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“Mi sono svegliato stamattina come quando nell'82 a 14 anni aspettavo la finale dei Mondiali in Spagna, ho il cuore che mi batte come allora.........“: Fausto Rota, bergamasco doc classe 1968, ha la bandiera appesa fuori dalla finestra della sua stanza con vista Città Alta dallo scorso 10 marzo, quando la sua Atalanta, che segue da quando era bambino con nonno e papà, caló il poker sul Mestalla. Stanotte le luci delle case bergamasche sono rimaste accese, come quelle dello stadio portoghese di cui porta il nome, perché nessuno è riuscito a dormire. Già dall’alba ci si scambiava i primi messaggi emozionati su WatsApp, nelle chat dei numerosi Club Amici Atalanta. Quello della Val Seriana, sede dei ritiri della squadra di mister Gasperini e patria natìa del suo primo tifoso, patron Antonio Percassi, è atterrato a Lisbona. 

Sono venuti in 11 con pullman, aereo e funicolare verso l’hotel che affaccia sul da Luz. La tensione è alle stelle, come quella sfera Champions che alcuni di loro si sono fatti tatuare sulla pelle, ma le sensazioni-anche se sottovoce- sono tutte positive: Iris, Monica e Mea esibiscono con orgoglio il loro striscione nerazzurro portato da Rovetta alla  Praça de D. Pedro IV, dove stasera un maxischermo trasmetterà la partita da dentro-fuori. “Abbiamo la certezza di fare la storia, perché già giocando una Final Eight la scriviamo”, spiega la nerazzurra Pamela Barcella, “ma abbiamo anche sensazioni positive, il Psg è decimato e si stancherà subito, noi invece siamo abituati a correre a mille all’ora”. 

“Attaccare, attaccare, dobbiamo aggredirli e togliergli il respiro”: gridano i nerazzurri. Felicissimi, nonostante lo scetticismo del tecnico cittadino onorario, che Mbappé sia “molto probabilmente out”, che manchino nello schieramento colossi come Di Maria e Verratti. “Se c’erano loro due, che seguo sempre alla Tv, erano guai, mi spaventa Sarabia che è un po’ un cavallo pazzo e il jolly di Tuchel, ma quello che temo di più è Neymar, scappa via a tutti”, confida in un bergamasco stettissimo Egidio Bettinelli, settantenne di Ardesio. 
Il segreto, secondo i fan orobici della Dea, sarà mettere tre uomini sul brasiliano: il connazionale Rafael Toloi, coadiuvato da Timothy Castagne e Marten de Roon. Blindato lui, la Dea potrà partire alla carica, forte dei 98 gol in campionato e del morale alto grazie al terzo piazzamento in Serie A: “Anche Gasperini l’ha detto, questo ci aiuterà ma c’è una cosa che io temo più che Neymar, e sono i rigori”, rivela Luigi Nessi di Bergamo città. Già, se Sportiello se la cava meglio di Gollini a parare i tiri dagli 11 metri, non si può dire lo stesso dei battitori della Dea, costantemente ipnotizzati dal dischetto: “E uscire così sarebbe proprio da polli....”, conclude Nessi.

La squadra si è allenata questa mattina al Pina Manique, sempre sotto stretta sorveglianza, e ora il tecnico Gasperini ha le idee chiare: sa se schierare Palomino o Caldara, Castagne o Hateboer, Pasalic o Malinovskyi, i tre in ballottaggio. Muriel no, per tutti partirà dalla panca e cambierà, come sempre, gli equilibri della gara. 

Intanto i tifosi posano le loro bandiere “Atalanta-Paris Saint Germain” sui monumenti di Lisbona e i manifesti della Champions, poi si ritireranno in hotel per riposare, almeno un po’, e realizzare quel che sta per accadere, ognuno per conto suo: “Ci ritroveremo solo alle 19 (le 20 italiane, ndr) quando, a un’ora dalla gara, mangeremo un panino in un locale che trasmette la partita a due passi dal da Luz, il Lisbon Burger House&Pizza”. Qualcuno all’inno Champions tenderà l’orecchio oltre la vetrina, ma i cancelli dell’impianto sono offlimits da questa mattina e, se non si ha un pass Uefa, e stadio lo si può rimirare solo da lontano. Pazienza, l’importante è sapere di essere lì, a meno di un km dai loro beniamini, che stasera potranno accedere-e ci credono tutti- a delle semifinali storiche battendo la più forte di Francia: “Se la Dea vince mi faccio biondo e mi traferisco a Lisbona!”, promette Federico Lunghi, e molti altri accettano la sfida.