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Esperimenti continui alla ricerca della giusta alchimia per la sua Juventus. Andrea Pirlo muove le proprie pedine per plasmare e modellare la squadra secondo le sue esigenze e tra i nodi tuttora da sciogliere resta quello della composizione del centrocampo. Nel quale, al momento, fatica ad emergere la figura di Arthur, relegato in panchina a Kiev e a un minutaggio sin qui piuttosto contenuto.

A PICCOLI PASSI - Premesso che nelle grandi squadre la titolarità è una condizione piuttosto precaria e che soprattutto in epoca Covid gli impegni serrati costringono ogni allenatore a una rotazione pressoché continua, le aspettative che accompagnavano l'arrivo del calciatore brasiliano dal Barcellona non sono state certo ripagate dai soli 113 minuti collezionati in campo fino ad ora. In panchina per tutti i 90' nell'esordio in campionato con la Sampdoria e nemmeno convocato per la "partita fantasma" col Napoli, Arthur è stato protagonista di un'introduzione a piccoli passi nel mondo Juve. Complici certamente i delicati ultimi messi, vissuti praticamente da separato in casa.

LA RIVINCITA - Il buon impatto dell'altro nuovo acquisto McKennie e la scelta di Pirlo di ripartire da due giocatori più inseriti nella sua idea di calcio come Bentancur e Rabiot mettono momentaneamente l'ex Gremio in seconda fila. Giocatore "tattico", forse più adatto al tipo di squadra che aveva pensato Sarri e poco propenso al gioco in verticale predicato da Pirlo. Le discrete sensazioni destate dal suo debutto da titolare a Crotone meritano una replica a stretto giro di posta e, nel prossimo mini-ciclo di partite prima della sosta per le nazionali, le occasioni non mancheranno. Domenica a Torino arriva l'Hellas Verona, ma l'appuntamento segnalo col circoletto rosso è quello di tre giorni dopo contro il Barcellona: la gara della rivincita, per dimostrare ai blaugrana di essersi sbagliati sul suo conto e di potersi prendere un posto nella Juve.
 
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