Aspettando che Ramsey arrivi in Italia a vestire la maglia della Juventus, sempre i bianconeri nella loro storia hanno ingaggiato altri due gallesi. Negli anni'80 arrivò il centravanti Ian Rush dal Liverpool, non lasciando peraltro particolari tracce, e una trentina di anni prima, dal Leeds, arrivò il “gigante buono” John Charles, lui sì rimasto impresso per sempre nella memoria collettiva juventina.


LA JUVE “DEI TRE RE” - Estate 1957, l'estate della rinascita juventina, l'estate della nuova Juventus del “Dottore”. Due noni posti, intervallati da un dodicesimo posto, avevano reso ormai necessario un rinnovamento profondo nella società juventina, tanto che Gianni Agnelli aveva lasciato il timone del comando al fratello Umberto, appena ventunenne. Il rinnovamento di Umberto ha il nome di John Charles preso per 110 milioni, certo. Ma anche di Omar Sivori acquistato dal River Plate per 180 milioni. I due con Boniperti, il grande condottiero bianconero, formeranno un trio d'assi che accompagnerà la Juventus, quella Juventus che Bruno Bernardi soprannominerà “dei tre re” come ricorda Nicola Negro nel suo splendido La Juventus del dottore, di nuovo allo scudetto, lo scudetto della prima stella.


DALLA MINIERA AL FOOTBALL, PASSANDO PER IL RING - Nato a Swansea la vigilia di Natale del 1931 da umile famiglia, sin da giovane Charles aveva seguito le orme del padre, orme che lo avevano condotto negli abissi delle miniere dove aveva lavorato per un breve periodo. Come è capitato a tantissimi altri grandi campioni di quel periodo, il calcio si trasforma nella occasione di riscatto e salvezza per il giovane John, che inizia a dare calci al pallone nella squadra giovanile della sua città. È con la fine della seconda guerra mondiale che Charles passa al Leeds dove, appena diciottenne, fa il suo esordio in prima squadra. Contemporaneamente assolve al servizio militare come carrista a Darlinghton, un centinaio di chilometri da Leeds, dopo alcuni mesi viene aggregato alla compagine sportiva e può dunque godere ogni settimana di tre giorni di licenza per poter continuare a giocare con il Leeds. Durante gli anni di leva viene avviato alla carriera pugilistica e per un anno sale – piuttosto timoroso di far del male – sul ring con un ruolino davvero niente male: dieci incontri, dieci vittorie, delle quali 5 per KO. Ma non è il suo mestiere, non è la sua aspirazione. Il maggiore Gordon aggrega Charles alla Nazionale Militare e da quel momento nella sua vita non ci sarà altro che il football. Tanti i ruoli ricoperti da Charles nei primi anni di carriera: mediano, stopper addirittura terzino e – ovviamente – centravanti. Ed è quello il suo ruolo, quando negli anni'50 prende a segnare a raffica nel campionato inglese. Con la maglia del Leeds saranno 150 le reti in quasi 300 partite. Nel 1950 fa il suo esordio con la maglia della Nazionale del Galles in una partita contro l'Irlanda e sempre con la sua Nazionale parteciperà ai Mondiali svedesi del 1958.


IL GIGANTE BUONO - Fisico possente, alto e muscoloso, spalle forti e larghe, Charles viene soprannominato “il gigante buono” perchè per essere un gigante lo è davvero, ma in quella corazza di “omone” batte un cuore altrettanto grande. Charles, consapevole forse della forza del suo corpo ha paura di poter far male agli avversari e in campo è esemplare, non risponde mai ai falli che gli altri giocatori gli fanno per cercare di fermarlo. Tanti sono gli esempi e gli aneddoti che lo testimoniano, Charles è di una bontà fuori dal comune. In Italia più di una volta Charles rinuncia a segnare per soccorrere un avversario che ha involontariamente colpito nell'atto di divincolarsi dalla marcatura. Eppure Charles passa alla storia anche per un suo schiaffo, rifilato non ad un avversario bensì ad un suo compagno di squadra, e che compagno! Nientemeno che ad Omar Sivori. Durante una partita contro la Sampdoria l'argentino si fa espellere e si scaglia contro l'arbitro, interviene Charles per calmare Sivori e gli rifila un ceffone. Sivori non reagisce, incassa e se ne va, tanto è il rispetto che Omar nutre per il gallese. Tante reti segnate sì, ma anche tanto coraggio e tanto amore. Una persona straordinaria, John Charles, mite, vincente e umile, pronto per il bene superiore della squadra a sacrificare la sua naturale empatia con il gol per giocare in un ruolo non suo, come accadde anche in bianconero in una notte di coppa dei campioni ad Atene nel 1962.
Resta alla Juventus cinque anni, poi sua moglie decide che è ora di ritornare in Patria e Charles a malincuore saluta la Juventus con la quale aveva vinto tre scudetti, due Coppe Italia e messo a segno più di 100 reti. Nessuno alla Juventus si scorderà del gigante buono gallese, neppure quando avrà problemi economici e di salute.


LE DONNE DELLA SUA VITA - Lascia l'Italia, la Juventus, quasi in lacrime, chiedendo scusa a Boniperti e ad Agnelli. La decisione in fondo non è sua, fosse per lui resterebbe a vita. La decisione è di sua moglie. Charles subisce molto la personalità della moglie Peggy che lo guida e lo condiziona spesso nelle scelte: John era pronto a firmare il rinnovo con i bianconeri ma Peggy è irremovibile, occorre tornare a casa, i bambini devono crescere in Gran Bretagna, non in Italia.
Torna dunque al Leeds, ma solo per poco: la nostalgia per l'Italia dopo pochi mesi lo fa firmare un contratto con la Roma per l'ultima parte della stagione 1962/63, altri litigi con la moglie, quindi il definitivo rientro in Galles.
John ama Peggy, ma il loro rapporto diventa impossibile. Beve Charles, forse troppo, a rotoli ci finisce il matrimonio e la gestione di un pub. I soldi sono pochi, la sdalute traballa. La salvezza arriva quando conosce Glenda che lo accompagnerà con amore nel secondo tempo della sua vita sino al triplice fischio, all'alba del 21 febbraio 2004, a seguito di un problema cardiaco.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)