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Luis Alberto contro tutti, lotta impari. Due portieri in vena di prodezze. Non poteva non finire 0-0. La Lazio fallisce il sorpasso sull'Inter ma rosicchia un punto alla Juve. Il Verona si conferma vera rivelazione del campionato arrampicandosi a un punto dall'Europa. Il risultato in bianco fa scalpore perché la Lazio macina gol da tre mesi e il Verona andava a segno da 12 partite. Nulla è perduto, anche se l'Olimpico in festa già dal pomeriggio ha sofferto di delusione. Inzaghi, però, è stato il primo a dubitare che quei tre punti del recupero fossero tutt'altro che in cassaforte. Troppo facile, troppo ottimismo.

A dispetto del punteggio è stata una partita brillante, veloce, non avara di emozioni forti. Da copertina, ribadisco Luis Alberto, trascinatore, illusionista del pallone, una spanna sopra tutti gli altri come Fiorello a Sanremo. Non mi meraviglia che le grandi d'Europa lo tengano d'occhio, anche se con colpevole ritardo. La sorte non lo ha premiato: due pali, prodezze a ripetizione di Silvestri, compagni un po' distratti sui suoi inviti preziosi. Nessuno degli avversari è stato in grado di frenarne il fisico e il talento. Sgusciava via non solo a Pessina, ma a chiunque altro lo prendesse in consegna.

Non lo hanno assistito al suo livello i compagni di linea, meno di tutti Milinkovic, ancora sotto tono, carico di errori, compreso quello di non sapere addomesticare un pallone davanti alla porta veronese nei minuti di recupero. Lento più dei risultati delle primarie dello Iowa. Ammonito e diffidato, a Parma non ci sarà, ma considerate le attuali condizioni non è detto che per Inzaghi sia un danno.

Le punte hanno sofferto della perfetta disposizione difensiva e della grinta dei veneti. Un paio di buone occasioni le ha avute Immobile, generosissimo come sempre, ma fallite o ribattute. Caicedo non ha mai visto la porta, Gunter, Rrhamani e Kumbulla non hanno avuto sbavature. Kumbulla ha schermato Milinkovic aspettandolo alto, mossa azzeccata di Juric. Juric è un clone di Gasperini, del quale è stato giocatore, il Verona è un copia-incolla del gioiello Atalanta, fatte le debite proporzioni data la qualità dei giocatori a disposizione. Non perde da sette partite, sarà dura anche per la Juve domenica prossima. Veloso detta i tempi, il centrocampo marca a uomo e si distende compatto. Borini e Lazovic presidiano con esperienza le corsie laterali. I suoi giocatori mischiano i ruoli, difficile depistarli. La punta era Verde che punta non è. Questo ha ulteriormente disorientato la squadra romana, che contro un avversario così mobile e allo stesso tempo ordinato ha smarrito a volta il filo logico del gioco. Juric ha detto nel dopo partita che se avesse schierato una punta vera avrebbe perso.

La difesa laziale ha a tratti sofferto, perché il Verona non ha mai rinunciato ad offendere trovando un muro in Strakosha, fra i migliori del campionato fra i pali. Almeno tre paratone decisive e una ritrovata precisione nei lanci lunghi per le teste di Milinkovic e Caicedo. Acerbi solita diga, dalla parte di Radu (anche lui squalificato per Parma) qualche spazio di troppo, Patric sulla destra ha stoppato ogni iniziativa, però nell'impostazione ha peccato. Non ha mai servito Lazzari che invocava palla preferendo palla nell’imbuto. Già, Lazzari, che tre giorni fa era stato devastante, ha trovato due guardiani di ferro e comunque non è apparso elle stesse brillanti condizioni.
 
Prima mezz'ora sul filo dell'equilibrio anche nelle occasioni da rete. La prima è di Pessina al quarto d'ora, vanificata da un prodigioso Strakosha che poi si ripete sulla ribattuta di Borini (però in fuori gioco). La risposta dopo cinque minuto di Immobile: duetto con Caicedo, rush su Rrahmani, Silvestri ribatte di piede. Gialli pesanti per Kumbulla, un marcatore, e Milinkovic (che come detto non ci sarà a Parma). Fino alla mezz'ora, il gioiellino di Juric si sfalda un po', perde le distanze (troppa sicurezza?), ma soprattutto quando Luis Alberto decide di salire in cattedra. Al 36' regala applausi a se stesso e a Silvestri che a volo d'angelo gli devia in corner un destro a giro, poi danza sul pallone, serve Leiva che lancia Immobile, diagonale alto. A due minuti dal riposo raccoglie da Lulic, manda a spasso con una finta due veronesi e mira all’angolino, Silvestri di sasso, palla sul palo. Sarebbe stato il meritato premio per un quarto d'ora di assedio e preziosismi stilistici.
 
Nella ripresa il Verona ha abbassato sia disposizione che ritmo. Il ciclone Luis Alberto si è infranto sul secondo palo al 63'. Iniziativa sempre nei piedi dei biancoazzurri, ma occasioni pochine. Un diagonale di Immobile sull'esterno della rete all'83' (invito, naturalmente, di Luis Alberto), il liscio di Milinkovic già segnalato, l'ultima prodezza di Silvestri (naturalmente su tiro di Luis Alberto) a tempo scaduto. Poteva anche perdere la squadra romana se Strakosha non si fosse superato a deviare, all'84', un fendente di Borini. Per questo, saggiamente accontentandosi del punticino, Inzaghi nel finale ha preferito sostituire Caicedo con Parolo piuttosto che con la punta Adekanye.
 
La Lazio di Inzaghi eguaglia comunque il record i Eriksson (c'era anche Simone fra i suoi giocatori) anche se non quello delle otto vittorie consecutive casalinghe di Maestrelli. E infila la diciassettesima perla di una serie positiva partita mercolì 25 settembre scorso. Qualcuno dirà che il 17 non porta bene, ma il 17 è anche la maglia di Ciro Immobile, e non mi pare che quest'anno a Ciro vada malaccio.

IL TABELLINO
Lazio-Verona 0-0 


Lazio (3-5-2): Strakosha; Patric, Acerbi, Radu; Lazzari (26' st Marusic), Milinkovic, Leiva, Luis Alberto, Lulic (26' st Jony); Caicedo (39' st Parolo), Immobile. All. Inzaghi

Verona (3-4-3): Silvestri; Rrahmani, Gunter, Kumbulla; Faraoni, Veloso, Pessina, Lazovic; Zaccagni, Verre (25'st Eysseric), Borini (43' st Dawidowicz). All. Juric.

Arbitro: Abisso di Palermo

Ammoniti: 23' pt Kumbulla (V), 29' pt Milinkovic (L), 31' st Jony (L), 35'st Radu (L), 40' st Rrahamani (V)