28
Con i suoi 15 anni e 274 giorni Wisdom Amey è diventato il più giovane esordiente nella storia della Serie A. Come avviene in questi casi, è una rincorsa all’anagrafe: Amey ha battuto Amedeo Amadei e Pietro Pellegri, che debuttarono nel nostro campionato all'età di 15 anni e 280 giorni, entrambi attaccanti, prima apparizione di Amadei nel 1937 e di Pellegri nel 2016. Due minuti più recupero, tanto è bastato ad Amey per diventare un recordman, prima ancora che un giocatore. E così per sei giorni di differenza il record oggi appartiene a questo ragazzo nato a Bassano del Grappa e cresciuto nelle giovanili del Lanerossi Vicenza. Sinisa Mihajlovic l’aveva avvertito, già prima della sfida contro l'Atalanta. E’ stato di parola. In un colpo solo Mihajlovic ha consegnato Amey alla storia e gli ha dato la prima spinta, come un padre quando accompagna suo figlio dopo aver tolto le rotelline alla bici. Data da circolato rosso: 12 maggio 2021, Bologna-Genoa 0-2. Se ne sono accorti in pochi, ma con Amey ha debuttato in A un altro ragazzino, il polacco Kapcer Urbanski, 16 anni compiuti a settembre. Ma questa è la storia di Wisdom Amey.

Wisdom - in inglese significa “Saggezza” - papà del Togo, mamma della Nigeria, primi calci nella Bassano Virtus, gioca difensore, sia laterale che centrale, è alto, 190 centimetri, ha un fisico già strutturato ed ha una tempra da combattente, qualità che l'hanno già proiettato nel giro delle nazionali giovanili, con tappa nell’Under 17. Quando a fine aprile Mihajlovic - causa emergenza difensiva - lo ha convocato con i «grandi», Wisdom si è messo subito d'impegno, con una forza di volontà che ha fatto breccia nell’allenatore del Bologna. Il marchio di Sinisa gli sia di buon auspicio. Perché Mihajlovic - nel lancio dei giovani - ha occhio. E’ stato lui - ai tempi del Milan - a far debuttare il giovanissimo Gigio Donnarumma (16 anni e 8 mesi) e fu sempre lui - da giocatore, ai tempi della Roma - a suggerire a Vujadin Boskov che un ragazzino - si chiamava Francesco Totti - meritava una chance. Era Brescia-Roma del 28 marzo 1993. Amey rappresenta un'anomalia in un campionato - la nostra Serie A - che ha l'età media più alta d'Europa (26,8 anni) e dove spesso si resta giovani per sempre e non si viene considerati mai pronti. Il futuro gioca dalla sua parte.
Eppure, andando a considerare la top10 dei più giovani debuttanti in Serie A, scopriamo che - accanto a un paio di campioni acclarati - compaiono anche delle meteore. Sul podio, come detto, ci sono Amey sul gradino più alto, poi Amadei e Pellegri appaiati. Subito dopo ecco Gianni Rivera, l'Abatino, il Golden Boy del Calcio Italiano che fece la sua apparizione con l'Alessandria a 15 anni e 288 giorni, nel finale di campionato 1958-59. Aristide Rossi esordì nel massimo campionato addirittura nel 1930. Aveva 15 anni e 294 giorni, giocava nella Cremonese, ma un destino cattivo lo stava aspettando. Morì giovanissimo, a 23 anni, durante uno scontro di gioco. La sfortuna ha accompagnato anche Giuseppe Campione, talento del Bologna di fine anni ’80, che esordì a 15 anni e 298 giorni. Se n’è andato a 21 anni, incidente stradale. La curva della Spal - la squadra in cui giocava all'epoca - gli è stata intitolata. Eddy Salcedo - 15 anni e 323 giorni per lui - occupa il 7° posto nella top 10. A lanciarlo nell’agosto del 2017 è stato Juric, a quel tempo sulla panchina del Genoa. Sono passati quattro anni e il ragazzo - oggi al Verona - deve ancora trovare la sua dimensione. Ha avuto una bella carriera invece Valeri Bojinov, bulgaro scovato da Corvino e fatto debuttare da Delio Rossi nel Lecce a soli 15 anni e 346 giorni (era il 2002). Predestinato lo è stato di sicuro Andrea Pirlo: aveva 16 anni e 2 giorni quando mise piede in Serie A, lanciato da Adelio Moro, 21 maggio 1995, Reggiana-Brescia 2-0. Decimo e ultimo nella top 10 è un altro calciatore in attività, debuttante con il Genoa: Stephan El Shaarawy (16 anni e 55 giorni) ed è stato Gasperini - dicembre 2008 - a darti fiducia per primo.