Giovedì sera cercavo di scrivere qualche riga sul tema scelto per il Rock 'n Gol di questa settimana: la moda. Del resto, è in corso la Milano Fashion Week quindi pensavo di buttare giù una bella lista di cantanti e calciatori alla moda. Mentre mi arrabattavo tra Cristiano Ronaldo e Taylor Swift, tra Neymar e Rihanna, cercando di trovare un filo conduttore al tutto, è arrivato il messaggio WhatsApp di un amico che mi invitava a sintonizzarmi su Rai Tre

Accendo la tv e mi ritrovo Manuel Agnelli, leader degli Afterhours nonché giudice dell'ultima stagione di X Factor, che canta senza base: "Quando realizzerai che il potere della tua gioventù e quel che hai fatto era un'assurdità che non potrai cambiare più, che non puoi cancellare più, allora l'onestà emergerà". E' il testo di "Io so chi sono", brano degli Afterhours estratto da Padania del 2012, ma è anche l'incipit della prima puntata di "Ossigeno", programma d'esordio alla conduzione per il cantante di Corbetta, in onda in seconda serata Rai e il cui titolo prende da un altro successo del 1995 della band di Agnelli. 

Ossigeno è quanto di meno alla moda ci possa essere nella tv di oggi, statico e semplice: un loft come location, strumenti sparsi per lo studio, un pubblico che non interagisce, il bancone di un bar con sgabelli per le interviste e tanta musica acustica su un divanetto. Sembra il classico standard televisivo di fine novanta-inizio duemila: un po' Kitchen di Andrea Pezzi, un po' Via Zanardi 33 con Enrico Silvestrin e Sarah Felberbaum. 

Forse proprio per questo, però, ne esce una delle realtà più culturalmente interessanti e intellettualmente stimolanti della televisione in chiaro di questo periodo. Perché a dare movimento sono le parole. Quelle del padrone di casa Agnelli da un lato, che ha una conoscenza musicale invidiabile e sfoggia aneddoti e citazioni culturali di alto livello, passando con grande disinvoltura dal "Il Cacciatore" di Michael Cimino ai Velvet Underground. 

Quelle degli ospiti dall'altro, che si mettono in gioco, mostrando anche lati intimi della propria personalità: il cantante Ghemon racconta il periodo nero della sua recente depressione, lo scrittore Paolo Giordano esprime la difficoltà espressiva che ha seguito il boom de "La solitudine dei numeri primi", Joan Wasser (più famosa come Joan As Police Woman, artista che ha collaborato con Lou Reed ed Elton John) ricorda il padre recentemente scomparso e la sua storia con Jeff Buckley negli anni 90. Infine c'è Claudio Santamaria: l'attore è stato il vero co-protagonista della prima puntata, chiacchierando con Agnelli di influenze e scene musicali, sfoggiando anche discrete doti da musicista fai da te. 

Insomma, il programma di Agnelli è una bella boccata di Ossigeno ed è il prodotto musicale in tv che gli appassionati di musica aspettavano da tempo: innovativo nel suo essere vintage, perché a volte (almeno nell'arte) soffermarsi un attimo sul passato può rappresentare un bello slancio verso il futuro. 

Ossigeno ha il merito di far entrare nelle case degli italiani pezzi dei Cure, Springsteen, Chopin, Pixies e Joan As A Police Woman: in un periodo in cui altri programmi ci propinano Annalisa, Ermal Meta o Francesca Michielin (imbarazzante la sua cover di Wonderwall sentita settimana scorsa a 90 Special) è già un passo da gigante in avanti. 

Per cercare, forse un po' tirandolo per i capelli, un legame con il calcio mi è bastato tornare indietro di poco e ripensare all'impresa sfiorata qualche ora prima dall'Atalanta contro il Borussia Dortmund. Il percorso in Europa League del Papu Gomez e compagni rappresenta quello spirito un po' retrò del calcio in provincia, quel mix di grinta da spogliatoio e dedizione della tifoseria che fa sognare e appassionare il pubblico, indipendentemente dalla fede calcistica. Una sinfonia che, con strumenti legati al passato, sfida e mette paura al calcio moderno. 

Un'intera nazione si è appassionata alle imprese del gruppo di Gasperini, un po' come era successo con il Torino di Mondonico nella Coppa Uefa 1991-92, con il Vicenza di Guidolin in Coppa delle Coppe nel 1997-98 o con il Parma di Malesani, sempre in Coppa Uefa nel 1998-99. Perché nel calcio come nella musica esistono ancora realtà, lontane dagli sfarzi della moda e degli influencer, che sanno emozionare e far sognare.