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"Io sono un tipo che si mette sempre a disposizione degli altri", dice Robert Acquafresca, e mentre parla dà davvero l'impressione che occorra parecchio impegno per farlo innervosire. S'arrabbia solo per l'etichetta di bomber che segna solo a Cagliari, "perché non è vero: a Treviso, a 19 anni, ho fatto 11 gol. Solo nella stagione fra Genova e Bergamo non ho segnato".

Perché?

"Il calcio è così, la palla delle volte entra comunque la colpisci, altre volte mai. Ma io non ho mai sbagliato una stagione".

In che senso?

"Ho sempre avuto l'atteggiamento giusto, alla mia età non mi posso permettere di entrare in campo deconcentrato".

Bisoli è molto contento della sua intesa con Di Vaio.

"Mi trovo molto bene con Marco, che al di là della sua grande carriera è anche estremamente disponibile. Ho letto che ha detto che ho fame di gol e gli occhi giusti, lo ringrazio".

Col tecnico, a Cagliari, com'è andata?

"All'inizio giocavo, poi segnava tanto Matri, toccava a lui".

Per Bisoli lei è il classico uomo d'area. Le servirebbe qualche chilo in più?

"No, credo di no. Devo migliorare nel fraseggio".

L'idolo da ragazzino?

"Senza dubbio Baggio".

Il campione cui si è

ispirato.

"Inzaghi, il ruolo è quello".

Il sogno da calciatore?

"Quello di tanti, arrivare in Nazionale. Ho fatto la trafila fino all'Under 21, mi manca quella più importante, riparto da qui per conquistarla".

Un obiettivo che si pone quest'anno in rossoblù.

"I numeri li ho in testa ma non li dico, per scaramanzia. Certo, almeno la doppia cifra. La squadra però mi piace, la penso come Di Vaio: possiamo arrivare a metà classifica".

Lei è di Torino. Ma ha un accento sardo.

"Tre anni in Sardegna e l'ho imparato. E poi ho appena sposato Michela, che è di Villa San Pietro. Anche i miei suoceri scherzano sul mio accento".

Figli in programma?

"Diciamo lavori in corso".

Interessi fuori dal calcio?

"Il cinema. Specie se si ride. Mi piacciono le commedie".

Carattere? Tranquillo di sicuro.

"Sono un pantofolaio".

I suoi genitori invece hanno pedalato parecchio.

"Mio padre Pino, origini pugliesi, salì a Torino, oggi lavora per un'azienda che fornisce i pasti a scuole e ospedali. Mia madre Ewa è polacca, lavorava come impiegata all'Onu, ora non più".

E poi lei ama i cani.

"Li adoro. Ora ho due pinscher, Ugo e Trilly. I cani per me sono molto importanti, mi aiutano anche nei momenti in cui sono triste, ti infondono davvero tanto amore".

Dove andrà ad abitare?

"Ancora non lo so, ho visto la città ed è proprio così bella come me l'avevano raccontata. Ma deciderà mia moglie, che passa più tempo in casa di me, e soprattutto 'decideranno' i cani, nel senso che bisognerà trovare una sistemazione adeguata alle loro esigenze".