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Non sa approfittarne, il Napoli. Ci prova, certo, almeno per un tempo, a prendere i tre punti, ma non ci riesce. Come la Juve e l’Inter, paga pure lui la sindrome Champions e per agganciare almeno il terzo posto non gli resta che battere l’Atalanta nel turno di mezza settimana. Ovvio, l’occasione di accorciare il distacco e allungare le speranze è evidente a tutti, ma non per questo il Napoli comincia la partita da tarantolato. Non per questo carica d’ansia le sue geometrie. Anzi, s’atteggia a squadra serena, matura, sicura di sé, nonostante dall’altra parte ci sia una Spal avvelenata da una classifica forse ingenerosa per quello che sa fare, ma comunque inquietante e, soprattutto, messaggera di brutte notizie. Come dire: è una partita, questa, che se ne frega del pareggio e con una sola differenza: il Napoli ha nelle gambe la fatica della Champions e nella testa l’ossessione di regalare minuti a chi ne ha meno del resto della compagnia.

Compatibilmente, si capisce, con la morìa di difensori che ancora una volta costringe Ancelotti a soluzioni d’emergenza in terza fila. Cosicché, se sono comprensibili, almeno in avvio, tre cambi - Milik per Lozano, Insigne per Fabian e Elmas per Callejon - si fa fatica a condividere quello Ospina-Meret, visto che per un portiere la continuità è tanta roba. Ma Ancelotti, si sa, da tempo ha abbandonato certe concezioni, certi principi, anche se stavolta, a differenza del passato più recente, non fa rivoluzioni.

Di sicuro non ne fa Semplici. Per lui solo un paio di ritocchi rispetto al match col Cagliari: Strefezza sull’esterno e Paloschi partner di Petagna là davanti. Per il resto, la Spal non perde certo la voglia di farsi rispettare mettendola immediatamentre sul piano dell’intensità. E infatti, prende subito la scena. Fa capire al Napoli che la sua domenica sarà molto complicata. Anzi, fa di più: perché dopo dopo tre-minuti-tre trema Ospina e trema la traversa sul sinistro da fermo di Petagna. Ma il pericolo per il Napoli è una sveglia.  Guadagna metri, infatti, la squadra di Ancelotti. E accorcia le distanze tra le linee, il che gli permette anche di recuperare in fretta un sacco di palloni. E così è che dopo nove minuti gli azzurri di Napoli passano in vantaggio. Funziona la catena di destra Malcuit-Allan che invita Milik al tiro da lontano. E Milik non si fa pregare. In verità non è un gran tiro e manco chissà quale sassata, ma è giusto quanto basta per far gol. 

Un tiro un gol, se si vuole. La Spal, invece, per passare ne deve fare due. Dopo Petagna, infatti, è il turno di Kurtic, il quale (16’) in piena area gode d’un cross basso di Strefezza e buca Ospina con la complicità dei centrocampisti azzurri che gli lasciano troppa libertà.
Sì, magari la partita è aperta, combattuta, ma pure un po’ confusionaria e di sicuro avara d’emozioni. Un gran correre, ma poco altro da tenere a mente. Merito della Spal, probabilmente, perché è la prima volta dall’inizio di stagione che il Napoli costruisce così poche palle gol.  Bloccata, insomma, la partita in quanto ad emozioni. Tant’è che bisogna andare al di là della mezz’ora per trovarne un paio. E cioè, quando Tomovic  (35’) ruba una palla gol a Milik a due metri dalla riga e tre minuti dopo, quando Federico La Penna prima dà un rigore al Napoli e poi glielo toglie convinto dalla Var. Non era stato galeotto, per lui, il braccio di Vicari sul tentativo di Mertens di liberarsi per il tiro. Muore così il primo tempo. Che non è granché e che se un paio di  indicazioni dà, è che Elmas può adattarsi a due o tre ruoli, ma non a quello di esterno che non giova a lui e manco alla squadra; l’altra: si capisce bene perché Mertens e Milik abbiano fatto coppia solo in precampionato. Non si filano proprio, infatti, e la cosa penalizza il Napoli, è evidente.

Bene, messa così, la partita sembra avere pochi sbocchi. Bisogna far qualcosa per darle uno scossone. E allora Semplici ci prova: fuori Paloschi e dentro Floccari. Ma là davanti palloni ne arrivano pochissimi. Uno solo, se si vuole; quando in avvio di ripresa  (7’) Vicari, su angolo di Murgia, devìa in porta e Ospina fa una delle più belle parate della sua carriera . Una di quelle che si definiscono: miracolo. Ed è qui che praticamente la Spal sparisce. Di qui in avanti, infatti, è tutto Napoli. Anche perché con Fabian al posto di Elmas, Callejon al posto dell’acciaccato Malcuit e poi anche Llorente per Mertens, Ancelotti disegna finalmente un altro Napoli. Ed è qui che il match diventa anche un fatto personale tra Berisha e Milik. Almeno tre volte in un quarto d’ora - e dopo un palo centrato da Fabian - infatti, il portiere della Spal fa disperare in centravantone di Ancelotti. E’ un arrembaggio, quello azzurro, con Kpoulibaly spesso più avanti anche di Milik e di Llorente. Ma non serve. Il Napoli non passa.  Sensazioni diverse, invece, in casa Spal. Certo, un punto è poca roba, ma meglio che niente.



IL TABELLINO

Spal-Napoli 1-1 (primo tempo 1-1)

Marcatori: 9'p.t. Milik (N), 16' p.t. Kurtic (S)

Assist: 9' p.t. Allan (N), 16' p.t. Strefezza (S)

Spal (3-5-2): Berisha; Igor (dal 9' s.t. Cionek), Vicari, Tomovic; Reca, Kurtic (dal 26' s.t. Valoti), Missiroli, Murgia, Strefezza; Paloschi (dal 15' s.t. Floccari), Petagna. All. Semplici

Napoli (4-4-2): Ospina; Malcuit (dal 24' s.t. Callejon), Koulibaly, Luperto, Di Lorenzo; Insigne, Allan, Elmas (dal 9' s.t. Fabian Ruiz), Zielinski; Milik, Mertens (dal 24' s.t. Llorente).

Arbitro: La Penna di Roma

Ammoniti: 25' Strefezza (S), 45' p.t. Tomovic (S), 48' s.t. Cionek (S), 49' s.t. Berisha (S)