Cataldi ora è meglio di Milinkovic. E Inzaghi non può lasciar fuori Correa

04 November at 20:40
Quando verso le 14 qualche raggio di sole ha bucato le nuvole nere che dal mattino hanno incupito la domenica romana, è cominciata la grandinata: un missile di Cataldi per il 3-1, un'altra fiondata di Parolo e sono quattro, palo di Immobile, un bombardamento sul povero Milinkovic, Vanja, quello più grande. E' finita in trionfo per la Lazio, dopo la paura del primo tempo, in cui la Spal pareva tener botta: gol di Immobile con un destro al volo su corner di Cataldi, pareggio comodo comodo di Antenucci su invito di Lazzari, vantaggio ancora di Immobile dopo un lavorone di Caicedo fra quattro avversari.

Tutto molto divertente, ma tutto assai complicato per una Lazio dal passo felpato, capace di scuotersi soltanto quando il suo fromboliere si scatenava facendo impazzire Vicari, Felipe, Bonifazi e chiunque tentasse di annacquarne i furori. Tutto ugualmente divertente per gli inzuppati 30.000 dell’Olimpico, ma anche facile per la Lazio contro una Spal che dopo l'1-3 si era sgonfiata come un palloncino bucato. Entrambe venivano da uno 0-3 imbarazzante, con l’Inter e col Frosinone, una gogna che andava subito lavata. C’è riuscita la squadra di Inzaghi con una ripresa scintillante: avesse realizzato sei/sette gol avrebbe segnato la giusta distanza fra le due contendenti.

Settima vittoria su undici, sette squadre di medio-basso calibro battute, prodezza che non è riuscita neanche alla Juve e altre altre nobili del campionato. Le quali, però, contro la Lazio hanno banchettato le altre quattro volte. Il quarto posto è un ottimo risultato parziale, non ho fatto il conto per conoscere a quale sorte andrebbero incontro i biancoazzurri di questo passo, se basterebbe per un posto in Champions. Per il quarto, presumo, forse sì. Ma il gioco dei se e dei ma nel calcio porta poco lontano. Si vedrà. Intanto Inzaghi può annotare che la coppia Immobile-Caicedo funziona sempre meglio, il primo a fare il tergicristallo su tutto il fronte, il secondo da boa contro tutto e tutti, un macigno difficile da spostare e pronto al servizio. Sapesse anche tirare in porta (anche stavolta due occasioni sciupate) sarebbe un fenomeno.

Immobile non si è fermato un istante: fa gol, coglie pali, si mette al servizio della squadra. Mancini che era in tribuna si sarà chiesto come mai con lui Ciro si ammoscia. E quando è entrato in campo Correa, qualcuno si sarà chiesto come fa Inzaghi a lasciar fuori un talento simile (appena entrato ne ha fatti secchi due tirando alto, poi ha sbrindellato la difesa ferrarese). Doveva sicuramente entrare prima lo scorso lunedì quando gli avversari erano di altra levatura, ma il dibattito resta aperto e lo sarà a lungo, come l’anno scorso riguardava Felipe Anderson. Intanto, lo vedremo giovedì di fronte al Marsiglia in Europa League, quando alla Lazio basterà un pareggio per la promozione al turno successivo. Menzione d'onore anche per Danilo Cataldi, play-maker da 8 in pagella, terza scelta dopo Leiva e Badelj ripescato dall'anonimato e rilanciato nella mischia. Protegge, rilancia, calcia punizioni e angolo, segna un gol da urlo. Meglio di Parolo, morbidino fino al gol; meglio di Milinkovic, corretto nello svolgere il compitino, ancora privo del lampo illuminante o dell’inserimento prepotente. Lo stadio e qualsiasi tifoso amante del romanzo si aspettava il gol: Sergej contro Vajia, fratelli contro, Caino e Abele che giocano a pallone. Invece una sola volta, al 72', Sergej è andato al tiro e Vanja ha disteso i suoi due metri per la parata a terra.

Talvolta, nel primo tempo, la difesa laziale ha barcollato. Wallace, tornato in auge, avrà forse ricordato il suo debutto a Bergamo quando l'atalantino Petagna lo aggirò come un paracarro per fare gol. Stavolta, però, Petagna non ha intimorito nessuno. Radu ha mostrato qualche difficoltà nel frenare la verve di Lazzari, poco aiutato stavolta da Lulic che rispetto alla stellina ferrarese ha un passo troppo lento. Acerbi ha perso Antonucci in occasione dell'1-1, ma è stato il suo unico errore. Sulla fascia destra ancora un'ottima prova di Patric, attento in copertura, bravo ad andare sul fondo e crossare, fallendo una ghiotta occasione da gol. Si è rivisto nel finale anche Lukaku, al debutto stagionale dopo cure lunghe e un po' misteriose. Come quelle che - pare - stia svolgendo Luis Alberto, misterioso panchinaro da un paio di mesi. Spal alla sesta sconfitta nelle ultime sei partite, con la sola consolazione della vittoria sulla Roma proprio all'Olimpico poche settimane fa. Troppo fragile nei suoi difensori, un po’ presuntuosa a centrocampo dove Valdifiori e Missiroli sembrano troppo raffinati per una squadra che gioca per non retrocedere.

IL TABELLINO

Lazio-Spal 4-1 (primo tempo 2-1)

Marcatori: 26', 35' pt Immobile (L), 28 pt Antenucci (S), 14 st Cataldi (L), 25' st Parolo (L)

Assist: Lazzari (S), 35' pt Caicedo (L)

Lazio (3-5-2): Strakosha; Wallace, Acerbi, Radu; Patric, Parolo, Cataldi, S. Milinkovic (28' st Berisha), Lulic (17' st Lukaku); Caicedo (15' st Correa); Immobile. All. Inzaghi.

Spal (3-5-2): V. Milinkovic; Bonifazi (1' st Cionek), Vicari, Felipe; Lazzari, Missiroli, Valdifiori, Everton Luiz (36' st Dickmann), Costa; Antenucci, Petagna. All. Semplici.

Arbitro: Guida (sez. Torre Annunziata)

Ammoniti: 19' pt Acerbi (L), 12 st Everton Luiz (S), 23 st Felipe (S), 31' st Cionek (S)
Franco Recanatesi

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