Si è chiusa con il lieto fine la favola del Cosenza, protagonista di un percorso straordinario in una stagione dai contorni epici, culminata con una inattesa promozione in Serie B. Gli uomini di Braglia hanno avuto la meglio anche sulla Robur Siena, arrivato in finale con i favori del pronostico dalla sua. In campo, però, non c’è mai stata partita: il Cosenza ha giocato un calcio decisamente superiore, meritando ampiamente la vittoria. Il punteggio finale di 3-1 è lo specchio perfetto non solo dell’andamento della finale, ma anche del percorso durante questi playoff, che ha visto il Cosenza viaggiare in pompa magna, giocando un calcio da dieci e lode; al contrario, il Siena, al contrario, è arrivato alla finale con una buona dose di fortuna, venendo spesso schiacciato dagli avversari (sia Catania che Reggiana, infatti, avrebbero meritato qualcosa di più ai punti).

PLAYOFF DA SOGNO - Gli uomini di Braglia, grande condottiero della squadra, hanno raggiunto la finale lottando su ogni singolo pallone e spingendosi oltre i propri limiti. Nonostante un percorso dalle mille difficoltà, in cui i calabresi si sono confrontati con quasi tutte le migliori squadre della categoria, dal Trapani alla Sambenedettese, dalla Feralpisalò al Südtirol, è emerso un dato di fondo di straordinaria importanza: la compattezza. Non solo di squadra, ma di tutto l’ambiente. Sia in campo che fuori, il Cosenza ha dimostrato di essere una realtà solidissima, sospinta da giocatori di qualità, da un allenatore di livello assoluto e da un pubblico caldissimo, che anche in finale ha fatto la differenza. All’Adriatico di Pescara, campo neutro sulla carta, sono arrivati oltre 10mila sostenitori dei Lupi, che hanno trasformato in una bolgia dantesca lo stadio, dando una spinta determinate ai giocatori, che hanno giocato come se fossero sul giardino di casa.

SERIE B - Il sogno, alla fine, è diventato realtà. Ora è il momento dei festeggiamenti, ma la testa è inevitabilmente focalizzata sulla Serie B, che sarà il banco di prova definitivo per capire se questo Cosenza ha i mezzi per poter compiere un’altra impresa. Fondamentale sarà riconfermare Piero Braglia, uno dei principali artefici del miracolo; allenatore dalle qualità straordinarie, che ha dimostrato di avere tutti i mezzi per arrivare in alto. Il suo Cosenza è stato una gioia per gli occhi, non solo per la qualità del gioco espresso durante questi playoff, ma anche per la compattezza del gruppo, per la mentalità vincente che è riuscito a dare ai suoi ragazzi. In una competizione lunga e spietata come questa, il Cosenza ha avuto quella fame capace di fare la differenza, necessaria per poter buttare il cuore oltre ostacoli che sembravano insormontabili. Una squadra di uomini veri, disposta a non mollare mai, come gli Sharks allenati e sospinti dal magnifico coach D’Amato di Al Pacino, che nel suo celeberrimo discorso, sembrava quasi parlare di questo Cosenza: “In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro. Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro. Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta”. È così è stato. Il Cosenza, un centimetro alla volta, ha scalato la montagna dei playoff, regalando un sogno alla sua gente e ritrovando una Serie B che mancava da ormai 15 anni.