Alla vigilia del quarto anniversario della marcia fascista su Roma, ormai il regime aveva svelato la sua natura totalitaria modificando strutturalmente ogni apparato statale. Non solo. È con l'assassinio del socialista e antifascista Giacomo Matteotti che il Fascismo getta definitivamente la maschera e si presenta per quello che in realtà è e vuole essere, un regime dittatoriale colluso, corporativista e senza scrupoli. Da quel momento tutto il Paese viene sottoposto ad una progressiva fascistizzazione dalla quale non resta immune neppure il calcio, che nell'estate del 1926 viene profondamente riformato attraverso quella che poi passerà alla storia come “Carta di Viareggio” e della quale abbiamo già in passato avuto modo di parlare.

Eppure quell'estate del 1926 rimarrà nella storia per altri due momenti che nulla c'entrano tra loro ma che curiosamente quasi vanno a sovrapporsi nel calendario.

QUESTIONE DI CENTIMENTRI. O QUASI - Mussolini da un punto di vista strettamente agiografico era idolatrato dalle folle che lo amavano e amato dalle donne alla follia. Repressa l'opposizione, Mussolini e il Fascismo dopo le elezioni del 1924 avevano iniziato, come detto, quel processo di appiattimento morale della popolazione che avrebbe al fine condotto alla rovinosa partecipazione al secondo conflitto mondiale. Eppure, alcune sacche di resistenza – pare anche interne al Partito stesso – continuavano ad essere vive e tra il 1925 e il 1932 Mussolini fu oggetto di alcuni attentati, sempre falliti di poco vuoi per una mira imprecisa, vuoi per il tempestivo intervento delle forze dell'ordine.

​JENO KAROLY E LO SCUDETTO JUVENTINO - In quegli stessi anni di ascesa vertiginosa della dittatura fascista, nel mondo del calcio assistiamo all'ingresso dei capitali industriali. È un calcio che sta cambiando in fretta: pubblicità, radio, giornali, stadi nuovi, sponsorizzazioni e stipendi più o meno occulti ai giocatori. Nell'estate del 1923 la Famiglia Agnelli diventa proprietaria della Juventus e la storia bianconera sterza per sempre. Prima viene modernizzata la struttura societaria, poi si passa ad una massiccia ma mirata campagna di rafforzamento della squadra che nel giro di tre anni porta la Juventus a vincere lo scudetto, 21 anni dopo la prima vittoria, quella lontanissima dei pionieri del 1905. Certo Hirzer, Rosetta, Combi e altri campioni, ma protagonista di quello scudetto juventino è l'allenatore ungherese Jeno Karoly. Il primo allenatore “vero” nella storia della Juventus. Da calciatore vince campionati nelle file della forte MTK Budapest e incontra pure la Nazionale italiana nel maggio 1910, quando l'Ungheria batte l'Italia 6-1 anche con una rete segnata da lui. Nel dopoguerra Karoly allena il Savona ed è lì che Agnelli lo va a prelevare, un po' come una sessantina di anni più tardi Berlusconi andrà a Parma a prelevare Arrigo Sacchi per il “suo” Milan. La Juventus cambia passo e nella stagione 1925/26 si qualifica per la prima volta alla finale della Lega Nord, dove incontra il Bologna. Le due partite terminano entrambe in parità e quindi viene fissato lo spareggio per il 1°agosto, a Milano. Tre giorni prima il dramma si abbatte in casa bianconera. Jeno Karoly il 28 luglio muore improvvisamente colpito da infarto. La Juventus dalla tragedia tra la forza necessaria per battere il Bologna, laurearsi campione del Nord e accedere alla finalissima nazionale dove seppellirà sotto una montagna di reti la malcapitata vincitrice del Sud, l'Alba di Roma, diventando così il 22 agosto campione d'Italia.
L'ALBA AUDACE E MUSSOLINI - E già, Mussolini. Non ce lo siamo scordati. Siamo dunque alla fine di agosto del 1926, l'Alba ha perso ancora una volta lo scudetto e nel frattempo è entrata in vigore la riforma calcistica di Viareggio. Il regime vuole una squadra forte che rappresenti Roma, caldeggia – meglio ordina? - che la costellazione di squadre della capitale si uniscano in un unico soggetto sportivo. L'iter è lungo, difficile e non privo di frizioni. Agli inizi di settembre l'Alba e l'Audace si fondono insieme e danno vita alla nuova società Alba Audace. Da lì a pochi mesi nascerà l'A.S. Roma. Neppure il tempo però per Mussolini di congratularsi con la neonata società capitolina attraverso un messaggio del 10 settembre che il giorno successivo c'è qualcuno che prova ancora una volta a farlo fuori.

L'ATTENTATO DELL'11 SETTEMBRE 1926 - L'anarchico Gino Lucetti scaglia una bomba contro la Lancia Lambda sulla quale Mussolini viaggia verso Palazzo Chigi, ma quella bomba rimbalza contro la portiera della vettura ed esplode a terra ferendo i passanti ma lasciando illeso il vero bersaglio, il Duce. Mussolini non perde tempo ed appena arriva a Palazzo Chigi si affaccia sul balcone e improvvisa un comizio nel quale attacca duramente la Francia, che vede come la mandante dell'attentato, mentre tutti gli organi di stampa e non solo si affannano a rendere le servili felicitazioni per lo scampato pericolo. Tra le innumerevoli manifestazioni di affetto al Duce non potevano ovviamente mancare quelle della F.I.G.C. che per mezzo del suo presidente, il fascista bolognese Arpinati, si affretta a mandare un telegramma ripreso il giorno dopo da La Gazzetta dello Sport:
“Federazione Calcistica commossa esecrando attentato sacra vita dell'Eccellenza Vostra riafferma devozione profonda atleti italiani pronti difendere ogni costo voi Duce per maggiori fortune della Patria.”
Ricapitolando. A Roma un anarchico proveniente dalla Francia fallisce un attentato al Duce, Mussolini formalmente attacca la Francia e la F.I.G.C. assieme a tutto il corporativismo gli si stringe attorno spronando – parole de La Gazzetta dello Sport – la popolazione italiana “ a proteggerlo perchè egli è la salvezza d'Italia. E i suoi nemici, nelle vie e nelle case, vanno ghermiti e puniti, inesorabilmente”. Insomma, un quadretto niente male.

​JUVETORO: UNA SQUADRA DA FAVOLA - In tutta questa sarabanda, a Torino si stanno nel frattempo predisponendo gli ultimi dettagli per un incontro amichevole tra una mista ungherese contro una mista composta da giocatori di Juventus e Torino in favore della vedova e dei due figli di Karoly. La tragica morte dell'allenatore ungherese non ha ovviamente avuto ripercussioni soltanto sul lato sportivo, c'è un drammatico vuoto che viene lasciato nelle vite dei famigliari più stretti e la Juventus non abbandona gli eredi, decidendo di organizzare in loro favore una partita, l'ultimo saluto a Karoly. La squadra torinese che scende in campo è da favola, una mezza Nazionale che sul campo regala divertimento e momenti di gran calcio. E a leggere i nomi dei giocatori non si fatica a credere alle cronache dell'epoca: Combi; Rosetta, Allemandi; Bigatto, Meneghetti, Aliberti; Libonatti, Munerati, Janni, Pastore, Torriani. Insomma, da leccarsi i baffi se non fosse che questi 11 campioni si sono riuniti per una circostanza tanto tragica. 5 a 1 finisce quella partita, tra applausi e commozione dagli spalti.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)