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Corre l'anno 2001. Cafu a destra e Candela a sinistra volano sulle fasce lanciando a rete l'attaccante di turno: Totti, Batistuta, Delvecchio, Montella. La forza della Roma di Fabio Capello poggia soprattutto sui suoi due splendidi esterni che svariano da una parte all'altra del campo facendo impazzire le retroguardie avversarie.
In quel periodo Vincent Candela, destro naturale adattato alla fascia sinistra, tocca il picco più della sua carriera vincendo uno scudetto e una  Supercoppa italiana. Nove anni (dal 1997 al 2005) in giallorosso, i più importanti. Agli esordi con Zeman non va molto bene, il centrocampista è sul punto di cambiare squadra, poi arriva Capello che decide di puntare su di lui e spicca finalmente il volo.
Gli ultimi anni in giallorosso sono più travagliati, complice un calo fisico e di rendimento forse motivato anche dalla fine del matrimonio con Sophie, sposata in Vaticano nel 2000.
Poi il Bolton, l'Udinese, il Siena e il Messina ma i fasti del 2001 sono solo un ricordo. Nel 2008 tenta anche un avventura in Prima Categorai con l'Albatros. In Nazionale colleziona 40 presenze ma non riesce a lasciare il segno perché chiuso da Bixente Lizarazu.

Roma e la Roma però gli rimaste nel cuore
tanto che nel 2009 sceglie l'Olimpico per la sua partita d'addio. Oggi Candela ha aperto ristoranti in Italia e in Francia e aiuta la seconda moglie (romana ovviamente) ad organizzare eventi.
Un amore immenso e ricambiato quello con la capitale dove il francese ha deciso di mettere radici. Oggi vive nelle campagna romana insieme alla sua nuova famiglia, fa il vino, lavora la terra si prende cura e degli animali. Ogni tanto per fare un tuffo nel passato fa visita ai suoi ex compagni a Trigoria o lo si avvista in tribuna all'Olimpico come un tifoso qualunque. Tornando indietro rifarebbe tutto, o quasi. 'Con il senno di poi non lascerei mai la Roma". Chapeau.