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  • 35 milioni di debiti, chi sono i gioielli che il Brescia è costretto a cedere

    35 milioni di debiti, chi sono i gioielli che il Brescia è costretto a cedere

    • ADG
    Sono passati solo 14 anni da Brescia-Paris Saint Germain, finale di Coppa Intertoto del 2001, nella quale le Rondinelle persero la possibilità di accedere alla Coppa Uefa di quell'anno solo per la sfortuna di aver giocato la seconda partita in casa: 0-0 al Parco dei Principi, 1-1 al Rigamonti, con rete del solito Roberto Baggio. Quattordici anni lunghi una vita per la società lombarda, che dall'akmè, la cima raggiunta in quell'estate 2001 è oggi arrivata al momento più difficile della sua storia. 

    35 MILIONI DI DEBITI - Già, perchè la mitica società che fu di Mazzone e del Divin Codino, ma che arrivò anche a trionfare in una Coppa Anglo Italiana con Lucescu e Hagi, nel 1993 a Wembley, si trova in una brutta situazione societaria: quattordici i punti in classifica, tre quelli di penalizzazione che verranno a breve ufficializzati, due quelli che dovrebbero aggiungersi a causa del molto probabile mancato pagamento degli stipendi dal mese prossimo. Ma soprattutto, trentacinque milioni di debito della società. Il club deve soldi a istituti di credito, ad altre società di calcio per operazioni di mercato e ai fornitori; da aggiungere poi gli stipendi in arretrato, Irpef e debiti di natura fiscale.L'amministratore unico Ragazzoni cerca acquirenti o investitori, ma da questo punto di vista non si muove una foglia.

    BISOGNA VENDERE - Ivo Iaconi, l'allenatore, non sembra essere riuscito ad amalgamare al meglio il gruppo, che infatti non sta rendendo come ci si aspettava, dato la presenza di ottimi giocatori in rosa; le necessità economiche potrebbero quindi portare la società lombarda a cedere i suoi pezzi pregiati.  Lo stesso capitan Zambelli ha rivolto un appello ai suoi compagni di squadra: "Se qualcuno non se la sente non deve restare con noi. Se c’è qualcuno che pensa di sostenere il club, questo è il momento"

    PEZZI PREGIATI - Le Rondinelle sono ricche di giovani promettenti, in quasi tutti i ruoli: a partire dal portiere Stefano Minelli, classe '94, il degno successore di Leali (ora titolare nel Cesena in A e di proprietà della Juventus) e Cragno (titolare nel Cagliari), che non sta facendo rimpiangere Gori, passato l'anno scorso al Milan, e che ha già attirato l'interesse delle big di A, dato la sua prestanza fisica e capacità di rilanciare l'azione, come il suo modello Julio Cesar. In attesa di Luca Mandelli, altro portierino classe ‘98, pilastro degli Allievi nazionali, che è già stato convocato in Under 16. In difesa ci sono Edoardo Lancini, classe '94 di Chiari, cresciuto nel Lumezzane prospetto molto interessante, tanto che il suo procuratore è Tullio Tinti, e Alberto Boniotti, classe '95, definito il nuovo De Sciglio. A centrocampo impossibile non citare Ahmad Benali, il cui agente è stato intervistato recentemente da Calciomercato.com (LEGGI QUI): classe '92, alla terza stagione nel Brescia, nato in Inghilterra ma di nazionalità libica, ha attirato le mire dell'Inter. Da segnalare anche Isaac Ntow, esterno ghanese '94, anch'egli con richieste dalla Serie A, ma pronto a rinnovare col club lombardo in queste ore e Leonardo Morosini, fantasista classe '95, cresciuto con la passione dell'Inter e del pianoforte. Infine due attaccanti: Marco Valotti, punta tascabile di movimento, classe '95, e Ismail H'Maidat, 19enne talento marocchino con passaporto olandese, trequartista che può rendere al meglio anche da seconda punta, su cui si sono mossi Milan e West Ham.
     

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