Sempre con qualcuno in meno (Mandzukic prima di cominciare, Higuain dopo appena tre minuti, Bernardeschi alla fine), la Juve torna a vincere di potenza e di precisione, come avrebbe dovuto fare martedì contro il Tottenham. 

Suo il derby in casa del Toro, suoi i tre punti che tanto agognava, suo anche il gioco, suo il comando, sua infine una certa bellezza granitica. L’avversario, il Torino appunto, era di quelli tosti e preparati ad ogni evenienza, ma il massimo che avrebbe potuto raggiungere sarebbe stato un pareggio senza gol perché in porta non ha tirato mai. La Juve non glielo ha permesso.

Ma ai bianconeri il pareggio non serviva. E, nonostante la contemporanea assenza di Mandzukivc e Higuain, è andata a prendersi gol e tre punti senza un centravanti vero (lo ha fatto Douglas Costa pur alternandosi con Bernardeschi) con una serie di variazioni sulle fasce che hanno ricordato una rapsodia.

Questa volta, però, non voglio dire che Allegri si è messo nelle mani della libera interpretazione dei calciatori. Anzi che essi hanno modellato le giocate a seconda del movimento e della posizione. Per una volta e come accade con Guardiola - sia detto senza alcuna esagerazione - ha prevalso l’idea dello spazio, quello centrale, a ridosso dell’area avversaria, da riempire e utilizzare.

Emblematico il gol (33’ del primo tempo) che ha deciso la partita. L’azione è cominciata da un recupero palla di Bernardeschi, sulla liceità del quale torneremo subito dopo la descrizione della manovra. Poi è stata la volta di Alex Sandro che si è accentrato dietro Douglas e ha aperto per Bernardeschi, salito, nel frattempo, a sorreggere l’azione offensiva. L’esterno, da destra, ha cambiato passo e messo in mezzo con il suo piede meno forte (è mancino), mentre Alex Sandro attaccava l’area del portiere come un centravanti consumato. Cioé sottraendosi a qualsiasi marcatura e guadagnando l’unico punto dove quel cross sarebbe potuto arrivare senza il disturbo di alcuno.

Detto che anche Alex Sandro, un altro mancino, ha segnato di destro, non resta che raccontare l’episodio da cui è partita la controffensiva juventina. Palla ad Ansaldi, affrontato da Bernardeschi, che si impossessa della sfera cercando e trovando un contatto con l’avversario.

Fallo? Per un arbitro diverso da Orsato probabilmente sì. Per lui, che applica il metodo inglese (cioé lascia giocare molto), sicuramente no. Perché scrivo sicuramente? Perché quei presunti falli, sia pro Juve che pro Toro, Orsato non li ha fischiati, né li fischierà mai. Ne ricordo, ad esempio, un paio su Sturaro (nessun intervento arbitrale) come va rammentato la mancata ammonizione proprio di Ansaldi per una durissima scorrettezza su Pjanic.

Mi rendo conto che la mia spiegazione lascia il tempo che trova, ma l’uniformità arbitrale è l’equivalente dell’obiettività giornalistica. Ciascuno ha la propria e nessuna visione collima perfettamente con un’altra.



Quando Higuain si è infortunato (colpo alla caviglia sinistra), Allegri ha scelto di inserire Bernardeschi e non Dybala. Decisione più che opportuna. Sia perché Bernardeschi è stato decisivo in occasione del gol e reattivo fino a quando è rimasto in campo. Sia perché Dybala, entrato al 21’ della ripresa per Douglas Costa, ha dimostrato di non essere ancora pronto dal punto di vista atletico (corricchiava) e perfino tecnico. L’argentino, infatti, ha sbagliato un gol al 24’ (assist di Alex Sandro che da esterno alto ha fatto meraviglie) e prima era aveva girato male un invito profondo di Bernardeschi.

Parlando dei reparti, molto bene la difesa (Szczesny, anche se ha mancato un’uscita alta, De Sciglio, Rugani, Chiellini e Asamoah). Passando ai singoli, fondamentale Pjanic che non ha soffero la marcatura ad uomo prima di Baselli e poi di Iago Falque.

Solo all’inizio il Torino avrebbe potuto far male. Quando Douglas Costa ha effettuato un retropassaggio corto per Chiellini e Obi si è involato con Belotti. Due granata contro il solo Rugani che, splendidamente, si è messo fra loro impedendo una giocata pulita (troppo forte il passaggio di Obi, sbagliato lo stop di Belotti). Spreco colossale, ma episodico. Il 4-1-4-1 di Mazzarri era costruito per conservare. E quando lo ha variato in un 4-2-3-1 con Belotti prima punta, Iago dietro di lui, Niang (sostituto di Baselli) a sinistra e Ansaldi a destra, di attacchi non se ne sono visti comunque.

La Juve aveva già blindato il risultato. E la partita non c’è più stata. 

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