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E poi alla fine balla sempre. L'esultanza mistica mal digerita da qualcuno a Cagliari ha immediatamente lasciato spazio al balletto che è già una moda. Moise Kean, alla fine, balla sempre. Può sbagliare un'occasione, può sbagliarne un'altra, ma alla fine segna sempre. Può sbagliare un controllo in una posizione delicata, può commettere ancora tanti errori e tanti altri ne commetterà ancora, perché è verissimo che deve ancora crescere e migliorare tantissimo. Il bello è proprio questo. Che quello che si sta ammirando in queste settimane è solo un assaggio di quanto Kean potrà fare, potrà diventare. Il bello è anche questo, che alla fine balla sempre. “Mentivo...l'assist è perché alla fine mi piace vederlo ballare”, è questo il post su Instagram di Miralem Pjanic. Che vuole dire molto più di quanto non possa sembrare, la battuta è anche molto divertente ma spiega molto bene come in questo momento la Juve tutta stia capendo di avere bisogno della freschezza, della sfrontatezza, dello stato di grazia di Kean.

NUMERI IMPRESSIONANTI – Gioca tra Bernardeschi e Douglas Costa dal 1', come a Bologna? Gol. Gioca solo con Bernardeschi dal 1' come a Udine e Cagliari? Gol. Gioca uno spezzone al fianco di Mario Mandzukic, con Bernardeschi trequartista, come contro Empoli e Milan? Gol. Gioca anche con Ronaldo nel finale contro l'Atletico? Quasi, gol. Le combinazioni sono molteplici, mancano solo le vere prove con Dybala e Ronaldo, solo contro il Genoa non è riuscito a scuotere i compagni di squadra, per il resto il finale praticamente non è mai cambiato. Il finale vede sempre o quasi Kean ballare. Sia quando parte titolare aspettando con pazienza il momento giusto, sia quando viene gettato nella mischia per creare scompiglio. Nei cinque principali campionati europei, tra tutti i giocatori con almeno due reti all'attivo, è quello con la media-gol più bassa: uno ogni 47 minuti. Va gestito, va misurato, Allegri alla fine ha sempre ragione. Ma ora va fatto giocare, contro il Milan ha dimostrato di sapere pensare solo a quello che serve una volta che scende in campo, anche al termine di una settimana tanto convulsa e anche nel bel mezzo di quella sbornia mediatica temuta dal tecnico bianconero ma che non cesserà considerando i numeri pazzeschi del numero 18. Perché alla fine Kean balla sempre.