In principio c'era un forno. Perché la nostra storia parte da un rinomato forno della tradizione secolare di Frascati, di proprietà da sempre della famiglia Amadei. È da lì che il protagonista della nostra storia muove i suoi primi passi. Lui è Amedeo Amadei, bandiera, icona del primo storico scudetto della Roma, tra i maggiori marcatori di tutti i tempi della nostra serie A, una storia ricca non soltanto di reti segnate.

IL FORNARETTO DI FRASCATI - A 13 anni Amadei parte dal forno di famiglia con la sua bicicletta per la consegna giornaliera del pane, nel pomeriggio, quando il lavoro lo consente, gioca con gli amici nel Frascati. Niente scuola, non c'è tempo né soldi per poterla frequentare, l'ha abbandonata a dodici anni, nel momento economicamente peggiore per la sua famiglia. Il padre aveva ereditato il forno e con esso una montagna di debiti causati dal nonno di Amedeo, che una sera si era giocato nientemeno che il forno e il giorno dopo la famiglia se lo era dovuto andare a ricomprare coprendosi di debiti. Quindi niente scuola ma tanto, tantissimo lavoro per il giovane Amedeo. Eppure l'amore per il gioco del calcio resiste, con i suoi amici Amedeo gioca nel Frascati e un giorno del 1935 legge di un provino organizzato dalla Roma per i giovani del Testaccio. Ovviamente di dirlo in famiglia non se ne parla neppure, sarebbe un no secco e senza discussioni. Inventa una scusa e pedala sino al campo, fa il provino e poi oplà di nuovo in sella per far ritorno a Frascati. Nessuno se ne sarebbe accorto, ma sulla via del ritorno fora una gomma ed arriva in ritardo al forno e al padre deve confessare qualcosa, qualsiasi cosa ma non che è andato a fare un provino per la Roma, quello no. Qualche giorno più tardi però arriva la lettera della Roma: il provino è stato superato! A quel punto si erge un ostacolo ben più alto da superare per il giovane Amedeo: il no secco del padre. C'è bisogno di forza lavoro in famiglia per far andare avanti il forno e pagare i debiti, non c'è tempo per giocare al pallone, a Roma per giunta. Non bastano le lacrime del ragazzino, il dovere e la dura realtà sembrano ben più forti del sogno, ma a volte i sogni si avverano e nel caso del giovane Amedeo sono le sue due sorelle – Adriana e Antonietta – a far sì che quel sogno possa essere inseguito garantendo al padre che avrebbero svolto loro anche il lavoro del fratello. E così Amedeo può presentarsi alla Roma, dove inizia a giocare nelle giovanili.

L'OTTAVO RE DI ROMA - Le sue capacità, la sua tecnica e la sua caparbietà ben presto lo mettono in luce e il 2 maggio 1937, a soli 15 anni 9 mesi e 6 giorni fa il suo esordio in serie A, record assoluto di precocità, poi eguagliato da Pellegri nel 2016, mentre la settimana successiva contro la Lucchese segna il suo primo goal in serie A. Da quel momento la sua carriera non conosce battute d'arresto. Messosi in luce viene prestato all'Atalanta in serie B e l'anno successivo – 1939 – torna definitivamente alla Roma. La svolta decisiva per la carriera di Amadei arriva la stagione successiva, quando sulla panchina giallorossa siede l'ungherese Schaffler che lo trasforma in centravanti puro: è la definitiva esplosione di Amadei che prende a segnare con regolarità impressionante valanghe di reti. 18 ne segna nella stagione 1940-41 e altrettante nella stagione successiva, quella coronata con la conquista del primo, storico, scudetto della Roma. È il vertice della sua avventura con la Roma, poi, complice la guerra e la perdita dei giocatori più forti e dell'allenatore, i giallorossi piombano in anni di anonimato. Nel 1943, durante una partita di Coppa Italia contro il Torino, Amadei è vittima di un errore di persona, l'arbitro lo ritiene responsabile di aver rifilato un calcio al guardalinee e viene squalificato a vita. Soltanto con la fine della guerra verrà amnistiato e qualche anno più tardi il vero responsabile confesserà la verità. Ormai, però, Amadei sente di aver esaurito i suoi anni alla Roma e pensa decisamente a trasferirsi in un'altra società.

IL TRASFERIMENTO ALL'INTER - Dopo 6 campionati consecutivi nei quali è andato costantemente in doppia cifra, Amadei nell'estate del 1948 lascia la Roma. Sono tante le società interessate, soprattutto Torino, Juventus, Milan e Inter. Adriano Stabile per il sito storiadellaroma.it ricostruisce l'intricata vicenda. Tutto si esaurisce nel giro di un paio di frenetiche giornate di settembre, a poco più di una settimana dall'inizio del campionato. Amadei accetta la proposta dell'Inter, la Roma, quale contropartita tecnica, oltre a 40 milioni chiede due giocatori del Bari, Tontodonati e Maestrelli. Il problema, come bene spiega Stabile, sta nel fatto che proprio i due giocatori del Bari rischiano di far saltare tutta l'operazione quando si accorgono che mancherebbero 700.000 lire nei loro premi di ingaggio: soltanto a sera inoltrata dell'11 settembre il direttore sportivo dell'Inter e lo stesso Amadei – che pare sabbia staccato di tasca propria un paio di assegni – riescono ad uscire dall'impasse sbloccando definitivamente la complessa operazione. Tontodonati e Maestrelli firmano per la Roma che li acquista dal Bari per 27 milioni oltre al cartellino di Fiumi, e così alle 22.30 dell'11 settembre 1948 Amadei diventa un giocatore dell'Inter che lo paga 40 milioni oltre ai 5 quali premi di ingaggio. Con i nerazzurri Amadei giocherà due stagioni realizzando oltre 40 reti e formando con “veleno” Lorenzi e Nyers un trio d'attacco formidabile. Nella memoria degli interisti – compreso un giovanissimo Massimo Moratti – resta indelebile quanto accadde nel derby del 1949 quando l'Inter sotto 1-4 riescì a vincere 6-5 con la tripletta decisiva proprio del fornaretto. In quegli stessi anni, complice l'addio alla panchina Azzurra di Pozzo, che poco vedeva il ragazzo, Amadei gioca in Nazionale dal 1949 al 1953 collezionando 7 reti in 13 incontri partecipando ai Mondiali brasiliani del 1950.

GLI ULTIMI ANNI AL NAPOLI - Dopo due anni all'Inter Amadei nell'estate del 1950 passa al neopromosso ed ambizioso Napoli di Achille Lauro, dove gioca per 6 stagioni contribuendo a far diventare i partenopei una squadra capace di tener testa agli “squadroni” del nord, per poi iniziare la sua breve carriera da allenatore. E non solo. Si cimenta anche nel cinema e in politica, quando nel 1952 accetta di candidarsi alle amministrative per la DC. Chiude una carriera strepitosa con 175 reti in 423 presenze in serie A a girone unico, oltre ad altre reti in nei campionati di guerra e di serie B.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)