,di goal realizzati,di schemi e ruoli in campo:si trattava finalmente,dopo tanti anni,di sentirsi parte di qualcosa di serio e disciplinato,un vero progetto che aveva le sue regole precise,che non viveva di menzogne e qualunquismi,che vedeva in Jose il simbolo,lo stratega perfetto.Senza nulla togliere ai suoi predecessori,con il commodoro di Setubal il tifoso interista percepiva una dimensione trascendentale nella quale ogni mossa della società,come della squadra,aveva un senso ed era finalizzata ad uno scopo,finalmente qualcuno che davanti alla telecamere difendesse i nostri interessi contro i mistificatori dell'informazione piuttosto che riempirci di banalità,qualcuno che riuscisse a capire davvero il modus operandi di quei "nemici" che con i loro "rumori" tentavano miseramente di ostacolare la nascita dell'esperienza che di lì a poco avrebbe cambiato la nostra storia e quella del calcio intero.La prova del cambiamento fu poi netta nell'estate 2009 quando si trattò di decidere le sorti del nostro giocatore simbolo,il bacia-magliette più pagato della storia,avete capito a chi mi riferisco non costringetemi a scriverne il nome,insomma Zlatan Segno-sempre-ma-solo-con-le-piccolevic....In quei mesi ci aspettavamo la solita maniera neroazzurra di risolvere la questione,quella stessa maniera che negli anni passati ci aveva ancorato a singoli campioni o presunti tali,ed invece dopo una trattativa tutt'altro che complicata lo Svedese dal bel profilo fu mandato a Barcellona dove appena arrivato manco a dirlo....baciò lo stemma ufficiale,e dalla capitale catalana arrivarono in cambio fiumi di soldi accompagnati da un africano avvolto nella bandiera del Camerun,il suo paese d'origine:sembrava un delegato dell'Onu inviato a consegnare finanziamenti ai meno abbienti....Eravamo preoccupati,bisogna ammetterlo,gli acquisti già conclusi di Milito e Motta e quelli che seguirono di Lucio e Sneijder,sommati all'arrivo del benefattore camerunense,non avevano spento del tutto le nostre paure,ma già allora si avvertiva la protezione che da Jose discendeva su tutto l'interismo dell'epoca,un insieme di valori insacrificabile che non tollerava solisti contrari alla causa comune.Insomma ciò che non si pensava potesse accadere era accaduto,un solo uomo aveva ricavato una vera squadra da un gruppo di giocatori di ottima qualità,aveva determinato un assetto societario stabile e coeso,soprattutto verso l'esterno,coordinava l'allenamento come il mercato,e tutto per noi che da casa guardavamo orgogliosi sembrava avere una logica.A pensarci oggi mi viene da dire che la notte del 22 maggio 2010 era già scritta da tempo,ha rappresentato la conseguenza naturale alla quale si perviene quando il disegno di partenza è così straordinariamente armonico,abbiamo vissuto lei nella misura in cui lei ha vissuto noi,attraverso noi.Proprio nella notte di Madrid,quella della consacrazione,quella in cui il Principe divenne re e il commodoro Comandante incontrastato,tra i litri di lacrime che segnavano i milioni di volti interisti che vicini o lontani partecipavano al trionfo intervennero quelle che meno ti aspetti,quelle che più ti commuovono ma che meno riesci a giustificare:proprio lui,il Comandante,piangeva come un bambino sulla spalla del nostro Matrix,l'uomo d'acciaio che stringeva a sè uno dei suoi ragazzi in cerca di conforto nel momento di maggior giubilo per la sua gente.Tutti in quel momento avevamo capito,quelle lacrime potevano nascondere solo un addio,e nel mezzo della festa quando ancora stentavamo a realizzare la vittoria ci sentimmo indotti al pianto da un motivo che nulla aveva a che fare con la notte del triplete.La cura che occorre per la descrizione dell'"Era di Mou"sarebbe,a mio modo di vedere,esagerata se da descrivere fosse il biennio che ne è seguito:di questi due anni,il primo passato a fingere che non fosse successo nulla nonostante i cugini rossoneri avessero portato a casa uno scudetto a mani basse con un organico che,nè allora nè oggi,sembra avere nulla di storico nonostante vanti tra le sue file il redivivo svedesone,pronto a baciare anche il pavimento dei bagni all'autogrill per una manciata di danari in più.Il secondo ancora in corso e iniziato,come il primo d'altronde,con l'idea della rifondazione a farla da padrona e con il sacrificio di uno degli elementi più importanti dell'undici titolare che al Santiago Bernabeu aveva compiuto l'impresa:il benefattore del Camerun ci ha lasciati nello stesso modo in cui ci aveva trovati,con tanti milioni per le nostre deboli casse,ed altrimenti che benefattore sarebbe si potrebbe dire....Il tutto condito dal sempre più pressante fair play finanziario,nuovo vessillo dell'informazione calcistica,invocato ogni qualvolta i malumori delle tifoserie inducano a domande scomode che le società mal digeriscono da sempre.Estenuante la panoramica,me ne rendo conto,ma necessaria per comprendere il punto di vista mio,e penso di molti interisti che amano questi colori per vocazione.E se la situazione ha del nuovo perchè da assoluti protagonisti ora ci vede comparse abbandonate a se stesse,gli interrogativi richiamano invece quelli passati:può un solo uomo,seppur il più decisivo per quanti non abbiano vissuto in prima persona il miglior Herrera,determinare un effetto catastrofico simile?Può il suo abbandono aver determinato la distruzione in una sola notte di quanto di buono si era visto nei due anni sotto il suo comando?Per non sposare lo stereotipo che vede il tifoso interista poco lucido ed attaccato alla maglia quando si tratti di salire sul carro dei non-vincitori premetto