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Questa mattina, in Lega di Serie A, simpatico siparietto fra Andrea Agnelli, presidente della Juventus, e Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan. Un nugolo di giornalisti sta intervistando Galliani, quando questi si accorge che, alle spalle dei cronisti, sta sopraggiungendo Agnelli. Al che, il dirigente rossonero allarga le braccia e apre il mare di taccuini e microfoni, facendo largo al giovane collega. Poi i due salgono sull'ascensore e, prima che chiudano la porta, un giornalista chiede: "Chi lo prende Acerbi? "Uno dei due", rispondono dall'ascensore. E poi Agnelli: "Lo prende lui", indicando l'amministratore delegato rossonero. E la porta dell'ascensore si chiude.

 
Ecco servito il 'calciomercato dell'ascensore', o la 'politica dell'ascensore', intesa come politica calcistica. Eh già, perché dopo essere state acerrime rivali per tutta la stagione, sul campo e a livello mediatico (ricordate il caso Muntari?), Juventus e Milan in realtà non si danno troppo fastidio sul mercato, dove gli obiettivi sono diversi e dove per Acerbi c'è stata poco più di una scaramuccia (ben altra cosa la rivalità fra Juve e Inter per i vari Destro, Giovinco, Verratti...). E per quanto riguarda le politiche della Lega (dititti televisivi, contratto dei calciatori, ecc.), bianconeri e rossoneri vanno da sempre a braccetto, dentro e fuori dall'ascensore.
 
Ma il siparietto dell'ascensore può avere anche un'altra chiave di lettura, un po' più simbolico. Sull'ascensore c'è chi sale e c'è chi scende. C'è Andrea Agnelli campione d'Italia, che compra Isla, Asamoah e forse Verratti. E che cerca il grande attaccante. E c'è Adriano Galliani, che dopo aver resistito (grazie a Silvio Berlusconi) all'assalto per Thiago Silva, deve fare i salti mortali per far quadrare i conti del Milan, dovendo inventarsi altri colpi 'fantasiosi' alla Nocerino. L'ascensore della Lega è il simbolo di un passaggio di poteri nel calcio italiano?