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Oggi alle ore 15, a Roma, nell'aula Santa Chiara del Senato si tiene l'incontro pubblico "Chi ci crede, si rivede: no all'art.9" in cui un gruppo di rappresentati di alcune tifoserie organizzate di tutta Italia presenterà all'attenzione di alcuni membri del Parlamento le motivazioni per cui gli ultras dicono "no" all'articolo 9 e alla tessera del tifoso. All'appuntamento è stato invitato a tenere un intervento il Direttore Editoriale di Calciomercato.com, Xavier Jacobelli.
 Milva Cerveni, conduttrice televisiva di "Dodicesimo in campo" programma di RTB dedicato al mondo dei tifosi, è intervenuta ai nostri microfoni per approfondire gli argomenti principali che verranno trattati durante l'incontro:

Da dove nasce l'idea di questo incontro?
"L'iniziativa nasce da un confronto continuo fra alcuni gruppi organizzati che hanno voluto discutere e confrontarsi costantemente sulle tematiche relative all'articolo 9 (della legge n. 41 del 4 aprile 2007 ndr.), che regolamenta la vendita dei biglietti di accesso alle partite, e alla cosiddetta tessera del tifoso. I tifosi sono consapevoli che sono solo le istituzioni che possono legiferare sull'argomento e proprio per questo motivo è stato chiesto e organizzato questo incontro anche e soprattutto con i membri delle istituzioni".

Da chi sarà composta la rappresentativa dei tifosi?
"A Roma saranno presenti circa una trentina di gruppi organizzati provenienti da tutta Italia con i loro rappresentanti, tantissimi altri hanno manifestato il proprio sostegno all'iniziativa e saranno presenti anche dei rappresentanti di tifosi appartenenti al mondo del basket che al momento non è ancora toccato da questi provvedimenti, ma che presto potrebbero essere coinvolti in queste procedure".

Quali sono i principali effetti negativi dell'introduzione dell'articolo 9 e della tessera del tifoso?
"Innanzitutto l'obiettivo dichiarato di questi cambiamenti era quello riportare le famiglie allo stadio e di renderlo più fruibile. Se guardiamo i risultati, tuttavia, le famiglie negli stadi oggi non ci sono. Chi resiste, nonostante gli incredibili iter burocratici che vanno seguiti per ottenere un biglietto, sono sempre quei ragazzi, quei gruppi organizzati che la tessera del tifoso voleva colpire. Le famiglie sono state le prime ad essere scoraggiate da questa novità. Non si può più scegliere all'ultimo di portare i propri bambini allo stadio, per ottenere un biglietto bisogna passare attraverso innumerevoli procedure che complicano la vita soprattutto alle persone più comuni. Se vogliamo, anche i settori ospiti hanno subito l'influenza di queste novità perché se una volta negli stadi si poteva "vivere" la diversità, il colore della rivalità, oggi gli impianti sono svuotati anche di questi elementi".

Qual è l'obiettivo principale che si vuole ottenere da questa iniziativa?
"I gruppi organizzati stanno cercando principalmente di sensibilizzare chi ha la possibilità di legiferare sull'argomento. L'obiettivo è quello di far capire a tutti le conseguenze che queste misure hanno portato nel modo di vivere lo stadio. Da queste tematiche si potrà partire per discutere di alcune modifiche che i due avvocati Lorenzo Contucci e Giovanni Adami presenteranno in vece dei tifosi. La problematica più grande sottolineata dai gruppi organizzati è che chi prende decisioni in merito alla gestione degli stadi spesso non conosce il quadro completo, non conosce i cambiamenti che l'introduzione della tessera del tifoso ha portato nell'accesso allo stadio".

L'avvocato Lorenzo Contucci, insieme all'avvocato Giovanni Adami, presenterà per l'occasione una proposta di modifica alla legge 41 del 2007 e Calciomercato.com l'ha raggiunto in esclusiva per capire le modifiche che verranno presentate:
"In sostanza presenteremo una ‘norma di interpretazione autentica’ degli articoli 8 e 9 della legge 41 del 2007 detta anche la Legge Amato. Il problema giuridico dell’articolo 9 prevede che chiunque abbia avuto un daspo, o una condanna per i cosiddetti reati da stadio, per tutta la vita non potrà più avere accesso ai titoli di ingresso di manifestazioni sportive. Il che comporta il divieto non solo per gli stadi del mondo del calcio, ma anche di tutte le manifestazioni sportive extracalcistiche. L’osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive, compreso il problema, ha fornito una sua interpretazione della norma: in questo caso si applica l’articolo 9 per coloro che hanno un daspo in corso oppure per coloro che hanno subito condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni. Quest’ultima, tuttavia, è e resta un’interpretazione ministeriale, quindi modificabile, di governo in governo, in base alla volontà dei singoli ministri. La principale modifica che venerdì verrà proposta è proprio la decisione di dare un’interpretazione autentica e costituzionalmente corretta alla norma. Si vuole cercare di mettere per iscritto l’interpretazione data dall’osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive ampliandola, tuttavia, per evitare alcuni paradossi dovuti ai tempi giuridici delle condanne che, in numerosi casi, portano i tifosi ad essere sottoposti a diffida due volte per lo stesso fatto".