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“Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.. Noi siamo sardi”. I barbari, inaccettabili buu scimmieschi indirizzati a Romelu Lukaku nell’ultima gara casalinga del Cagliari sono stati spazzati via dalla dolcezza dei versi di Grazia Deledda. Chiamasi funzione civilizzatrice della poesia. La società di Giulini ha accolto questa sera il pubblico di Cagliari-Genoa con un gesto forte, e tuttavia di rara eleganza e levità. Ai vari ingressi, sono stati distribuiti centinaia di volantini inneggianti ai valori dell’integrazione e della contaminazione culturale. Parole sarde, sapide di umanità.

La partita, anche se in queste cose non c’è nulla di matematico e consequenziale, non poteva che iniziare e svolgersi in un clima più disteso, e così in effetti è stato, in campo e sugli spalti. O per lo meno, in campo fino alla fine del primo tempo, quando un pacifico zero a zero ha accompagnato i giocatori negli spogliatoi. Maran inizialmente riconsegnava l’attacco a Simeone e Joao Pedro, confermava Cigarini in mediana e promuoveva Castro sulla trequarti, tenendo a riposo Marko Rog in vista del turno infrasettimanale contro il Napoli. Agli energici Nandez e Ionita il compito di fiancheggiare il regista di Rivalta nel solito 4-3-1-2, mentre sulla destra Cacciatore vinceva il ballottaggio con Pinna per il ruolo di terzino destro. Andreazzoli si è presentato invece alla Sardegna Arena inseguendo la moda italiana del turnover, per dirla con Sarri. Ben cinque cambi rispetto alla bruciante sconfitta contro l’Atalanta: i due laterali Ankersen (a destra) e Pajac (a sinistra) per i ‘titolari’ Ghiglione e Barreca, Favilli centravanti per Pinamonti (neanche entrato), Biraschi per Romero e il rientrante Saponara per Lerager. Proprio l’ex fantasista doriano, schierato sulla trequarti del Grifone ha acceso la sfida dopo pochi minuti, sparando un bel cross del danese Ankersen alto sopra la traversa, a pochi passi dall’area piccola. Non solo, insieme a Schone e Pajac ha mostrato raffinate trame sulla sinistra del fronte d’attacco genoano, risultando più volte pericoloso, anche se mai decisivo. Dalla sinistra è arrivata anche sulla testa di Kouame la principale palla-gol del Genoa nel primo tempo, proprio appena prima dell’intervallo. Un guizzo del Professor Schone, un cross al bacio che la gazzella nera di Andreazzoli non è riuscita a indirizzare in rete (miracolo di Olsen), malgrado lo stacco portentoso sulla testa di Pisacane. A dire il vero c’è stato pure un contropiede, sempre di Kouame, un tre contro due sprecato sul più bello da un deludente Favilli. Queste ultime due occasioni erano state precedute, bisogna aggiungere, dai tentativi confusi ma concitati del Cagliari: qualche tiro dal limite, tipo quello di Pellegrini deviato in angolo da Radu, e soprattutto un colpo di testa stranissimo di Simeone, che per poco non schizzava in rete una conclusione sbilenca di Ionita. Cigarini nel frattempo giocava sopra un guaio all’inguine insorto intorno al quarto d’ora.

Dopo l’intervallo, il rientro in campo del Genoa non è stato dei migliori. E qui la partita è diventata una bella guerra: Simeone ha sbloccato il risultato segnando di testa al primo minuto della ripresa, su un traversone tagliato di Ionita proveniente dalla sinistra. Criscito se l’è perso all’altezza del dischetto, e il Cholito in splendida torsione ha sorpreso Radu sul palo lontano. Poco dopo Cigarini ha lasciato il campo per il classe ‘96 debuttante uruguaiano Oliva. E il Cagliari inizialmente l’ha pagata ritirandosi un pochino. Prima un colpo di testa ravvicinato di Favilli ha fatto tremare Olsen, poi per poco non ci scappava il rigore per un fallo di mano di Cacciatore apparso a Manganiello dentro l’area. Il Var Chiffi è intervenuto prontamente agli auricolari dell'arbitro segnalando l’errore: punizione dal limite per Schone, un quasi-rigore a tutti gli effetti. Senonché il danese stavolta ha colpito la barriera, sospiro di sollievo per il Cagliari.

Intorno alla mezzora della ripresa, le mosse degli allenatori scuotono la gara. Per il Genoa entrano Pandev, Lerager e Sanabria al posto di Saponara, Ankersen e Favilli, e dal 3-4-1-2 si passa al 4-3-1-2, il modulo sempre nel cuore dell’ex tecnico dell’Empoli. Va a specchio dunque, Andreazzoli. Maran risponde togliendo un volitivo ma rallentato Castro per Rog, poi butta nella mischia anche Birsa al posto di un applauditissimo ed esausto Simeone. Semplicemente Maran persevera col 4-3-1-2. Un minuto dopo, ovvero all’ottantatreesimo circa, la rete del pareggio, firmata dal solito Kouame (3 gol in 4 partite). Ricercata, la combinazione tra Pandev, Sanabria e l’ivoriano. Ma il Grifone non fa a tempo ad esultare che Zapata ne combina un’altra buttando nella propria porta un cross teso di Nandez, che si conferma uomo-assist: 2-1. Nel finale spegne ogni reazione possibile del Genoa una brutta palla persa da Lerager nella metà campo avversaria, a cui per di più fa seguito una comica tutta da raccontare: Zapata (ancora lui!) si scontra con Pajac a centrocampo e lascia una prateria desolata davanti a Joao Pedro e Ionita. I due corrono verso la porta dove Radu attende inerme, abbandonato a difendere cosa non lo sa più nemmeno lui. Con una finta Joao Pedro chiude la partita sul 3-1 riportando la vittoria alla Sardegna Arena. “Noi siamo sardi”, avrà pensato il brasiliano mentre esultava coi compagni.

IL TABELLINO

Cagliari-Genoa 3-1 (primo tempo 0-0)

Marcatori: 1’ s.t. Simeone (C), 38’ s.t. Kouamé (G), 39’ s.t. Zapata (C, aut.); 42’ s.t. Joao Pedro (C)

Assist: 1’ s.t. Ionita (C), 38’ s.t. Sanabria (G)

Cagliari (4-3-1-2): Olsen; Cacciatore, Pisacane, Ceppitelli, Pellegrini; Nandez, Cigarini (10’ p.t. Oliva), Ionita; Castro (33’ s.t. Rog); Joao Pedro, Simeone (37’ s.t. Birsa). All. Maran

Genoa (3-4-1-2): Radu; Biraschi, Zapata, Criscito; Ankersen (29’ s.t. Lerager), Radovanovic, Schone, Pajac; Saponara (29’ s.t. Pandev); Kouamé, Favilli (32’ s.t. Sanabria). All. Andreazzoli

Arbitro: Manganiello di Pinerolo
Ammoniti: 38’ p.t. Joao Pedro (C), 28’ s.t. Saponara (G)