L’ho detto e lo faccio.

Lunedì sera, negli studi di Sportitalia, mi è stato chiesto cosa pensassi a proposito della possibilità che Carlo Ancelotti potesse diventare l’allenatore del Napoli al posto di Maurizio Sarri.

Non credendoci minimamente, ho sostenuto che se Ancelotti avesse firmato il contratto con Aurelio De Laurentiis sarei andato “da Milano a Napoli a piedi”.

L’affermazione era provocatoria ma, credendo di mettermi all’angolo per dileggiarmi e offendermi più di quanto già non si faccia, moltissimi spettatori, soprattutto napoletani, hanno chiesto che io rispettassi la promessa.

Cosa che - come detto - farò. Sia perché ne va della mia credibilità, sia perché nell’era dei social qualsiasi affermazione può essere usata contro chi l’ha pronunciata. La risposta migliore, dunque, è quella di sciogliere il voto (anche se non era esattamente un voto), come fece un anno fa Davide Nicola, allora allenatore del Crotone, che affrontò, a salvezza raggiunta, il viaggio dalla Calabria a Torino in bicicletta. 

In quel caso - come nel mio - c’erano (e ci dovranno essere) tutte le condizioni per rendere l’impresa possibile e credibile: assistenza fisica, tecnica e di sicurezza. E’ ovvio anche ad un bambino - solo che i tifosi sui social sembrano meno dotati di cervello di un bambino - che non si possa camminare in autostrada, ma dovrà essere scelto un percorso alternativo di statali, strade provinciali e consolari.   

Insomma mi sto organizzando, ma la trasferta, naturalmente con molte tappe, verrà certamente affrontata. Vanno considerate anche le condizioni climatiche. Un altro elemento importante è la documentazione del viaggio: servirebbe - ma non lo posso certo pretendere - qualcuno che accertasse quanto sto facendo. Meglio se sarà Sportitalia anche se ci sono alti costi da affrontare. Ve lo immaginate una troupe che segue un viandante solitario per settecento e passa chilometri?

Io no, ma non mi sento di escludere niente. L’unica condizione che pongo è la seguente: ogni promessa è debito, ma la marcia non può diventare una pagliacciata.
Primo, perché io non sono un pagliaccio. 

Secondo, perché la credibilità della prova sta nella serietà con cui la si affronta.

Molti, smaniosi di vedermi sotto un sole canicolare coperto da un saio di iuta, mi chiedono quando partirò. Ovviamente non lo so ancora, certamente entro l’estate perché, se è vero che il caldo non favorisce gli sforzi fisici prolungati, è altrettanto vero che le giornate sono più lunghe e il maltempo meno incombente. 

Devo ammettere che non pensavo ci fosse tanto interesse per me. In questi giorni, a parte molte radio del territorio campano, mi chiamano colleghi per intervistarmi (è successo con Tuttosport) o per esprimermi vicinanza morale. Molti credono che sia una condanna, invece potrebbe essere un’opportunità per vedere gran parte dell’Italia palamo a palmo e, magari, per realizzare un piccolo evento televisivo.

Evidentemente, se quelle appena descritte sono le conseguenze della mia convinzione, è chiaro che Ancelotti a Napoli ha sorpreso soprattutto me. Intanto perché ha un ingaggio da top coach (e infatti De Laurentiis scucirà 6,5 milioni l’anno) e poi perché finora era sempre approdato in squadre che avevano vinto molto o pronte per farlo subito. Questo Napoli sarà in grado di farlo solo se arriveranno giocatori di prima qualità e non credo proprio che De Laurentiis voglia fare un mercato spendendo - faccio un esempio concreto - i duecento milioni del Milan dell’anno scorso. 

Qualche giocatore importante verrà acquistato, ma chi procede con l’assunto Ancelotti = grandi calciatori si sbaglia di grosso. De Laurentiis gli ha assicurato una squadra competitiva, non una riproduzione del Real Madrid, del Bayern o del Psg. E se l’ha fatto, gli ha raccontato una bugia. 

Come diceva Sarri, è una questione di fatturato e a certi picchi di spesa De Laurentiis non vuole arrivare perché metterebbe a rischio la sussistenza stessa della società. Il presidente paga tanto l’allenatore di nome e da lui, prima che da altri, vuole i risultati. Dunque, forse per la prima volta nella sua storia di tecnico, Ancelotti deve mostrare quant’è bravo senza contare su grandissimi giocatori. Sarri aveva la forza del gioco e, con quello, ha fatto 91 punti. Difficile far meglio anche se   il tuo nome è stato spesso (non sempre) sinonimo di successo.