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Una scelta professionale, una scelta di vita. Dall'Italia all'Olanda, dall'Inter al VVV Venlo, in pochi mesi la vita di Andrea Mei, difensore classe 1989, è cambiata completamente. A calciomercato.com  il suo agente Ulisse Savini ci fa la cronistoria della trattativa e ci fa il punto del momento del giocatore.

Com'è nata l'idea VVV Venlo?
E' già da un pò di tempo che Andrea mi chiedeva di fare un'esperienza all'estero. L'anno scorso non c'è stata la possibilità, per questo ha giocato in prestito a Piacenza. Quest'estate invece ho ricevuto proposte da diverse squadre, oltre che dal Bellinzona, anche da club greci e della Liga Adelante spagnola, poi è spuntata, grazie all'agente Enzo Frascatani, l'ipotesi VVV Venlo che abbiamo preso subito in considerazione. A luglio Andrea è andato in prova una settimana, ma al terzo giorni i dirigenti olandesi si erano già convinti. Ci hanno chiesto di prendere i contatti con l'Inter per chiudere la trattativa. Branca ha dato l'ok per la cessione in prestito con diritto di riscatto a favore del VVV Venlo.

E' felice della scelta?
Si, dopo un primo periodo difficile, di adattamento, le cose stanno andando bene. All'inizio l'ostacolo principale era rappresentato dalla lingua, in una squadra multietnica con un allenatore tedesco. Società e tecnico puntano molto su di lui, Boessen lo schiera centrale, accanto al nazionale giapponese Yoshida, anche se conto il Psv Eindhoven è stato schierato da terzino. Il suo ruolo naturale è il difensore centrale, ma per necessità può giocare in tutte le posizioni del reparto arretrato.

Ha qualche rammarico per non aver sfondato nell'Inter?
No, è contento della scelta. Sa che il VVV Venlo è un'ottima vetrina. Può giocare titolare, con continuità, si sente valorizzato. In Italia, se sei giovane e cresci in una grande squadra è difficile sfondare. In Olanda può farlo.  

Per molti calciatori, l'esperienza all'estero in un campionato minore, è sinonimo di denigrazione.
E' vero, molti giocatori pensano che il calcio italiano sia il migliore in Europa e dicono no ad un trasferimento all'estero perchè lo vedono come un passo indietro nella loro carriera. Ma la realtà è ben diversa. I risultati dei club italiani in Europa in questi anni sono la conferma che qualcosa è cambiato. Il calcio italiano non è superiore. Ci sono campionati altrettanto difficili, belli e molto competitivi. Quest'estate ho portato Daud (ex Crotone e Primavera della Juventus ndr) al Sion e anche lui ha sottolineato come il livello sia alto e come sia difficile conquistarsi un posto.