È difficile capire, se non si è spagnoli e, c'è chi aggiungerebbe, se non si è asturiani, il peso nel mondo calcistico iberico di un personaggio come Enrique Castro Quini. L'ex-giocatore di Sporting Gijon e Barcellona, tra gli anni che vanno dal 1968 al 1986, è deceduto ieri a causa di un infarto all'età di 68 anni, e oggi tutti i quotidiani sportivi spagnoli, che spesso aprono con titoloni in netto contrasto tra loro, per una volta si sono travati d'accordo nel dedicare al "Brujo" la prima pagina, salutando un personaggio che non era solo l'immagine di un calcio che ormai non esiste più, ma anche un giocatore che sapeva mettere tutti d'accordo.

EL PICHICHI - Quini non era certo un attaccante che veniva apprezzato per lo stile raffinato, ma senza dubbio la sua efficacia sottoporta era leggendaria, per questo venne soprannominato "El Brujo" - il Mago. Conquistò per cinque volte il titolo di "Pichichi", che va al capocannoniere della Liga, lo stesso numero di Alfredo Di Stefano e Hugo Sanchez, e la sua forza fu quella di vincerne tre nelle file dello Sporting Gijon, prima di passare al Barcellona. Erano tempi diversi. Portare una cenerentola come lo Sporting in seconda posizione in classifica non ti garantiva l'accesso alla Champions e lasciare il club di appartenenza non era semplice come ora. Quando Quini arrivò al Barcellona aveva ormai 31 anni, non riuscì mai a vincere una Liga, e la volta in cui il sua Barça stava quasi per farcela fu sequestrato da tre balordi. 25 giorni in una stanzetta di pochi metri quadrati un'esperienza che lo stesso Quini ripeteva non avrebbe augurato al suo peggior nemico, ma Quini di nemici non ne aveva, chi lo conosceva ripeteva che come persona era ancora più grande che come giocatore.

IL SEQUESTRO - Che Quini fosse un personaggio conosciuto anche da chi al calcio non si è mai interessato è dovuto al fatto che nel 1981 fu vittima di un sequestro che, in quella Spagna da poco uscita dal Franchismo, lasciò il segno. Avvenne nella stessa settima storica di quel 23 febbraio in cui venne tentato un fallito colpo di Stato da parte di alcuni membri delle forze armate spagnole. Una settimana dopo, il primo marzo, il Barcellona vinceva con un perentorio 6 a 0 contro l'Hercules, due di quei gol li marcò proprio Quini. Finita la partita doveva andare all'aeroporto di Barcellona per ricevere sua moglie e i suoi figli, a El Prat non arrivò mai. Fu sequestrato sotto la minaccia di una pistola da tre energumeni che si dicevano fare parte del Battaglione Catalano Spagnolo, e che "Non potevano permettere che una squadra separatista (il Barcellona, ndr) vincesse il campionato," che in quel momento si trovava a soli due punti di distacco dal Real. Dopo 25 giorni di prigionia e di angoscia Quini fu liberato e i tre rapitori arrestati, il giocatore perdonò i tre balordi, era fatto così. Ma il suo primo desiderio era quello di tornare in campo, c'era da affrontare il Real Madrid capolista. Non glielo permisero e il suo Barça perse 3 a 0 e ogni possibilità di riagganciare gli eterni rivali. Il sequestro però non impedì all'attaccante asturiano di tornare in campo qualche settimana più tardi e conquistare il titolo di capocannoniere di quella stagione con 20 gol. 

"UN DIO IN ASTURIA" - Enrique Castro Quini nato a Oviedo il 23 febbraio 1949 è considerato "Un Dio in Asturia, lo stesso che Maradona in Argentina," assicurano i tifosi dello Sporting. Questo è uno dei motivi per cui è già stato reso ufficiale che lo stadio Molinon cambierà nome, diventerà lo stadio Enrique Castro Quini. La camera ardente dove migliaia di tifosi di ogni parte del Paese stanno passando per rendere omaggio all'attaccante è stata allestita proprio all'interno dello stadio e la città di Gijon ha proclamato tre giorni di lutto. Così se ne va un giocatore che ha segnato più di trecento gol in carriera, che marcò il gol numero 3000 della storia del Barcellona, che ha condiviso lo spogliatoio con gente del calibro di Maradona. Una leggenda del calcio spagnolo che chi non è spagnolo, difficilmente può capire quanto sia stata importante per questo sport, e non solo, al di qua dei Pirenei.