Entrambi hanno il fisico da pallavolisti, e da portieri. Il fisico da estremi difensori dell’ultimo decennio: alti, strutturati, forti muscolarmente, ma anche tecnici. Uno è brasiliano, Alisson. L’altro è italiano, Donnarumma. E domenica sera in un Roma-Milan che vale l’Europa, giocheranno uno contro l’altro, nella seconda miglior sfida tra portieri del campionato italiano. Seconda perché ancora c’è Buffon in auge, seconda perché anche Szczesny ha tutta l’intenzione di esserci tra i migliori, negli anni futuri. Seconda magari, ma interessantissima per lo scontro tecnico e tattico tra i due talenti che mezza Europa del pallone, cerca e sogna. Alisson sta giocando meglio di Donnarumma, e questa è una notizia tecnica che il campionato fin qui ci ha dato. Si tratta di un riscontro oggettivo sul brasiliano nato parata dopo parata, inviolabilità dopo inviolabilità, miracolo dopo miracolo, ribadito anche in Ucraina con due gol presi ma alcune parate antologiche.

Il dato è oggettivo, ma cosa significa tecnicamente parlando? Intanto che sta nascendo una nuova scuola di portieri, i portieri corazzieri ma con tecnica di parata. Un tempo Vladimiro Caminiti, immenso giornalista e scrittore in un suo articolo, della metà degli anni ’80, sul portiere scrisse che non era d’accordo con Giovanni Trapattoni per il quale portiere faceva rima con corazziere. Era un modo di analizzare la questione, come a dire: più del fisico conta il gesto, genesi della tecnica. Una teoria avallata da uno dei migliori preparatori italiani, Roberto Negrisolo. Il portiere non è spettacolo, diceva il vate di questi allenatori di calcio specializzati, è praticità. Il portiere, ribadiva, è tecnica, non atletismo. E allora, Alisson e Donnarumma sono “solo” atleti o portieri? Il brasiliano e l’italiano sono portieri con la P maiuscola. Hanno il fisico certo, ma sono reattivi, lucidi, sicuri di realizzare l’intervento, specializzati, acrobatici ed essenziali. Rappresentano il concetto di calciatore e portiere atletico che vige nel calcio moderno, ma lo migliorano perché operano una mescolanza col vecchio concetto del portiere, la tecnica e la qualità dell’intervento. E in questo quadro per capirli e analizzarli in questo scontro diretto distante, da porta a porta, 100 metri, servono tre aspetti: la stagione in corso, il confronto tecnico e, la prospettiva internazionale.

Sulla stagione in corso già si è detto Alisson sta giocando meglio di Donnarumma. Il brasiliano era partito dietro all’italiano, zero partite in Serie A, dubbi, il rimpianto a Roma per Szczesny, il preconcetto sempre in voga che i brasiliani sanno usare i piedi e non le mani. E dall’altra parte? C’era un Donnarumma trionfante del multimilionario rinnovo milanista, erede di Buffon al finale della carriera e cercato dalla squadra del secolo, il Real Madrid. Oggi, venticinque partite dopo più le coppe Alisson para e ripara, solo contro tutti come con la Sampdoria o ipnotico come contro gli ucraini o gli “Hidalgos” dell’Atletico di Simeone. Le 4 ultime partite su 5 giocate senza prendere gol da parte di Donnarumma pur riavvicinandolo al brasiliano non cambiano la sostanza, Alisson sta complessivamente giocando meglio.

Seconda punto, la tecnica: Donnarumma è più grezzo, Alisson più scolpito e preciso nel gesto. Un esempio, il tuffo acrobatico. Alisson quando si slancia va con tutto il corpo sulla palla: gambe, busto, spalle, braccia allungate più forte che può. Spazio e palla, difficile passare. Donnarumma va solo di braccia, non sempre stese e pur essendo forte non copre ancora lo spazio, è qui che si deve sgrezzare. Un altro esempio è l’uno contro uno. Il brasiliano copre tutta la porta e quando esce attacca la palla faccia avanti se bassa, piedi avanti se obliqua, a corpo basso se rasoterra. In questa sua tecnica “aggressiva” ricorda Konsel Preud'homme, due miti nel mano a mano (per dirla alla spagnola) contro gli attaccanti lanciati a rete. Donnarumma fatica un po’ ad andare a terra, è ancora un po’ pesante sulle sue gambe possenti, sa coprire non ancora aggredire.

Terzo punto, il mercato: Alisson può fare quello che Donnarumma voleva realizzare grazie a Mino Raiola , quest’estate. Andare cioè in un grande club internazionale. Lo cercano Psg, Real Madrid e Liverpool. Quando tre grandi, diverse squadre pensano allo stesso portiere significa che tecnicamente si è forti, perché si può difendere con la stessa qualità alta la porta di tre squadre che hanno curato con disinteresse in questi anni, il ruolo. Nella generazione di portieri corazzieri dalla tecnica eccelsa come de Gea, Oblak, ter Stegen, Courtois, Ederson, i due sfidanti in Roma-Milan, Alisson e Donnarumma ci stanno benissimo per valori tecnici e tattici. Ma una considerazione finale va fatta allargando il discorso al calcio italiano: perché la nostra scuola, quella dei fuoriclasse dei portieri non produce più grandi portieri? Dopo Buffon ci sarà Donnarumma certo ma la scuola dov’è? I Meret, i Perin, gli Sportiello, giocano in Serie A ma non raccontano una storia tecnica come quella che c’era ad esempio sui portieri in Roma-Milan: Albertosi, Tancredi, Cudicini, Rossi, Cervone, Dida, Konsel, non c’è tecnica d’eccellenza ossia tutto bene ma da 6. E sapete perché? La risposta ce la dà Alisson, quando arriva il tiro, lui sa bloccarla forte al corpo la palla. Un gesto tecnico dei grandi portieri, mentre oggi si respinge solo.

@MQuaglini