In estate due colpi di rivoltella hanno dato il via ad una escalation drammatica che ha portato mezza Europa a dichiararsi guerra. L'estate del 1914 è passata così, tra cannonate ed eserciti a spasso per l'Europa sino all'invasione del Belgio da parte delle truppe tedesche. Tedeschi dei quali, al pari con gli austro-ungarici l'Italia è alleata, e con i quali sta febbrilmente trattando il proprio appoggio ed intervento.

IL CALCIO PROSEGUE - Nel frattempo, mentre al soglio pontificio sale Benedetto XV e l'Italia sin dai primi giorni di agosto ha dichiarato la proprio neutralità al conflitto, il calcio in Italia ancora non si lascia scuotere dai venti di guerra e nel settembre del 1914 programma la propria stagione. Tra queste spicca l'amichevole organizzata per l'inaugurazione del nuovo terreno di gioco dell'Enotria tra Internazionale e Juventus. I nerazzurri sono reduci da un buon campionato nella stagione 1913/14 dove si piazzano terzi nel girone finale del Nord. È una squadra forte, composta dagli svizzeri Peterly ed Engler e dall'oriundo italo-svizzero Aebi. Non solo. Molto forti gli italiani, Virgilio Fossati su tutti, poi il portiere Campelli e i fratelli Cevenini. La Juventus, scampato il pericolo della retrocessione nel 1913, si è data una nuova struttura societaria ed ha terminato il campionato 1913/14 con un inaspettato quarto posto finale, proprio alle spalle dell'Internazionale.

COPPA ENOTRIA - Le due squadre quindi vengono invitate dall'Enotria in occasione dell'inaugurazione del nuovo campo da gioco della società lombarda, che vuole che il proprio terreno di gioco venga calcato per la prima volta dai tacchetti di due tra le squadre più blasonate d'Italia, stante – va detto – l'assenza dalla Penisola di Genoa e Pro Vercelli, impegnate in quei giorni nella loro tournèe in Sudamerica. Internazionale e Juventus, quindi, assieme al vice presidente federale ingegner Mauro, inaugurano la stagione 1914/15  meneghina del calcio, in un incontro che già stimola tutti gli appassionati.

Peccato però che la Juventus si presenti rabberciata alla meno peggio, priva di quasi tutti i suoi titolari e senza neppure un minuto di allenamento nelle gambe. I pochissimi titolari in campo, Borel e Boglietti I su tutti, assieme ad un manipolo di volenterosi giovincelli nulla possono contro un'Internazionale, al contrario, schierata con molti titolari. Il destino è scritto ancor prima del fischio d'inizio. La Juventus decide di giocare comunque la partita per onorare l'invito dell'Enotria, ma va incontro ad un rovescio epocale, sepolta da ben otto reti contro le appena due segnate. La partita si gioca in Italia quando sulla Marna si sta combattendo un'aspra battaglia che vedrà, al termine di una settimana di cruenti assalti, l'esercito francese riuscire a far ripiegare quello tedesco. L'impressione destata dall'esito della battaglia sulla Marna anche in Italia è forte. Lo stesso presidente del Consiglio italiano dell'epoca, Salandra, lo sottolinea quando rammenta che il sentimento italiano era sì di avversione verso l'Austria, ma che dopo la brutale invasione del Belgio ad opera dei tedeschi quel sentimento andò ad estendersi anche nei confronti della Germania e la vittoria francese sulla Marna fece esplodere di gioia il popolo italiano. Evidentemente parole legate ad una retorica e ad un opportunismo interventista quelle di Salandra, ma che tuttavia celano comunque più di un briciolo di verità. Comunque sia, quella vittoria francese sulla Marna – poi rivelatasi effimera – spinge il governo italiano ad iniziare le prime trattative con Inghilterra, Francia e Russia, gettando le basi per la futura stipula del Patto di Londra.
In Italia, nel frattempo, stava per iniziare una stagione drammatica e gravida di conseguenze, conseguenze alle quali non resterà estraneo neppure il campionato di calcio, torneo – unico nella storia italiana – a non aver mai visto la fine e ancor oggi oggetto di disputa e polemiche.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)