Calde sere estive italiane illuminate da due occhi sgranati che hanno fatto gridare di gioia un'intera nazione. Sono passati ventun anni anni ma Totò Schillaci ce lo ricordiamo ancora così. Tecnica poca ma una grandissima voglia di metterla dentro.
Totò inizia il Mondiale in panchina come riserva di Andrea Carnevale ma in breve tempo si conquista il posto in prima squadra insieme al neo compagno di squadra nella Juve, Roby Baggio.
Nella gara d'esordio contro l'Austria Totò subentra a gara in corso e segna il gol partita. Poi va in gol contro Cecoslovacchia, Uruguay, Irlanda e Argentina. Contro la squadra di Maradona l'Italia è raggiunta dal gol di Caniggia. Fatale per gli azzurri  è la lotteria dei rigori. Schillaci inspiegabilmente si sottrae dal tiro dagli undici metri.
L'attaccante chiuderà il Mondiale da capocannoniere e miglior giocatore del torneo.
Italia '90 sarà il suo canto del cigno.

L'anno dopo a Torino tutti si aspettano che 'I gemelli del gol' conducano la Juve verso uno scudetto che ormai manca da troppo tempo. La Juve di Gigi Maifredi chiude il campionato al settimo posto.  Baggio con il cuore è ancora a Firenze e per Totò inizia un lento e inesorabile declino. Nel '92 passa all'Inter. Nel '94 molla tutto e si ricicla in Giappone, con lo Jubilo Iwata. Lì, primo calciatore italiano a sbarcare nel paese del Sol Levante, è acclamato come un divo. Nel 97 viene fermato da un lungo infortunio e due anni dopo dirà ufficialmente addio al calcio.

Dentro e fuori il campo Totò è sempre stato un personaggio: schietto, divertente e a volte un po' fumantino.
Giorni fa in  un'intervista a Premium calcio l'ex bomber ha rivelato alcuni aneddoti, come il pugno rifilato all'amico Baggio. “Io e Roby siamo diventati amici.

Dividevamo la stessa camera, lui parlava poco, io niente. Eppure, nonostante questo, una volta facemmo a cazzotti: anzi, fui io a rifilargli un pugno”. Motivo? "Si è trattato veramente di una stupidaggine. Eravamo nello spogliatoio della Juve. Roberto stava scherzando con me, ma si lasciò prendere la mano e lo scherzo divenne pesante. Io reagii in quel modo e me ne pentii subito. Per fortuna, la cosa si chiuse lì", ha spiegato successivamente a Sicilia On line.
Il rimpianto? Non aver mai giocato nella sua città, Palermo. “Da ragazzino al Palermo non mi vollero per pochi spiccioli - ha detto sempre a Premium Calcio -  e a fine carriera, quanto di ritorno dal Giappone bussai alla porta del club e mi offrii gratis, ancora una volta mi dissero no grazie”. Il rimorso? La brutta frase gridata in faccia a Poli del Bologna. “'Ti faccio sparare'. Era una frase detta cosi', nella foga del momento, ma non dovevo dirla: ne pagai a lungo le conseguenze”. Del resto in un quartiere come il Cep di Palermo dove è cresciuto Totò nessuno ti insegna a stare al mondo e a volte si reagisce di istinto. Le sue umili origini però Schillaci non  le ha mai rinnegate e, dopo aver appeso le scarpette al chiodo, ha deciso di dare un'opportunità a ragazzi che come lui sognano tirando calci ad un pallone.  Dal 2000 gestisce a Palermo il centro sportivo per ragazzi Luis Ribolla ed è proprietario dell''U.S Palermo srl. Ogni tanto però si diverte a fare qualche incursione in tv: nel 2004 ha partecipato all'Isola dei Famosi e a breve lo vedremo in televisione nella parte di un boss mafioso nella terza serie di Squadra Antimafia, in onda ad aprile.