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Il ritorno più annunciato nella storia del calcio. Eugenio Corini si riprende la panchina del Brescia e nessuno in giro che ne sia sorpreso. La sola cosa spiazzante è la velocità con cui tutto quanto è avvenuto. Dopo la gara del 3 novembre al Bentegodi contro l'Hellas Verona era avvenuto l'esonero, e dopo quella del 30 novembre al Rigamonti contro l'Atalanta sono maturate le condizioni per il richiamo. Tutto in nemmeno un mese. E se si calcola che nel mezzo c'è stata pure la sosta per le attività delle nazionali, si ha la misura di quanto sciagurata sia stata la gestione di questo dossier.

Nel frattempo, sotto la guida di Fabio Grosso, la squadra è andata a picco: 3 sconfitte su 3, zero gol fatti e 10 subiti, ultimo posto in classifica con un ritardo sulla quartultima che è già di 5 punti. E molti maligni hanno commentato che anche questo ruolino di marcia fosse fra le cose annunciate, dando indirettamente una valutazione sulle qualità di Grosso come allenatore. Rispetto a quest'ultima annotazione ci asteniamo. Non avrebbe senso esercitare il giudizio a rischio d'infierire.

Piuttosto è il caso di soffermarsi sull'originale passaggio contenuto nel comunicato ufficiale con cui la società ha annunciato la decisione di richiamare l'allenatore della promozione in Serie A. Vi si parla infatti di un “nuovo” allenatore e di un “nuovo” presidente, con le virgolette che sono nel testo. L'intento è far capire che, nonostante ci si trovi innanzi a un rapporto che riprende, esso riparta su basi nuove come se fosse un altro inizio.

Forse è solo un gioco mentale, che se funzionerà sarà da salutare positivamente. Per gli ultras del Brescia, che prima del derby casalingo contro l'Atalanta avevano votato per il ritorno di Corini, sarebbe più che sufficiente ritrovare il “vecchio” allenatore: quello che ha portato la squadra a vincere il campionato di Serie B e non aveva iniziato così male la stagione di Serie A.

E quanto al “nuovo” Cellino, dovrebbe essere lui a spiegare cosa intenda. Ma non prima di specificare i motivi che un mese fa lo hanno portato a cambiare guida tecnica. Mossa incomprensibile, dato che il Brescia stava facendo esattamente il campionato atteso. Un cammino da squadra che deve salvarsi e gioca con fierezza contro qualsiasi avversario. Al momento dell'esonero di Corini il Brescia occupava il penultimo/ultimo posto in coabitazione con la Spal, a un solo punto di distanza dalle genovesi che condividevano la quartultima/terzultima piazza, e con una partita in meno (quella in casa contro il Sassuolo, tuttora da recuperare).

Aveva strappato due vittorie in trasferta a Cagliari e Udine, perso di misura contro Milan, Juventus, Napoli e Inter. Altrettanto era successo a Verona, ultima gara prima dell'esonero, contro una squadra che si sta rivelando fra le più positive del torneo. Aveva perso male soltanto a Marassi contro il Genoa, dove aveva subìto la rimonta nella ripresa (da 0-1 a 3-1) e nella gara casalinga contro il Bologna (da 3-1 a 3-4, ma con pesante condizionamento esercitato dall'espulsione di Dessena).

Magari le due vittorie in trasferta nelle prime quattro gare avevano fatto illudere che questa squadra potesse avere ambizioni più alte. Ma una valutazione serena della rosa porta a dire che il Brescia, fino al giorno dell'esonero di Corini, stesse facendo il suo: essere in corsa per la salvezza giocando un calcio più che accettabile. Dunque si torna al punto: perché mai Cellino ha preso la decisione di cacciare Corini?

Che si tratti del “nuovo” o del “vecchio” presidente, la risposta non arriverà. Rimane il dato di fatto che il ritardo nel frattempo accumulato dalla quartultima si sia impinguato. Non è ancora decisivo, ma certo obbliga la squadra a correre per rientrare nel gruppo, quando prima nel gruppo c'era già. E quanto al “nuovo” Cellino, la lieta novella sarebbe se facesse qualcosa di davvero inedito mantenendosi muto e assente rispetto alla gestione tecnica. Per questa stagione ha già fatto danni a sufficienza. Si prenda un semestre sabbatico e speri che a maggio il “nuovo” Corini gli abbia salvato le terga.

@pippoevai