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Sento dire che la Signora non ha un regista a centrocampo, leggo (assai perplesso) un 5,5 sulla GdS, così riguardo Juve-Verona con calma e analizzo la prestazione di Arthur. Perché è da questo Juve-Verona che, al contrario, tutto si comprende. Era meglio Pjanic? Non scherziamo. Basterebbe un rapido check statistico per darvi l’idea del miglioramento avvenuto in cabina di regia. Qualcuno per caso ricorda l’ultima prestazione della Juve e del bosniaco contro il Verona di Juric? Vi giro qualche dato: i palloni giocati da Pjanic allora furono 46 (in 97 minuti), con 26 passaggi riusciti. Praticamente neutralizzato dalla marcatura a uomo di Pessina, Pjanic finì sul banco degli imputati e il suo rapporto con Sarri si guastò notevolmente, al punto che il Comandante nei momenti chiave della stagione gli preferì Bentancur. Checché se ne dica, Arthur invece, proprio contro la stessa squadra-test, squadra-stress, è salito in cattedra. Il pressing a duelli del Verona gasperiniano gli ha fatto letteralmente il solletico, come dimostrano sia i 97 palloni giocati, sia gli 81 passaggi riusciti (94%), sia soprattutto i 45 palloni giocati in avanti riusciti (dati tratti dal match report della Lega). Nessuno, in queste voci, ha fatto meglio di lui domenica sera. Eppure c’è ancora chi non è convinto del gioco dell’ex blaugrana. Lo stesso Pirlo, che pure si è detto soddisfatto della prestazione del centrocampista, in realtà sta vivendo una specie di conflitto fra scuole di regia, la sua (tramontata) e quella spagnola (ancora viva) incarnata ora alla perfezione dal brasiliano Arthur in seno alla sua Juve. L’impressione è che si stiano imparando a conoscere e ad apprezzare reciprocamente. Pirlo istintivamente chiede meno ‘gioco corto’ ad Arthur, meno tocchi e qualche lancetto in più, il brasiliano d’altra parte ha iniziato a mostrare al Maestro i vantaggi del palleggio insistito, specialmente in alcune zone di campo.
 
INIZIO AZIONE SARRI (CON PJANIC) – Facciamo subito un paragone, prendiamo l’inizio azione di Sarri contro il Verona, con Pjanic in regia. Due centrali ai lati di Szczesny e il bosniaco sul dischetto. I tre attaccanti del 3-4-1-2 di Juric attivano il pressing al momento del primo tocco, ossia quando Szczesny avvia l’azione giocando palla a Bonucci.  



Pjanic è lì ma non è lì, sembra persino sollevato quando Bonucci va diretto a cercare in verticale la punta.



Siamo nel cuore del primo tempo di Verona-Juve dello scorso anno, dopo diversi tentativi non riusciti di costruzione dal basso. ‘Tanto vale buttarla su subito’, deve aver pensato Bonucci facendo arrabbiare Sarri. Pjanic infatti, seguito come un’ombra da Pessina, non riusciva a imporsi, a proporsi. Trasmetteva insicurezza ai compagni. E la Juve giocò non come voleva Sarri, ma come voleva Juric.
 
INIZIO AZIONE PIRLO (CON ARTHUR) – Stavolta invece la Juve ha giocato come voleva Pirlo. I numeri lo dimostrano, la partita lo dimostra, sebbene Juric e con lui tanti altri non siano riusciti ad ammetterlo (forse offuscati dal risultato bugiardo). L’allenatore dei Balcani ha sostenuto addirittura di aver giocato “molto meglio per 70 minuti”. Non mi è sembrato. Ciò detto, onore al suo Verona per la buona prestazione. Ma torniamo al confronto di prima, e vediamo ora l’inizio azione della Juve preparato appositamente per affrontare l’Hellas. La Signora del Maestro utilizza finalmente il portiere per rispondere alla pressione ultra-aggressiva degli avversari. Bonucci tocca per Szczesny, non il contrario. Nessun regista sul dischetto. Arthur è alle spalle della prima linea del Verona.  



Sfruttando l’immediato tre contro due, Szczesny avanza palla al piede fino al limite dell’area. Kalinic e Zaccagni per lo stesso motivo non si fanno attrarre ma restano pronti a scattare al primo passaggio. E qui entra in azione Arthur, con grande coraggio e personalità: una corsa veloce in diagonale verso lo spazio alle spalle dei due attaccanti avversari (Colley è fuori inquadratura, largo a destra su Danilo).  



È un’esca per Tameze, il centrocampista contrapposto del Verona che ovviamente lo insegue. La morsa di Juric è preparata, ma Arthur, consapevolmente, ci va a giocare dentro. E i suoi compagni si fidano.



Arthur per stavolta restituisce, fa la cosa più semplice sotto pressione. Notate le due opzioni che gli si aprono alla destra e alla sinistra di Kalinic. Impostare così, col portiere al limite dell’area, contro Verona e Atalanta dà dei vantaggi. Lo ha mostrato per primo De Zerbi a Bergamo nell’immediato post lockdown e più di recente Gattuso in Napoli-Atalanta. Pirlo è sul pezzo. 



