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Gianluca Di Domenico, agente di Ricardo Rodriguez, è stato l'ospite di giornata nella diretta Instagram  sul nostro profilo ufficiale. Il procuratore svizzero ci ha raccontato, in esclusiva, i retroscena sul mancato passaggio al Napoli ma anche una lettura diversa del profilo di Ralf Ragnick, il principale candidato per allenare il Milan nella prossima stagione. 

Dal punto di vista dell'operatività sul lavoro da agente come si svolge l'attività in questi giorni di emergenza dovuta al Coronavirus? Presumo che ci sia un confronto costante con i propri assistiti..
"Si siamo sempre in contatto con i nostri assistiti grazie alle videochiamate. Chiaramente loro sono in difficoltà perché non hanno la possibilità di allenarsi, non hanno gli strumenti adatti. Questo rende tutto molto difficile, ci siamo organizzati in modo da potergli garantire del materiale con il quale potersi allenare. Diamo un supporto specialmente mentale in questo momento".

Nella sua scuderia figura un nazionale svizzero che sta facendo grandi cose con la maglia dello Young Boys come Christian Fassnacht. Secondo lei è pronto per il salto in un campionato ancora più competitivo rispetto a quello svizzero?
"Fassnacht si può dire che è ormai è un giocatore pronto al salto. Si è laureato campione del campionato svizzero, è entrato nel giro della nazionale. Le ultime due partite ha giocato da titolare, proprio in quella decisiva per la qualificazione ha fatto anche gol. Negli ultimi tre anni ha fatto più di 36 gol giocando da esterno offensivo. E' un giocatore che ha esperienza internazionale avendo giocato sia in Europa League che in Champions League. Abbiamo avuto diverse trattative con club italiani ma ci sono anche delle richieste dalla Ligue 1 e Bundesliga e quindi adesso dobbiamo valutare che cosa succederà nelle prossime settimane e, in generale, nel calciomercato. Penso che sia un giocatore adatto al calcio italiano, lo vedrei molto bene nel vostro campionato".

E' stato osservato da Atalanta e Lazio, può confermare questa indiscrezione?
"Si sono venuti molti osservatori dall'Italia in diverse occasioni, sia per quanto concerne le partite in campo europeo che quelle nel campionato svizzero. Il giocatore è pronto e vorrebbe fare un ulteriore passo nella sua carriera. Io stesso mi auguro davvero che sia in Italia ma non è facile. Purtroppo non tutti i desideri si possono esaudire".

Nel mercato invernale Ricardo Rodriguez ha lasciato il Milan dopo due stagioni e mezzo: che ricordo ha dell'esperienza in rossonero?
"Ricardo aveva scelto il Milan perché lo voleva fortemente. Ama la città di Milano, in rossonero è stato molto bene. E' un ragazzo serio, non ha mai fatto dei casini o teatro, ha sempre lavorato duramente. Io penso che per giudicare Ricardo Rodriguez bisogna focalizzarsi specialmente sulla fase difensiva e su come riesce a impostare il gioco. Capisco che nel calcio di oggi si dà un grande peso alla parte offensiva, però bisogna ricordare che è importante anche non prendere gol. Ricardo ha sempre fatto il suo dovere in campo, la scelta di andare al Psv era tutta rivolta all'Europeo e non di certo contro il Milan".

I nostri followers ci chiedono quanto c'era di vero nell'interesse del Napoli a gennaio.
"C'era qualcosa di verissimo. Abbiamo trattato con il Napoli, però quando si deve fare un trasferimento da una società italiana a un'altra entrano in gioco anche delle variabili. Il Napoli si trovava a pari punti in classifica  con il Milan e questo ha reso il tutto 'politicamente' difficile. Dato che le due squadre stavano lottando per lo stesso obiettivo abbiamo dovuto rispettare la decisione del Milan".

Alla fine l'ha spuntata il Psv che si era mosso con largo anticipo.
"Si il Psv era già venuto a Milano, avevamo fatto diverse riunioni a inizio gennaio. Avevamo comunicato, con molta trasparenza, al direttore sportivo John De Jong che dovevamo aspettare perché la soluzione del Napoli era interessante anche perché permetteva al ragazzo di rimanere in Italia. Anche lo stesso Fenerbahçe si era impegnato moltissimo in avanti per lui. A volte bisogna mantenere la calma, analizzare il mercato e vedere cosa succede. Alla fine il Psv non ha mai mollato, ha dato delle sicurezze a Ricardo e questa voglia ha fatto la differenza. Il ragazzo cercava un club che lo volesse a tutti i costi come ha fatto il Psv".
Una scelta che si sta rivelando vincente?
"E' sempre stato tra i migliori in campo, ha ritrovato il ritmo partita e questa è la cosa importante. Sarebbe stato importantissima per l'Europeo che la Svizzera vuole giocare da protagonista. Vuole assolutamente passare il girone con Italia, Turchia e Galles. Si, è stata una decisione giusta: l'obiettivo era quello di ritrovare la voglia di giocare. Lui è sempre stato titolare nei club dove è stato ed è giusto perché ha delle qualità".

