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  • Andrea Manfredonia a CM: 'Lazio, tutela Palombi. De Francesco piace in Lega Pro'

    Andrea Manfredonia a CM: 'Lazio, tutela Palombi. De Francesco piace in Lega Pro'

    • Marco Anselmi

    Andrea Manfredonia ha le idee chiare sul futuro dei giovani. Figlio dell'ex biancoceleste Lionello, ha intrapreso da qualche anno la carriera da procuratore. Ecco le sue opinioni su alcuni ragazzi di proprietà della Lazio, e sulla gestione dei settori giovanili le abbiamo raccolte in esclusiva a Calciomercato.com.

    La stagione della Lazio Primavera si è conclusa con uno scudetto conquistato contro una squadra che storicamente ha sempre fatto del settore giovanile un serbatoio per la prima squadra...
    'Senza dubbio è stata una stagione da incorniciare, c'è stata un'evoluzione incredibile durante il corso della stagione, sia dal punto di vista tecnico che del gioco. Sicuramente gli inserimenti a gennaio di Tounkara e Keita hanno dato, dal centrocampo in su, un'imprevedibilità che prima magari la squadra non aveva. Poi con un Cataldi in quella forma era difficile non vincere il titolo: a mio avviso è il migliore di tutti, in assoluto, anche più importante di Keita, Crecco e Tounkara. Poi lui ha una storia particolare: è cresciuto nel vivaio della Lazio ma per un anno è stato mandato all'Ottavia a fare gli Allievi, per poi essere ripreso dai biancocelesti; è un giocatore sopra la media, ha tutte le carte in regola per imporsi anche con la maglia della prima squadra. Ora ha bisogno di giocare con continuità tra i professionisti così da crescere e maturare'.

    Ora ci si interroga su chi possa dare una mano alla prima squadra: Keita, Crecco e Falasca sono giocatori già pronti?

    'Se fossi il responsabile del settore giovanile della Lazio, Crecco e Keita li terrei a Formello perché hanno un altro anno di Primavera davanti, gestendoli in modo da farli crescere e utilizzandoli a metà con la prima squadra, facendoli allenare più spesso con i grandi, per poi farli giocare con la squadra di Bollini. Per Falasca invece il discorso è diverso: è un '93 e per come la vedo io sarebbe già dovuto essere tra i professionisti. Ha la maturità giusta per poter fare il salto e cercare di imporsi. Il passaggio dal settore giovanile ai professionisti viene spesso sottovalutato: l'intensità e il ritmo sono molto diversi, quindi è qui che inizia il bello. Il sipario dopo la Primavera si chiude ed inizia un'avventura totalmente diversa'.

    Il tuo assistito Alberto De Francesco, classe '94, si è tolto delle belle soddisfazioni giocando anche buona parte della finale scudetto: il suo futuro sarà ancora in biancoceleste?

    'Alberto è un ragazzo straordinario, che si è messo a disposizione del gruppo pur avendo avuto a gennaio diverse proposte da altre squadre. Nel primo periodo della stagione ha trovato poco spazio e ha manifestato l'interesse ad andare a giocare con un po' più di continuità per poter dimostrare il suo valore. Ma la Lazio e soprattutto Bollini si sono imposti affinché rimanesse, per le sue qualità e perché è un uomo spogliatoio. Da lì in poi ha avuto maggiore spazio fino al coronamento della vittoria dello scudetto da protagonista. Ora dobbiamo parlare con la Lazio: se dovesse liberarlo ci penseremo, ho avuto qualche contatto con alcune società di Prima e Seconda divisione, ma prima di fare qualsiasi discorso è giusto che si parli con la società che lo ha cresciuto'.

    Tu segui spesso anche gli Allievi di Simone Inzaghi: c'è qualche giovane interessante che farà strada?

    'Simone Palombi, e lo dico non perché è un mio assistito ma perché quest'anno ha dimostrato di meritare di fare il salto con la Primavera. È un attaccante, ha fatto 20 gol, è un rapace d'aria ed ogni volta che il pallone rimbalza in aria lui la mette sempre dentro, ricorda un po' mister Inzaghi come senso del gol. Spesso in questa stagione si è allenato con la squadra di Bollini, il prossimo anno si confronterà con i vari Keita, Lombardi, Tounkara: sarà più difficile ma più stimolante per lui. Sono fiducioso, è un ottimo elemento che la Lazio dovrebbe tutelare e assicurarselo per il futuro, facendogli firmare un contratto'.

    Come giudichi la gestione dei settori giovanili da parte di tante squadre importanti che si affidano sempre più a stranieri?

    'Servirebbe un giusto mix tra giocatori cresciuti dalla scuola calcio e stranieri che vengono a completare la rosa, ma uno straniero che arriva in Italia per il settore giovanile deve essere un ragazzo che fa la differenza, tipo Keita. Si dovrebbe far crescere un blocco importante di italiani che faccia tutto il settore giovanile, al quale poi si possono aggiungere dei giocatori provenienti dall'estero che possano servire a dare quel qualcosa in più'.

    Nel panorama generale giovanile nazionale, chi sarà il cosiddetto 'crack'?
    'Cais e Varano, i due attaccanti dell'Atalanta che contro la Lazio non hanno fatto molto ma sono elementi eccezionali: sono due '95 molto interessanti. Varano è una seconda punta tutta mancina, sgusciante, davvero bravo. Il discorso però è ampio, perché un giocatore più forte di un altro potrebbe avere meno fortuna perché chiuso da chi ha davanti in prima squadra. Paradossalmente società con possibilità economiche minori si affidano di più alla crescita dei propri ragazzi perché in futuro potrebbero anche essere fonti di guadagno, l'Atalanta è maestra in questo'.


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