LA DIFFERENZA TRA ARTHUR E PJANIC- Ma la vera differenza tra Arthur e Pjanic non l’abbiamo ancora toccata. Il brasiliano è più dinamico, ha più forza nelle gambe, possiede un miglior primo controllo e soprattutto –il risultato di tutti questi fattori combinati- si orienta meglio nello spazio per giocare in avanti. Ecco un pallone trasmesso al portiere da Demiral pressato da Zaccagni. Mentre il difensore turco si apre da un lato, notiamo cosa succede davanti all’area: Bonucci è rimasto ‘alto’, costringendo Kalinic a restare con lui, Arthur invece è scattato verso la lunetta, attirando a sé Tameze, il suo marcatore. I famosi duelli come vedete.  



L’uomo in più è il portiere, che tuttavia viene subito aggredito da Zaccagni: Szczesny allora serve il centrocampista brasiliano davanti a sé. Un grosso rischio dato che è spalle alla porta, inseguito da Tameze e senza alcun sostegno (tranne lo stesso Szczesny e forse Demiral, anche se quest’ultimo è un po’ fuori radar considerando la corsa incontro di Arthur). Ebbene Arthur riceve. Che fare ora?



La sua corsa in anticipo su Tameze e la qualità del primo controllo gli consentono addirittura di girarsi con l’uomo dietro. Il tempo necessario per trasformarsi da giocatore-parete a costruttore vero e proprio, e passarla con un taglia-linea corto all’accorrente Rabiot (rischio su rischio). Il tutto ovviamente dentro la propria area e –ripeto- senza appoggi e sostegni sicuri. Difficilmente Pjanic avrebbe osato qualcosa del genere. Mai e poi mai contro il Verona o l’Atalanta.



UNA QUALITÀ IMPORTANTISSIMA – Questa fiducia nel proprio controllo e nel rapporto con la palla, la si vede ancor meglio quando Arthur riceve un appoggio orizzontale e viene pressato frontalmente, anche lontano dalla propria area. Ad esempio qui: questa che segue è l’azione individuale in cui sembrava non volerla passare più a nessuno, malgrado la pressione avversaria. Rabiot gliela tocca a un metro di distanza, Tameze scatta.


Lui anziché proteggerla subito col corpo e scaricarla dietro corto a Bonucci, prima la espone al suo aggressore. Non è preoccupato di questo fatto. Ciò gli consente di preferire sempre la giocata in avanti.



Ma se la giocata in avanti non c’è, Arthur è anche bravo a sterzare con l’esterno del piede, frapponendo il corpo tra la palla e l’avversario in pressione. A Barcellona lo paragonavano a Xavi, d’altra parte, per l’utilizzo della celebre pelopina.  



E Pirlo in questa azione magari voleva che velocizzasse, voleva meno tocchi, ma Arthur proviene da là, dove è importante soprattutto non perderla, dove si applaude il torero che irride e fiacca il toro. Un’azione inutile forse per il pubblico italiano, ma che nel duello psicologico tra i due giocatori assume forse il seguente significato: “Pressami pure quanto ti pare, Tameze, accetto la sfida, io non la perdo”.  

LA PRIMA GRANDE IDEA DI PIRLO: IL FALSO LIBERO – E come non accennare, giunti ormai alla conclusione, e sempre a proposito di Arthur, alla prima grande idea di Pirlo. L’interscambio tra il brasiliano e Bonucci è stato il leitmotiv della partita. Più in generale l’elemento a sorpresa di un Bonucci che, abbandonando la propria postazione difensiva, faceva addirittura delle sortite in attacco innescato da combinazioni più o meno codificate. Gli allenatori si valutano anche in base alle idee che introducono sul campo, non solo attraverso i risultatini di inizio stagione. Così guardate un po’ quest’altra costruzione dal basso. Solito Demiral per Szczesny. I metri e i percorsi di Arthur per farsi trovare libero. 



Vieira lo segue ma è in ritardo sul controllo del brasiliano.



Arthur riceve col solito vantaggio di spazio attorno a sé, un vantaggio utile per guardare in avanti. Nel frattempo ‘il falso libero’ Bonucci è partito: senza palla, come un centrocampista che si inserisce a caccia di una sponda della punta. Davanti all’area rimangono ben tre giocatori, ma sono Rabiot, Ramsey e lo stesso Arthur…



Ed ecco la verticalizzazione di Arthur, un rasoterra forte per Morata. L’idea era tutta qui: fino a che punto un attaccante del Verona darà credito all’ inserimento di un difensore centrale come Bonucci? Bonucci di solito lancia da dietro, no? E così Bonucci il regista si è trasformato per una volta in Bonucci l’incursore. E il Verona di Juric che marca ‘a uomo’ lo perdeva, Colley non lo seguiva. Lo stesso Kalinic, nel primo tempo, non lo seguiva. Trovato il bug del Verona. 



Guardate il vantaggio clamoroso ottenuto tramite questa soluzione. Poi Bonucci si è fatto male.



E osservate infine questa fuga dalla regia di Pjanic, sempre contro il Verona lo scorso anno. Ebbene, Pirlo in fondo ha invertito le cose, cogliendo impreparati gli avversari.