Nel Milan ha avuto modo di conoscere, dal punto di vista professionale, Paolo Maldini. Secondo lei dovrebbe avere ancora tempo per portare avanti il suo progetto in rossonero?
"Prima di tutto faccio gli auguri a Paolo per il recupero totale dal Coronavirus. Mi sono permesso di scrivergli, di fargli gli auguri quando ho appreso la notizia. Paolo è stato così gentile e mi ha risposto che era tutto ok. Ho conosciuto una persona che sa cosa vuole dire la parola rispetto, di una grande umiltà e sempre disponibile. Tu lo puoi chiamare a qualsiasi ora e trovi in lui disponibilità, magari richiamandoti qualche minuto dopo. E' un gentleman come deve essere un professionista di un certo calibro. Per me sarebbe fondamentale continuare con lui per il Milan. Oltre a rappresentare i colori, oltre ad avere questo DNA rossonero, lui ha anche una grande credibilità. Se vuoi andare a prendere un giocatore 'difficile' con la sua serietà puoi riuscirci. Li aiuta anche a livello mentale e mi spiego meglio. Quando un giocatore è in difficoltà può parlare con l'allenatore e il suo staff, ma confrontarsi con lui che ha vissuto 25 anni nel Milan e ha vinto tutto, ti dà certamente una sicurezza importante. La figura di Maldini è importantissima per me".

Lei è un conoscitore del calcio tedesco e delle sue dinamiche avendo avuto dei giocatori nella Bundesliga. Rangnick, di cui si parla tanto in ottica Milan, può essere un allenatore adatto al calcio italiano?
"Si ho avuto la fortuna di conoscere Ralf Rangnick già nella sua esperienza allo Schalke 04. E' una persona altamente corretta, che ha una sua filosofia che vuole portare avanti sempre fino in fondo. Il calcio italiano e il suo modo di vivere è un po' diverso rispetto a quello tedesco. Sia da parte del Milan che da parte di Rangnick ci si deve venire incontro perché sono due mentalità diverse. Quella di Rangnick è più disciplinata e severa nel gestire i giocatori. La mentalità tedesca prevede che il giocatore venga seguito 24 ore al giorno, in Italia sono più liberi. Questo potrebbe essere un piccolo problema. Anche se attualmente non naviga in posizioni che gli competono, il Milan resta un top club formato da delle star del calcio che hanno certe qualità. Forse vanno gestiti con maggiore libertà rispetto a come ha fatto Rangnick sia allo Schalke 04 che al Lipsia".

In Svizzera si parla molto bene dei fratelli De Donno, giovani talenti in forza allo Young Boys. Potremmo vedere in Italia e con la maglia azzurra? Loro hanno il passaporto italiano...
"Non è mia intenzione fargli pubblicità, ma sono due ragazzi che hanno grande talento e sono seguiti da club in tutta Europa. Sono rimasto molto impressionato dalle loro qualità tecniche ma anche caratteriali. Sono bravi a gestirsi fuori dal campo, possono contare su una famiglia molto seria. Io consiglio all'Italia di venire più spesso a guardare il settore giovanile delle società svizzere. Qui ci sono tantissimi italiani con delle qualità importanti. La Turchia fa molto scouting in questo senso, andando a cercare anche i ragazzi con delle origini turche nel campionato svizzero. I De Donno sono sono due ragazzi con delle qualità".

A proposito di giovani talenti svizzeri lei era parte attiva nella trattativa tra lo Zurigo e il Milan  per Omeragic. Perché non è andata a buon fine?
"Omeragic è un giocatore che non  scopro di certo io. Il Milan era interessato, ci sono state varie comunicazioni a riguardo dal suo vecchio agente. Ha grandissima qualità, è un difensore centrale seguito non solo dal Milan ma anche dalle big europee. E' sicuramente tra i migliori 2002 in Europa. Però bisogna fare sempre attenzione a quello che il percorso: San Siro è un campo difficilissimo per un ragazzo così giovane, la maglia del Milan è speciale. Quindi bisogna valutare se il ragazzo è già pronto per una squadra top come il Milan o se invece ha bisogno di un passaggio intermedio. Forse gli consiglierei questa seconda opzione. Il calcio italiano, a livello tattico, è tra i più impegnativi. Lo vedo bene in Bundesliga e poi magari arrivare in Italia, sarebbe una situazione interessante".

Sanogo, dodici mesi fa, è stato vicinissimo alla Roma.
"Adesso è alla Stella Rossa di Belgrado di Dejan Stankovic grazie a una intuizione del presidente. Devo dire che per Sanogo mi ero incontrato con l'allora direttore sportivo della Roma Monchi, mi sarebbe piaciuto vedere Sanogo con la maglia della Roma. La sua fisicità e il suo modo di giocare avrebbe sicuramente aiutato i giallorossi in quel momento. Adesso si trova in una squadra importante, dove c'è tanta pressione e sono sicuro che farà molto bene".