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Aveva 94 anni, è stato un grande giornalista, elegante e competente, ha fatto la storia della televisione italiana quando lo sport entrava nei nostri salotti in punta di piedi e - dentro il televisore - i presentatori erano compunti, con giacca e cravatta d'ordinanza. Ci lascia Alfredo Pigna (classe 1924), volto storico della Domenica Sportiva tra gli anni 60 e 70 e cantore delle gesta della «Valanga azzurra» di Gustavo Thoeni e Pierino Gros prima e di Alberto Tomba poi, sin dai primi successi nel 1987, passando per le storiche imprese ai giochi olimpici di Calgary del 1988 (doppio oro del bolognese). Napoletano, laureato in legge, per mantenersi da ragazzo aveva fatto un po’ di tutto, anche lo scaricatore di porto e l’autista di camion nella Napoli occupata dalle truppe Alleate, per poi di trovare il suo destino nella carta stampata nella Milano della ricostruzione (1950) nel quotidiano del pomeriggio "Milano sera" e poi al "Corriere della Sera" fino al ruolo di direttore, dal 1965 al 1969, della "Tribuna Illustrata". Era un uomo colto, dai mille interessi, amico di scrittori e registi, curioso e pronto a sperimentarsi anche in territori che non fossero prettamente sportivi. Scrisse "Miliardari in borghese", dedicato ai capitani d’industria italiani e fu co-sceneggiatore, con il suo amico Dino Buzzati, del film "Il fischio al naso", con Ugo Tognazzi. E’ stato amico di moltissimi sportivi che hanno lasciato una traccia significativa negli anni ’70, da Adriano Panatta a Pietro Mennea, che gli confidò che la sua vittoria più bella era stata quella di aver contribuito a trovare un posto di lavoro a suo padre. Da inviato del Tg1 e del pool sportivo diventò anche telecronista di sci (la sua grande passione), prima affiancando Guido Oddo e poi come voce principale.

Ma la sua fama è dovuta soprattutto alla conduzione della "Domenica Sportiva", dal 1970 al 1974, anni in cui il calcio stava entrando - bussando e con la modica quantità - nelle case di tutti gli italiani. La sua DS raggiunse vette di 9 milioni e 500mila spettatori, con un clamoroso incremento di 4 milioni rispetto all'anno precedente. Quel periodo si segnalò per le molte novità volute da Pigna stesso. Innanzitutto diede più spazio agli sport considerati "minori". Decise poi che lo studio doveva somigliare ad una redazione, volle i primi giornalisti nel ruolo di opinionisti. Impose ai dirigenti RAI di "far vedere" la moviola, la volle proprio in studio. Fu con lui che la moviola diventò familiare agli italiani, grazie anche ad uno staff di prim'ordine: c’erano infatti in quegli anni Bruno Pizzul, Carlo Sassi e Heron Vitaletti, Beppe Viola, Alberto Giubilo, Adriano De Zan, Aldo Giordani, Paolo Rosi. Pigna fu richiamato a condurre la Domenica Sportiva dal settembre 1982 al gennaio 1985 e dal settembre 1985 fino al maggio 1986 in tandem con Tito Stagno. In 25 anni di RAI Pigna non ebbe mai un ufficio e nemmeno una sua personale scrivania. Andava in RAI per trasmettere in diretta o montare alla moviola in servizi richiesti. Per anni aveva vissuto su una barca ristrutturata, con la moglie Liliana (spostata nel 1953 e deceduta nel 2013 dopo 60 anni di matrimonio) e per un po’ con i figli, Cinzia e Corrado, per poi ritirarsi in Toscana. Aveva chiamato quel vecchio peschereccio "Intrepido", perché in fondo era quello il suo carattere - quello di un uomo curioso del mondo e pronto ad andare ovunque per scoprirne qualche segreto.