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Nella giornata di oggi il tecnico della Juventus Massimiliano Allegri è intervenuto al seminario "Team Working e comunicazione delle vittorie e delle sconfitte" dell'Università politecnica delle Marche:

Come si costruisce un team vincente?
"Ci sono similitudini un po' ovunque. Formare una squadra vincente, che ottiene risultati, è importante. Quando iniziamo la stagione siamo un gruppo, da lì serve diventare velocemente squadra. Prima lo fai e prima raggiungi gli obiettivi. Del team fanno parte tutti, dai giocatori ai magazzinieri. La mia politica è quella di stare un passo o due indietro a tutti, tieni sempre il controllo della situazione ma quando parti con un progetto nessuno deve sentirsi al di sotto di qualcun altro. A livello mentale ci deve essere coinvolgimento da parte di tutti, così ottieni sicuramente di più. I dettagli fanno la differenza e coinvolgere tutti è importante, poi le decisioni spettano a me ma io riesco anche a delegare molto al mio staff. Poi per esempio sulla parte medica non entro, io mi devo fidare dei dottori che devono essere responsabili del proprio lavoro. Responsabilizzando e coinvolgendo tutti riusciamo a fare squadra. Tutti hanno obiettivi singoli, ma questi devono essere messi da parte per far sì che l'obiettivo di squadra venga raggiunto, perché questa è la cosa più importante".

Come superare le difficoltà?
"Quando ci sono delle difficoltà, nella squadra ci sono idee diverse ed il confronto aiuta tantissimo. Soprattutto credo che far capire a chi lavora dentro il team che ci possano essere discussioni ma che queste sono opportunità di crescita è importante. Poi l'aspetto psicologico: diventa fondamentale, la gestione delle persone e delle risorse umane fa la differenza. Io la mattina quando arrivo non so cosa sarà successo ai ragazzi, ognuno avrà un problema diverso e bisogna trovare subito la soluzione. Il vero leader almeno deve farlo. La difficoltà poi è la gestione dell'imprevisto, ma anche quella si può allenare sempre lavorando come team sull'aspetto psicologico. L'imprevisto deve essere visto come un'opportunità di crescita, di trovare una soluzione diversa ma comunque vincente. Parte tutto da come affrontiamo le cose noi. Faccio un esempio: nel 2015 eravamo 12esimi dopo 10 partite. Ci fu una gara a Sassuolo dove perdemmo dopo aver giocato una buona partita, era il momento negativo e si vedeva più nero di ciò che era. A distanza di un girone abbiamo giocato di nuovo col Sassuolo, ma in quel momento eravamo primi in classifica. Giocammo una partita brutta, vincemmo e tutti dissero che la Juventus aveva fatto una grande partita. Noi dobbiamo sempre essere distaccati e non farci coinvolgere dalle emozioni. E io la sottolineai questa cosa, che a distanza di un girone tutto sembrava oro. Gestire i momenti di negatività, come successo quest'anno all'inizio, è importante. Vanno gestiti con lucidità, rimanendo un po' staccati dagli aspetti emozionali. Da noi, in un team di 100 persone, è normale che ci possano essere paure. L'aspetto psicologico nel rasserenare le persone è molto importante e questo spetta al responsabile. La sconfitta? E' normale che se esci dalla partita e perdi, hai un momento di rabbia. Bisogna stare zitti e lasciar passare il tempo, poi lavorare sulle cose sbagliate. La sconfitta va trasformata in opportunità per tornare a vincere. Nella vita non si può sempre perdere, ma neanche sempre vincere. Quindi bisogna prepararsi al momento della sconfitta, se uno è pronto è normale che lo gestisci in modo diverso. Ogni tanto la sconfitta la puoi pure prevedere, quindi è ancora più semplice da gestire".
Per essere vincenti nello sport bisogna seguire regole ben precise?
"Ho imparato tantissimo in 4 anni che ho seguito mia madre, per la tranquillità che sono riusciti tutti a trasmettermi nell'ultimo periodo della sua vita. Queste cose le ho riportate sul mio lavoro".

Come ci si rialza dalle sconfitte?
"Ripeto, restare staccati e al di là del risultato capire cosa sta facendo. In quei momenti se ti fai travolgere fai più confusione, ai problemi devi trovare soluzioni ma non puoi pensare di risolverlo in un giorno solo. Va fatto tutto con lucidità e con freddezza, per uscire dalle situazioni con molta calma. Il campionato non lo vinciamo e non lo perdiamo in una partita, sono 38 partite, un cammino in cui devi viaggiare a velocità di crociera. L'obiettivo finale è lo Scudetto, ma prima di quello ci sono dei microbiettivi da raggiungere come le gare infrasettimana e le gare dopo. Ogni anno è diverso dall'altro, imparare e saper gestire difficoltà ed imprevisti è fondamentale. Sapere che tutti gli anni si fa la stessa cosa diventa quasi un mantenimento, ma a me hanno insegnato che il mantenimento non esiste, esiste il miglioramento perché se mantieni poi cadi. Più siamo distaccati e meno ci facciamo prendere dalla fretta nell'accelerare le cose e meglio facciamo. Ai ragazzi dico sempre che non dobbiamo essere frettolosi, dobbiamo essere veloci. Se sei veloce hai il controllo della situazione e riesci ad arrivare all'obiettivo con meno margine di errore".

I giocatori professionistici fumano?
"Nella vita privata è difficile entrarci. La gestione del professionista non è solo il campo, lì è facile perché sono controllati e sotto pressione. Fuori dal campo viene il difficile ed è lì in cui i giocatori devono essere bravi. Sicuramente il fumo nuoce, non per il calcio ma per la loro salute".