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Un primato convincente sul campo e sostenibile dal punto di vista economico. Si può riassumere così il momento del Milan solo in vetta alla classifica, ma dietro i successi dei rossoneri non c'è solo il lavoro di Pioli e della squadra, c'è anche quello manageriale che ha permesso al Diavolo di conquistare un altro piccolo primato, quello dei conti: nessuna tra le big italiane e tra le capolista dei cinque principali campionati europei ha un monte ingaggi inferiore a quello milanista.

MONTE INGAGGI AL TOP - Circa 80 milioni di euro, a tanto ammonta il costo annuale degli stipendi dei calciatori agli ordini di Pioli. Spicca Zlatan Ibrahimovic con i suoi 7 milioni netti a stagione, Theo Hernandez è l'ultima 'aggiunta' di spessore con il rinnovo di contratto che lo ha portato ad aumentare il proprio ingaggio fino a 4 milioni netti a stagione, con Ismael Bennacer pronto a seguire lo stesso percorso del terzino e Rafael Leao in trattativa per prolungare a cifre analoghe. Abbattere il monte ingaggi era uno dei passi indispensabili per la riqualificazione finanziaria del club e da quando il fondo Elliott è subentrato alla guida (luglio 2018) il percorso in questo senso è stato nettamente virtuoso: dai 125 milioni del 2018/19 si è arrivati ai circa 80 attuali (nel dato sono considerate le variazioni date dai rinnovi e dalla campagna di mercato invernale, tra uscite e l'ingresso di Lazetic), sfruttando anche le opportunità offerte dalla legge (per 12 giocatori su 25 si usufruisce dei benefici del Decreto Crescita attualmente in vigore), senza tuttavia provocare un calo delle prestazioni sportive che anzi sono andate in crescendo.
EFFETTI SUL BILANCIO - Un percorso che, con il lavoro di Ivan Gazidis e dello staff nel reperimento di nuove sponsorizzazioni, incremento dei ricavi riduzione delle perdite, ha avuto un importante impatto positivo sul risanamento complessivo del bilancio nonostante gli effetti del biennio di pandemia Covid: -96,4 nel 2020/21 (-195 nel 2019/20, -146 nel 2018/19), con la prospettiva di chiudere il bilancio 2021/22 tra il -40 e il -60. Un risultato che permette di avvicinarsi ai paletti fissati in tema di Fair Play Finanziario, al netto delle discussioni che riguardano il pacchetto di norme imposte dalla UEFA, e di attendere con cauto ottimismo la decisione della commissione del Club Financial Control Body della federazione europea dopo l'ultimo giro di valutazioni.

SPAZIO PER NUOVI COLPI - Torniamo al monte ingaggi, perché il Milan non intende scostarsi dal cammino intrapreso per il rilancio del club e allora anche la preparazione delle prossime mosse di mercato non può prescindere dall'attenzione ai costi. E in estate ci sarà un'altra sforbiciata, se si considerano gli addii a scadenza di Alessio Romagnoli (circa 12 milioni lordi a stagione) e Franck Kessie (circa 5) e le riflessioni che riguardano il futuro di Ibrahimovic (addio o rinnovo a cifre inferiori a quelle attuali, sarà comunque risparmio). Un'ulteriore riduzione di circa 20 milioni lordi del monte ingaggi che non sarà finalizzata però a se stessa, bensì offrirà l'occasione per inserire in maniera sostenibile nuovi rinforzi in rosa, sfruttando ancora una volta anche i benefit fiscali del Decreto Crescita: discorso valido per Divock Origi, a un passo per l'attacco, così come per Sven Botman e Renato Sanches, solo per citare i primi obiettivi dell'estate. Un primo piccolo tesoretto, seguendo la propria politica: il Milan ha scelto il suo percorso per tornare grande.