che il mio è e vuole essere un inno di amore al mondo neroazzurro,seppur con la presunzione di tradurre sensazioni e pensieri di quanti condividano le mie parole.Non è l'ingratitudine che mi induce alla critica,perchè grato a questi colori lo sono in ogni caso,si tratta di vocazione come ho detto e come tale non prevede corrispettività,ma l'impotenza che si prova nell'osservare il ritorno alla confusione,alla superficialità,allo sbando che avevamo abbandonato,dal quale avevamo preso le distanze,e che avremmo gradito non ritrovare nel nostro futuro più prossimo.Sembriamo ancora una volta noi,nella nostra peggiore versione,che ci affidiamo al primo che capita,che non programmiamo per il futuro,o almeno non lo facciamo con metodo,che non ci teniamo stretti i fratelli(ed il caso Lele Oriali sembra poter dire tutto a riguardo...)ed inseguiamo le finte promesse dei venditori di fumo,spesso sicari mandati dai nemici,insomma noi ed il nostro masoch-interismo storico.All'alba della rifondazione nessuno aveva aperto bocca,neppure un interista che si fosse azzardato a negare l'esigenza di contenere le perdite in bilancio,di trovare una via maestra che ci consentisse di mantenere i livelli di vertice facendo economia,ed il tutto in assenza di direttive portoghesi...E la critica non verte neppure oggi su quello che si è fatto o si è tentato di fare,ma,come spesso accade,verte sulle modalità seguite.Dopo Madrid le supercoppe e il mondiale per club incombevano,il fallimento di Benitez non era preventivabile così come gli infortuni che incisero sul rendimento della squadra,l'esperienza di Leonardo si rese inevitabile e,a conti fatti,anche positiva considerando la coppa Italia e la qualificazione in Champions.Ma l'anno dopo con l'ennesimo cambiamento di tecnico furono molti gli interisti con le braccia a terra quando si resero conto che l'idea societaria di rifondazione si era limitata a vendere Eto'o,dotando la rosa di qualche giovane promessa e di un allenatore che pretendeva di cambiare modulo ad una squadra che adottava la difesa a quattro da una decina d'anni durante i quali aveva vinto tutto...Serviva un allenatore che guadagnasse considerevolmente meno di quelli passati,ed il compito era facile,ma serviva soprattutto un allenatore che si adattasse facilmente ai meccanismi di un team e di una società già collaudati,ed il compito era forse ancora più facile:già Leonardo limitandosi a riprodurre schemi e mansioni di mouriniana memoria aveva dimostrato la competitività quasi innata del gruppo.Occorreva poi rinvigorire la squadra cercando di non gravare sul bilancio societario,procedere ad una serie di interventi mirati che garantissero continuità di rendimento nel tempo:un buon segnale era già pervenuto nel gennaio 2011 con gli arrivi di Pazzini e Ranocchia,il che aveva indotto il popolo interista ad aspettarsi una politica analoga per l'estate successiva,memori dei buoni risultati comunque ottenuti sul campo.Quei segnali tanto attesi non sono arrivati mai,e non perchè gente come Alvarez o Poli non convinca,tutt'altro,ma piuttosto perchè la rifondazione è sembrata rimanere in gran parte sulla carta:se di nuovo corso doveva trattarsi non ci si spiega per quale motivo alla vendita di Eto'o,professionista integro ed ancora sui massimi livelli,non si fosse accompagnata la vendita di giocatori dal passato neroazzuro importantissimo,ma ormai palesemente sazi e non in grado di ripetere le grandi prestazioni che li avevano resi leggende,come il grande Maicon,il duttile Chivu,Pandev,o magari lo stesso Principe,grandi nomi sacrificabili solo in vista del futuro dell'Inter,l'unico interesse sovraordinato agli altri.Le nuove entrate avrebbero consentito nuovi acquisti,e questi avrebbero meglio aiutato le vecchie leve,poichè se di non vincere si trattava allora meglio farlo in vista di una squadra più giovane che cerca la sua quadratura,evitando di gravare di responsabilità eccessive quei pochi "ragazzini" ai quali oggi si chiede di salvarci dall'anonimato.Nuovi giocatori da aiutare a crescere,e con santoni come Zanetti e Cambiasso la cosa sarebbe stata più facile,e quindi nuovi talenti ad alimentare i nostri sogni,e pazienza se il buon Ranieri non ha la stoffa del grande Comandante ma solo quella del cauto Riparatore,se non siamo più spregiudicati in campo,se siamo più prevedibili e difensivisti,se nelle gare che ci vedono inseguire non ci ritroviamo nei minuti finali con sei attaccanti in campo a cercare col sangue e con i denti di cambiare il risultato,avremmo vissuto comunque meglio la situazione consapevoli che un ciclo era finito,ma che si lavorava con gli stessi criteri e la stessa oculatezza per aprirne uno nuovo.Oggi invece siamo in un limbo,privi di certezze,consapevoli di essere forti ma che potremmo esserlo ancora di più se solo si fosse osato di più,come in passato,quando vendere il gigante svedese ci sembrava un azzardo inutile ed invece si rivelò una delle scelte migliori della nostra storia.Crediamo fermamente nei nostri colori,nel futuro e nella crescita,anche se questa debba passare attraverso una rifondazione.Ci auguriamo però che il naturale evolversi del nostro corso non ci veda ridimensionati,condannati a sognare e rimpiangere i tempi di Madrid e di Jose il conquistatore:rivendichiamo la possibilità di ambire al massimo,di ambire a tutto,la possibilità di raggiungere la vetta,una facoltà insita nel nome dell'Inter che in alcuni momenti abbiamo dimenticato di avere,ma che un giorno non molto lontano un solo uomo ci ha ricordato.Forza Inter
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