Nell'Italia del pallone dici Torino e dici calcio, dici football. Tutto – o quasi – è nato in quella città, come più volte abbiamo avuto modo di raccontare. Dopo i primissimi anni dei pionieri, anni pieni di tantissime squadre di calcio torinesi, nel capoluogo piemontese c'è stato posto solo per Juventus e Torino e da oltre un secolo la sfida tra queste due squadre identifica una città e due società che non potrebbero essere più diverse. Eppure questo essere diverse in tutto non ha impedito loro di fare parecchie operazioni di calciomercato incrociate, come quella che caratterizzò l'estate del 1941 quando si disputò un vero e proprio derby di mercato.

LA TRAGICA ESTATE 1941 - Il mondo in quella tragica estate del 1941 era in guerra e l'Italia scelleratamente non si era tirata indietro e già da un anno aveva dichiarato guerra al fianco dell'alleato tedesco a Francia e Gran Bretagna. Guerra che aveva fatto conoscere all'Italia fascista già alcuni gravi rovesci sul fronte africano, eppure nel giugno del 1941 Mussolini non esitò un attimo a schierarsi con Hitler nell'Operazione Barbarossa di invasione della Russia, operazione che avrebbe segnato la fine per entrambi. In Italia la guerra aveva significato razionamenti e condizioni di vita sempre più complicate. Il calcio, con le sue storie di scudetti e partite, non venne fermato, anzi venne usato dal regime anche come strumento di propaganda e finì con il lenire un poco le sofferenze della popolazione. L'estate calcistica del 1941 vede parecchi movimenti di calciomercato con Ambrosiana-Inter, Juventus e Torino grandi protagoniste. Il presidente granata Novo mette in pratica una poderosa campagna di rafforzamento acquistando dall'Ambrosiana per 250.000 lire Pietro Ferraris II e dalla Juventus un trio di giocatori: Bodoira, Borel II e Gabetto. La Juventus, orfana del presidentissimo Agnelli morto in un incidente nel 1935, aveva proprio dal 1941 come nuovo presidente Piero Dusio un fervente innamorato del Fascismo, in gioventù pilota automobilistico e fondatore della Cisitalia.

​GABETTO E BOREL II: ANDATE E RITORNI - Guglielmo Gabetto e Felice Placido Borel (II), detto “Farfallino” sono due nomi molto importanti nel calcio italiano degli anni'30. Gabetto inizia a dare calci al pallone nelle giovanili della Juventus ed esordisce in prima squadra nel campionato 1934/35, diventando ben presto un attaccante di tutto rispetto: in sette campionati in bianconero segna oltre 80 reti. Gabetto era attaccante elegante e astuto, molto abile nel segnare in modo spettacolare ed acrobatico e assolutamente imprevedibile, difficilissimo da marcare. Borel II, al contrario, inizia a giocare nei Balon Boys del Torino dove si mette in luce e lo nota Karl Sturmer, allenatore della prima squadra, che in poco tempo lo fa diventare un attaccante letale. Eppure entrambi il punto più alto delle rispettive carriere lo toccheranno “scambiandosi” le maglie: Gabetto sarà tra gli artefici del Grande Torino e Borel diventerà una delle bandiere della Juventus dei cinque scudetti consecutivi, esordendo ad appena 18 anni in serie A il 2 ottobre 1932 a Napoli e segnando goal a grappoli.

DERBY DI CALCIOMERCATO - Borel II e Gabetto, quindi, nell'estate del 1941 sono due giocatori inamovibili della Juventus, una Juventus, a dire il vero, un po' appannata, che dopo il quinquennio d'oro non ha saputo rinnovarsi e mantenersi ai vertici. Lo stesso “farfallino” Borel vive alcuni anni difficili, non è più il fromboliere delle prime stagioni juventine, complici anche alcuni infortuni e malanni. Gabetto, invece, è il pilastro dell'attacco bianconero ed ancora giovane, appena venticinquenne. Desta pertanto scalpore la decisione del presidente juventino Dusio di privarsi di entrambi i calciatori, eppure è proprio ciò che accade nell'estate del 1941. molte squadre proprio quell'anno decidono di rinnovarsi e diventano protagoniste del calciomercato. L'Ambrosiana-Inter decide di affidarsi ad un blocco di calciatori provenienti dall'Atalanta e di disfarsi dei giocatori più anziani, tra i quali il vecchio leone campione del mondo Giovanni Ferrari che viene convinto da Dusio a ritornare alla Juventus. Juventus che a sua volta acquista il sudamericano Banfi, la “pantera nera” Perucchetti, Olmi e i fratelli Sentimenti. Però la voce grossa la fa senz'altro il Torino del presidente Novo, che prosegue in una massiccia campagna acquisti. Come già accennato il Torino prende Ferraris II dall'Ambrosiana-Inter per 250.000 lire e dalla Juventus ben tre giocatori: i trentenni Bodoira e Borel II e per 330.000 lire – battendo la concorrenza del Genova – nientemeno che Guglielmo Gabetto. Sta nascendo quello che diventerà il “Grande Torino” degli anni'40. Vladimiro Caminiti, con la sua prosa personale e unica, così racconta il passaggio dei due juventini al Torino:

“Felice Placido Borel Farfallino si può definire in mille modi. È juventino sul serio, col fegato e col cuore, ma anche tantissime altre cose; non gli dispiace il Torino, ad esempio, che Ferruccio Novo ha fatto forte, anche coi rinforzi juventini, Gabetto ad esempio.”

Farfallino Borel in granata rimarrà una sola stagione poi ritornerà alla Juventus, ma il suo anno in granata sarà decisivo per le sorti della società di Novo: infatti, dopo le prime stentate partite, proprio Borel assieme ad Erbstein contribuirà a far passare i granata dal “metodo”, adottato da tutte le squadre italiane al “sistema”, modulo con cui il Torino col tempo diventerà invincibile.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)