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A quale top italiana potrebbe fare comodo un trequarti così essenziale come Antonin Barak? Già, essenziale. Non mi viene in mente un aggettivo più adatto per descrivere lo stile del giocatore ceco. È un attributo che fra l’altro è anche il migliore dei complimenti possibili, secondo me. Specialmente per un ruolo come il suo, dal quale tutti si aspettano sempre i fuochi d’artificio, i capricci della fantasia, i colpi di tacco. Dunque a che squadra servirebbe tanta efficace concisione? Tanta limpida intelligenza di scelte, tocchi e movimenti? Escluderei dal gruppo quelle che adottano il sistema 4-3-3, cioè Lazio e Fiorentina. Da mezzala o addirittura esterno alto si perderebbero certamente alcune delle più apprezzabili sfumature del suo gioco. Nelle sue corde potrebbero invece rientrare sia i 4-2-3-1 di Milan, Juve, Napoli e Roma, che i sistemi a tre, variamente declinati, di Atalanta e Inter (più Atalanta che Inter a dire il vero). Per quanto riguarda il primo sottogruppo, la Juve ha già Dybala (salvo colpi di scena), il Napoli Zielinski, la Roma Pellegrini, dunque soltanto il Milan potrebbe averne effettivamente bisogno, visto la piega deludente che ha preso il campionato di Brahim Diaz. In sostanza due sono gli sbocchi tattici naturali in Italia, qualora Antonin decidesse di salutare Verona: o il Milan o la Dea. Vediamo insieme perché. 

POSIZIONAMENTO TRA LE LINEE - Tanto nello spigoloso Verona di Juric, quanto nell’ancor più brillante Hellas di Tudor, Barak si è affermato come trequarti di centrodestra nel 3-4-2-1. Un modulo che ne ha valorizzato molte caratteristiche. Fra queste, la capacità di legare i reparti con una spiccata percezione e conseguente sfruttamento degli spazi tra le linee, condivisi l’anno scorso con l’altra sottopunta Zaccagni, quest’anno con Caprari. Vi porto un esempio tratto dalla partita pareggiata 1-1 a Napoli il 7 novembre 2021.



Lo sviluppo offensivo del Verona qui è chiaramente dispiegato, coi ‘quinti’ in ampiezza, Simeone a fissare la retroguardia avversaria e Caprari e Barak che cercano di smarcarsi negli spazi intermedi. Dapprima il ceco si porta al centro (dal centrodestra) per mostrare a Veloso una possibile traccia diagonale. Poi, non appena Veloso muove palla orizzontalmente verso Tameze, notiamo Barak guardare alla sua sinistra, alla ricerca di un nuovo spazio utile tra le linee.



Lo trova, e Tameze serve il compagno con un passaggio taglialinee di qualità, da cui si origina una situazione pericolosa.



È a questo punto che Barak raramente fa la scelta sbagliata. Non aspettatevi trick appariscenti da Antonin. ‘Solo’, la scelta giusta. È  il decision making di Barak a non essere comune, non i suoi dribbling o la velocità palla al piede. 



NEL MILAN? - In un contesto come quello del Milan, già piuttosto ricco di magie (Ibra) e funamboli (Leao), ciò che serve aggiungere è pulizia, linearità, semplicità. Giocate limpide insomma, ‘necessarie’.  
Immaginate poi un trequartista come Barak dietro a Zlatan. Uno bravo come il boemo a inserirsi senza palla. Perché il suo decision making si rivela anche in questa capacità di interpretare e leggere lo spaziotempo non solo in maniera posizionale ma anche dinamica, negli attacchi alla porta. Prendete l’ultimo gol di Barak al Mapei Stadium, contro il Sassuolo. 

L’idea di Kalinic è splendida, ma ha origine dal movimento di Barak.



Che poi in corsa controlla col mancino e sempre di mancino subito dopo supera Consigli con un tocco sotto molto fine.



RIMORCHI E COLPO DI TESTA - Nel Verona funzionano parecchio bene anche i rimorchi di Barak. È fondamentale avere un centrocampista offensivo in grado di riempire l’area al momento del cross. Meglio ancora se fa il trequartista, così ci arriva anche più spesso. Barak la porta in questi casi la ‘sente’ e la ‘vede’ piuttosto bene, come si usa dire in gergo.



Il gol contro l’Empoli, nato da un cross di Lazovic, ne è un perfetto esempio.



Così come quello dello scorso anno contro la Juventus, quando saltò in testa ad Alex Sandro, forte del suo uno e novanta.



E NELL’ ATALANTA? - Per concludere, un’alternativa. Finora abbiamo ipotizzato soltanto Barak al Milan, ma anche l’Atalanta sarebbe per lui un contesto tattico ottimale. Apparentemente anche più favorevole, dato che Verona e Bergamo presentano molteplici affinità per via del lascito di Juric (allievo di Gasp). Sul centrodestra del fronte d’attacco, dopo la delusione Miranchuk (in probabile partenza), toccherebbe a lui vedersela con Ilicic (un’ incognita dal post lockdown in qua) e Malinovskyi, che di solito sono i due che si contendono quel ruolo. Barak ha caratteristiche diverse da entrambi: è meno tiratore dell’ucraino e certamente meno estroso dello sloveno, ma a differenza dell’uno e dell’altro è più costante nel rendimento stagionale e nell’arco della singola partita. Garantisce cose. È molto più dinamico. Inoltre possiede una dote importantissima per un giocatore di Gasperini: è insieme ‘fisico’ e intelligente. In sostanza, la Dea con lui potrebbe avvalersi di un altro Pasalic, un Pasalic mancino.