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Abbiamo ascoltato fior di moralisti indignarsi e chiedere pene esemplari per la rissa (verbale) tra Ibrahimovic e Lukaku nel derby. Si è detto che sono stati un esempio pessimo e si è titolato che dovrebbero vergognarsi; nessuna attenuante è stata loro concessa per il fatto che l’episodio sia avvenuto nella concitazione di una partita tiratissima, in campo, dove situazioni del genere sono abbastanza frequenti a ogni latitudine e a tutte le età.

Poi capita che un presidente e un allenatore si comportino a loro volta come due rissaioli da strada, ma di quelli un po’ vili, che provocano, si insultano a distanza, si mostrano il dito medio, e poi si rifugiano ciascuno in casa propria. Di quelli che scatenano le risse ma poi non partecipano, insomma. Se pensiamo che uno, Conte, è allenatore di un club storico come l’Inter e l’altro, Agnelli, è addirittura presidente di una società altrettanto grande qual è la Juve, il quadro diventa particolarmente sconfortante.

La scena osservata a Torino tra campo e tribuna, a nostro avviso, è infinitamente peggiore rispetto a quella che ha visto coinvolti Ibra e Lukaku. Stessi contenuti sgarbati, ma situazioni e ruoli completamente differenti. Solo che stavolta, chissà perché, l’indignazione è ridotta ai minimi termini. Nessuno, o quasi, si scandalizza. Nessuno, senza quasi, chiede che Agnelli e Conte vengano puniti severamente. E nessuno pretende che, quanto meno, chiedano scusa per l’ignobile spettacolo che hanno offerto. Perché? Forse perché è più facile prendersela con due calciatori, in aggiunta stranieri, che con due grandi personaggi in giacca e cravatta del nostro calcio (e Agnelli non solo del calcio).
Noi aspettiamo che la Procura federale apra un’inchiesta anche su di loro: lo farà?

@steagresti