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Baffetti e piglio da sergente tedesco. Un duro ma dal cuore tenerissimo. E' Jurgen Kohler, tra i ricordi più dolci della storia juventina. Uno degli stopper più grandi di sempre: abile di testa, bravo a proporsi in avanti, affidabilissimo in fase di marcatura, potente fisicamente. Uno dei pochi in grado di dare del filo da torcere perfino all'immenso Van Basten.

Cresciuto calcisticamente nel Wadhof Manneheim, nel 1987 passa al Colonia, due anni dopo approda nel Bayern Monaco con cui conquista la Bundesliga. Ad Italia '90 con la sua Germania batte l'Argentina a Roma e conquista il titolo mondiale. La Vecchia Signora decide di non farselo scappare e nel 1991 arriva a Torino. Quattro anni in bianconero, 100 presenze in Serie A, una Coppa Uefa, uno scudetto e una Coppa Italia. Nel 1995 torna in Patria, gioca e trionfa con il Borussia Dortmund con cui nel '97 vince la Champions League battendo proprio la 'sua' Juventus.

Appese le scarpette al chiodo, Kohler decide di intraprendere la carriera di allenatore.
Nel 2008 mentre è alla guida del VfR Aalen arriva la doccia fredda. Tra le lacrime rivela di dover lasciare la panchina per problemi cardiaci.“La mia vita non è in pericolo adesso, ma potrebbe diventarlo se continuo. Resterò come direttore sportivo, un lavoro più tranquillo”.

Dopo le cure e il riposo oggi Kohler a 46 anni, sta bene, ed ha di nuovo voglia di rimettersi in pista. Un anno fa è anche diventato papà per la terza volta.

Una carriera piena di successi, dalla Coppa del Mondo alla Champions League. Niente però come la Juventus. “Io sono tedesco, ho giocato in squadre importanti in Germania, ma il mio cuore è solo bianconero”. Come si fa a non amare uno così?