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Un unico focus, il campionato. La settimana europea appena andata in archivio ci consegna un'Italia calcistica ridimensionata, sensibilmente estinta dalla geografia europea del pallone. Atalanta e Lazio dicono addio alla Champions, aggiungendosi alla Juve; il Milan saluta l'Europa League. Tutte, metaforicamente, vanno a fare compagnia all'Inter, senza coppe da metà dicembre. Un vantaggio che, unito ad altri fattori, ha contribuito a rendere i nerazzurri quella macchina semi-perfetta che ora guida tutti dall'alto in basso. Se è vero che per Juve, Lazio e Atalanta le partite in più sono state solo 2, già per il Milan diventano 4. Non poco. Anche la sola Champions, però, si è ripercossa in maniera duplice sull'impegno di campionato precedente e successivo. 

SETTIMANA INTERA - Ma quanto conta poter lavorare tutta la settimana verso una sola partita? L'obiettivo non è tanto paragonare il percorso di Conte con quello dei colleghi, ma capire se - e quanto - i prossimi due mesi scarichi possano aiutare Juve, Milan, Lazio e Atalanta. E lo facciamo con i numeri, confrontando i dati delle partita dopo la settimana piena - con impegni quali Europa, Coppa Italia e turno infrasettimanale - e dopo la settimana vuota, con 7 giorni per preparare l'appuntamento del week-end. 

SORPRESA JUVE - Partiamo dalla Juve, la prima a uscire dall'Europa e - in caso di successo nel recupero con il Napoli - la più vicina all'Inter. Quello bianconero appare un caso: nelle 16 partite successive a un impegno europeo sono arrivate 11 vittorie (68,7%), 3 pareggi e 2 sconfitte. Nelle settimane libere, invece, solo il 50% di vittorie, 3 su 6. Occorre, tuttavia, contestualizzare i mezzi passi falsi di Pirlo, collocabili a inizio stagione, quando la squadra non aveva ancora una quadra. 
VANTAGGIO MILAN - Discorso diverso, invece, per il Milan, la squadra probabilmente più martoriata dagli infortuni e che ha quindi maggiormente subito i tanti impegni, iniziati addirittura con il doppio preliminare e il playoff di Europa League. Anche per i rossoneri sono sedici le sfide arrivate dopo un impegno infrasettimanale: il computo recita 9 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte, con una percentuale di vittorie del 56,5%. Percentuale che si alza notevolmente per i week-end in cui si è giocato dopo un'intera settimana di lavoro a Milanello, 71,4%, frutto di 5 vittorie in 7 partite. 

LAZIO, 77%! - Numeri ancora più alti per la Lazio, quella che - tra le 4 - appare avere la rosa meno ampia. In tredici impegni dopo le coppe/infrasettimanali, per Inzaghi sono arrivate 7 vittorie (54%), 2 pareggi e 4 sconfitte. La percentuale diventa addirittura del 77% (7 vittorie, 1 pari e 1 ko) quando invece Immobile e compagni hanno la chance di lavorare a Formello per 7 giorni. 

SOFFERENZA DEA - Merita un discorso a parte, invece, l'Atalanta. La squadra che, più di tutte, ha pagato il doppio impegno. L'analisi questa volta va alla rovescia, partendo dalle settimane senza impegni extra: 5 vittorie in 7 gare (un pareggio e una sconfitta), percentuale del 71% in linea con quella del Milan e leggermente inferiore di quella della Lazio. Il dato che sorprende, però, è relativo alle settimane con il doppio impegno: la percentuale scende al 53% (8 vittorie, 3 pareggi e 4 ko in 15 partite), che diventa addirittura del 30% se escludiamo la Serie A e consideriamo solo le coppe. Da domenica, dunque, può iniziare un nuovo campionato. Specie per la Roma, l'unica che - a inizio aprile - dovrà tornare a concentrarsi sul doppio impegno. Il rush finale è dietro l'angolo, il focus è diventato (purtroppo per tanti) solamente uno...