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Entro la fine di questo mese dal Fondo Comune Europeo arriverà in Italia la prima trance dei duecento venti miliardi stabiliti dal Recovery Fund per favorire la ripresa economica dei Paesi duramente colpiti dalla pandemia. Una somma consistente, novantacinque miliardi, che dovrà essere amministrata e distribuita con estrema oculatezza come prevedono le rigorose regole imposte dall’Europa salvo brusche revisioni.

Si tratta del piano di soccorso più imponente di tutta la Storia moderna la cui entità è largamente superiore a quella definita e applicata dall’intervento Marshall nell’immediato dopoguerra. Ciascun Governo delle varie nazioni interessate avrà il compito e il dovere di impiegare tutto quel denaro per risollevare i tanti settori della macchina imprenditoriale e sociale che oggi si dibattono per galleggiare in un mare in tempesta. Il protocollo degli interventi è già stato definito sulla carta e ora si tratta soltanto di dare il via a tutti i progetti che hanno convinto l’Europa a intervenire con una pioggia mai vista di liquidità. Le priorità di azione sono già state individuate. Dall’economia verde e digitale alle politiche di coesione, dallo svolta sul clima al rafforzamento delle strutture sanitarie, dal maggior sostegno alla protezione civile al potenziamento della ricerca scientifica, dalla protezione dell’agricoltura alla preservazione del patrimonio culturale e turistico. Ciascuno di questi settori è parte fondamentale per il nostro Paese.
Il Governo, in ogni caso, non dovrà dimenticarsi dello sport e della valenza che possiede oltre il significato ludico e spettacolare. L’amministrazione Draghi, al suo insediamento, ha cancellato il Ministero specifico dopo la fallimentare esperienza di Speranza. Eppure nel corso del ricevimento, al Quirinale e a Palazzo Chigi, degli azzurri sia il presidente Mattarella e sia il premier nei loro discorsi celebrativi hanno indicato lo sport come insostituibile modello di crescita sociale ed economica per l’Italia. Le parole sono pietre e se quelle dei due massimi esponenti della cosa pubblica italiana non erano frutto di retorica allora c’è da attendersi che qualche azione concreta vada fatta a beneficio del movimento sportivo.

Naturalmente l’impegno di aiuto andrà ben mirato verso quei settori e quelle discipline che vengono definiti “poveri” o persino osservati con distrazione. Il mondo del dilettantismo, in primo luogo, la cui importanza è esiziale per la crescita e per la protezione dei giovani altrimenti destinati ad attività fuorvianti e diseducative. Il campo dell’atletica e di tutte quelle discipline delle quali ci si ricorda in tempo di Giochi Olimpici. Le palestre, anche quelle della nobile arte pugilistica. La ginnastica nelle scuole, materia sempre più cenerentola. Infine la costruzione di stadi per tutti e non soltanto per i giganti già ricchi del pallone. Tutto ciò porterebbe posti di lavoro, vantaggi imprenditoriali e armonia giovanile. Soldi che meglio di così non potrebbero essere spesi.